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La ricostruzione delle frazioni e la storia da preservare

I vincoli per le demolizioni degli edifici delle frazioni aquilane sono decisamente ristretti rispetto al centro storico, essendo limitati a pochissimi palazzi di pregio. Eppure nei paesini del circondario sono tante le volte a botte, gli archi in pietra, i soffitti in mattoni che rischiano di andare perduti.

L’attuale piano regolatore, in realtà datato, prevede il diritto a demolire e ricostruire le case delle frazioni salvo rare eccezioni. E infatti sui tavoli dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dell’Aquila sono arrivate diverse pratiche che vanno in questo senso ora che i lavori sono partiti anche fuori città. La ‘Commissione Pareri’ del Comune, però, non sembra voler assecondare questa tendenza.

“Se vogliamo favorire la conservazione del tessuto storico – dichiara in un’intervista a IlCapoluogo Stefano Palumbo, capogruppo PD in Consiglio comunale – c’è bisogno di rivedere le norme che all’interno del piano regolatore disciplinano la ricostruzione delle frazioni; il rischio, da evitare, è quello di ricostruire luoghi senza anima. Lo studio di Marcello Vittorini sul recupero e riqualificazione dei centri storici del Comitatus Aquilanus costituisce un’ottima base di partenza”.

“È una decisione da assumere in tempi brevi per cui si potrebbe intervenire con una variante al piano vigente, riscrivendo regole sia edilizie che funzionali più aderenti alle esigenze attuali. Un’operazione che andrebbe però accompagnata dal riconoscimento da parte dell’USRA di una quota aggiuntiva rispetto a quanto già previsto per ogni aggregato, dal momento che gli interventi di restauro conservativo sarebbero più onerosi.”