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La sofferenza emotiva

Il dolore cambia profondamente le persone: nessuno sarà più lo stesso dopo un lutto, una separazione o un tradimento. Le ferite si possono rimarginare ma le cicatrici ricorderanno sempre quel che è stato e quel che non potrà più essere.

Tentare di sopraffare il dolore ignorandolo, serve solo a spostarlo altrove, poiché quando la sofferenza diviene intollerabile, la mente afferisce a difese sempre più rigide e disfunzionali: la negazione, la proiezione, l’identificazione proiettiva sono solo alcune delle tante “etichette” utili a noi clinici per classificare modalità di sopravvivenza al dolore psicologico quando questo supera la soglia soggettiva di sopportazione.

La sofferenza a cui non si dà voce prova a defluire all’esterno attraverso gli incubi notturni, l’insonnia, il vissuto depressivo, il panico. Chi teme di affrontare il dolore corre il rischio di diventarne prigioniero e di ritrovarsi ad interpretare la realtà attraverso chiavi di lettura soggettive permeate di sfiducia e pessimismo.

Negare il dolore non serve a cancellarlo: lo rende solo più forte perché gli si consente di scavare l’anima, di toglierci il fiato di giorno e di invadere i nostri sogni di notte. La sofferenza così si impossessa di una parte di noi, una parte che urla in attesa di essere ascoltata; è questo che accade quando lo stomaco rifiuta il cibo, quando la testa viene ingabbiata in un dolore resistente al farmaco o quando la pelle si ricopre di eruzioni cutanee che escludono un’origine organica.

Congelare la sofferenza emotiva ha l’effetto di una droga: ci fa sentire invulnerabili solo in apparenza e ci rende dipendenti da tutti quei fattori di distrazione che ci distolgono da noi stessi.

Durante un turbinio emotivo anche la quotidianità rischia di subire violenti scossoni. Tutto ciò che prima si faceva in maniera routinaria diventa improvvisamente faticoso, ciò che prima dava piacere e gratificazione diventa insapore.

Nessuno sceglie di stare male, né di incatenarsi ad una prigione fatta di insofferenza e frustrazione: le ragioni profonde alla base di un disagio psicologico sono sempre numerose, oltre che molto complesse. Quando il disagio psicologico conduce il soggetto ad una condizione di malessere insostenibile ciascuno si difende come meglio può.

Divenire consapevoli di questo potrebbe contribuire a guardare alla sofferenza psichica con il rispetto che gli è dovuto, piuttosto che giudicarla come se si trattasse della sola scelta possibile.

La capacità di crescere dopo aver affrontato una sofferenza emotiva è molto più frequente nelle donne e decresce in modo proporzionale con l’aumentare dell’età.

Le aree principalmente coinvolte nella crescita dopo una forte esperienza dolorosa sono tre:
• la percezione di sé;
• la filosofia di vita;
• le relazioni interpersonali

ed è chiaro quindi che ogni attività, ogni singolo pensiero viene compromesso totalmente.

A questo punto è bene chiedere aiuto poiché le emozioni negative ed il senso del dovere sono apertamente in conflitto tra loro ed è in questo momento che le pressioni esterne (incombenze quotidiane, consegne lavorative, gestione della casa e dei figli, etc) non consentono più una pacifica convivenza con la nostra psiche e il nostro malessere emotivo.

foto Roberta Bernardidi Roberta Bernardi per Psicologiamo.
35 anni, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, Roberta ha recentemente dato alla luce Azzurra ed Aurora. Attualmente impegnata in PhD presso l’Università degli Studi di L’Aquila, è specialista in psicopatologia infantile e adolescenziale con annesse problematiche familiari. BLOG: PSICOLOGIAMO