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L’Aquila, culla di Santi e di Beati

di Floro Panti

La Città ha l’onore di custodire le spoglie di quattro Santi che ne sono anche i compatroni; essi sono rispetto all’epoca in cui vissero, rispettivamente:

S. Massimo, martire levita vissuto nel III sec. i cui resti mortali, trasferiti nel 1413 da Civita di Bagno, sono custoditi in Cattedrale in Piazza Duomo sotto l’altare maggiore. La festività del Santo cade il 10 Giugno ed è il patrono ufficiale.

S. Equizio, vissuto nel VI Sec e la cui festività cade il 12 Agosto.

S. Pietro Celestino V canonizzato il 5 Maggio 1313 i cui resti mortali sono custoditi alla Basilica di Collemaggio. La festività del Santo cade il 19 Maggio.

S. Bernardino da Siena, Canonizzato il 24 maggio 1450 i cui resti mortali sono custoditi nella Basilica di S. Bernardino. La festività del Santo cade il 20 Maggio.

Come si evince all’epoca della costituzione della Città (1254) e nel medioevo, i primi due, S. Massimo e S. Equizio erano molto distanti nel tempo. Fu pertanto giustificabile la devozione tutta particolare che gli Aquilani dedicarono a S. Pietro Celestino V prima e S. Bernardino da Siena.

S.PIETRO CELESTINO V

Benché il processo di canonizzazione fosse iniziato fin dal 1306, molte furono le difficoltà legate alla sua proclamazione a santo. Re Filippo desiderava che Celestino fosse dichiarato Santo Papa e martire, questo fatto però avrebbe creato non pochi problemi. Se Celestino infatti fosse stato dichiarato Papa nel giorno della sua morte, Bonifacio VIII, che gli era succeduto dopo le dimissioni, sarebbe stato considerato un usurpatore, un antipapa. Addirittura se fosse stato riconosciuto martire, il carnefice non poteva che non essere appunto Bonifacio. Papa Clemente V però non soddisfece il desiderio di Re Filippo; la sua decisione fu che il nuovo santo fosse chiamato S. Pietro del Morrone Confessore e non come Celestino, nome che l’eremita del Morrone aveva deposto insieme alla tiara.

Il legame fra la Città dell’Aquila e S. Pietro del Morrone già molto stretto, prima della sua elezione al soglio Pontificio, avvenuta nella Basilica di Collemaggio, da lui fatta erigere, il 29 agosto 1294 e cementata con l’indizione della PERDONANZA, si consolidò dopo la sua proclamazione a Santo .

Già nel 1327, il 23 febbraio, soltanto alcuni giorni dopo la traslazione avventurosa delle sue spoglie da Ferentino, la Città lo riconosceva ufficialmente tra i protettori. Buccio da Ranallo, cantore epico aquilano ricorda così l’evento come un momento tanto importante nella storia della sua Città da indurlo a firmare la sua opera:

Lo corpo dello santo Petro, lo quale era giaciuto trentatrè anni altrove, como avete saputo, Fiorentini de campagna lo avevano tenuto. Allora revenne in L’Aquila et caro fo tenuto.

(…) Gran festa ne fo facta, sacciate veramente : Tucte le Arti annarovi, ciascuna con gran gente

(…) Multe genti jocaronci da pedi et da callio; Tucte le terre de intorno vennero senza fallio. Con compagnia ad jocarenci et fare festa et ballio, Como reconta e dice Buccio de Ranallio.

(…) Anni mille trecento vinti sette correa. Quando fo questa festa ; così Dio den ce dea! Aquila stava bene et multo onore aveva; Omne terra intorno lo dotava et temeva.”

Soltanto a partire dal 1351 la festa del Santo fu trasferita da febbraio a maggio, come stabilito dalla Bolla di santificazione e come viene riportato in una “Cronichetta anonima delle cose dell’Aquila” dov’è scritto:

“… fu traslatata la festa si Sancto Petro Celestino de febraro a di 19 de magio”.

Gli aquilani quindi posero subito in primissimo piano questo loro Santo Protettore, non solo per la sua vita di santità, ma perché lo sentivano uno di loro, loro concittadino benemerito per tutto quello che aveva fatto. Fra l’altro la sua presenza terrena era ancora viva nel ricordo di molti che avevano vissuto quel 1294 e anche gli atti, i miracoli compiuti, erano vicini e avvertibili da parte di molti di essi. A dimostrazione di quanto gli aquilani amassero il loro Santo Protettore e quanto questo sentimento si fosse radicato negli anni lo si deduce principalmente dalla venerazione che essi avevano, dalle numerose grazie che avevano ricevuto e da una deliberazione del Consiglio Generale del Comune del 17 maggio 1462 ( quasi un secolo e mezzo dopo la traslazione del suo corpo in Città). Il Cancelliere scriveva di Lui “… glorioso Messere protettore e difensore della Città” .

L’appellativo di Messere era all’epoca un titolo onorifico destinato ad uomini vicini e non certamente a Santi lontani nel tempo. Il 2 luglio 1668 papa Clemente IX riconobbe il valore universale del Santo del Morrone; questa volta però non fu l’eremita ad essere onorato , ma fu l’uomo nell’intera sua vita e pertanto fu santificato anche il Papa Celestino V.

Nel maggio 1450, più di un secolo dopo, un altro grande personaggio veniva canonizzato e annoverato anch’egli come compatrono della Città

S. BERNARDINO DA SIENA

La prima volta, documentata, che Frate Bernardino venne in Città era il 1438. Fu il suo confratello ed amico frate Giovanni da Capestrano (località vicina a L’Aquila, ma non appartenente al Contado) ad invitarlo e nessuna migliore occasione esisteva all’Aquila, che il mese di agosto, per l’enorme afflusso dei pellegrini, agenti di commercio e mercanti che vi confluivano da tutta Europa, per profittare della grande “fiera de Santo Petru”. Dall’alto del palco, eretto a ridosso della splendida facciata della Basilica di Collemaggio , Bernardino da Siena tenne pulpito per dodici giorni. In tribuna distinta, Re Renato e la Consorte e membri della Corte Napoletana ostentavano devozione più per ingraziarsi gli Aquilani che per profittare della tematica dell’oratore, che ripeteva, nel suo insuperato stile di maestro della parola e conoscitore dei segreti del cuore, i temi della giustizia, i benefici della concordia e della pace, la dolcezza dell’amore cristiano. E il 15 agosto, festa della titolare della basilica, Maria Santissima Assunta in Cielo, non potè sottrarsi al fascino ed al bisogno del cuore di illustrare ed esaltare le virtù della Vergine. Fu a mezzogiorno che, davanti ad un immenso uditorio , una stella fulgidissima si posò sul capo dell’Oratore. Giovanni di Amico, di Fossa, studente diciottenne di diritto a Perugia, presente all’evento prodigioso, attestava . «… immenso uditorio vide; ed anch’io vidi ….» ( Il nostro cronista sarà, più tardi il beato Bernardino da Fossa ). La notizia del prodigio aquilano, contribuì altresì a far crescere di rinomanza la celebrazione della Perdonanza. Di una seconda venuta all’Aquila del Santo senese non si hanno notizie certe e documentate

La terza venuta all’Aquila che coinciderà con poi con la sua morte , avviene il 20 maggio 1444.

Il 24 di maggio 1450, – domenica di Pentecoste – Bernardino da Siena venne proclamato Santo.

Pochi lustri dopo la morte del Santo senese L’Aquila lo accolse come “Protettore” della Città.

Altri Santi e Beati eminenti hanno però legato indissolubilmente la memoria alla storia della Città.

Nel quattrocento L’ Aquila oltre a vivere un periodo glorioso sotto il profilo politico-militare, e florido in campo commerciale, vive principalmente il secolo più movimentato e fecondo della sua sfera ecclesiastica- religiosa.

Il movimento Francescano trova degni figli oltre che in S. Bernardino da Siena anche in S. Giovanni da Capestrano e S. Giacomo della Marca nonché della Clarissa Beata Antonia da Firenze.

Gli Agostiniani con il Beato Antonio della Torre di Milano , il Beato Andrea di Montereale e la Beata Cristina da Lucoli.

I Celestini con il Beato Jean Bassand sepolto nella Basilica di Collemaggio.