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Centrodestra aquilano, prove tecniche di coalizione

Il centrodestra aquilano cerca di dare un’idea di ritrovata compattezza in ottica elezioni amministrative 2017. Per farlo, sceglie il terreno spinoso delle ricadute che potrebbe avere sui contribuenti aquilani la mancata approvazione, da parte del Comune, del Bilancio Consuntivo 2015 (per il quale la scadenza ultima è il 30 aprile, pena lo scioglimento dell’Assise) e di quello di Previsione 2016.
Allo stesso tavolo, come non accadeva da tempo, siedono Forza Italia (con Guido Liris e Roberto Tinari), Nuovo Centrodestra (Alessandro Piccinini), Unione di Centro (Raffaele Daniele), L’Aquila Città Aperta (Giorgio De Matteis) e Domani L’Aquila (Pierluigi Properzi).
Di fatto, pur con qualche variazione di tono, la voce che si alza è quasi unanime: “Se gli strumenti finanziari non vedranno completato con successo il loro iter – dicono i consiglieri – il rischio concreto è che, in autunno, i cittadini si troveranno a dover fronteggiare aumenti dell’imposta sui rifiuti, la TARI, compresi tra il 20 ed il 50 per cento”.
Questione che, in particolar modo, si connette alla necessità di trovare in fretta i 24 milioni di euro che sarebbero fondamentali per chiudere con qualche margine il Bilancio di Previsione.
La cifra, infatti, è quella che, assente nell’ultima Legge di Stabilità, finora il Governo Nazionale aveva invece erogato nei confronti dell’Ente Civico del Capoluogo d’Abruzzo per compensare maggiori spese e minori entrate dovute alla situazione post terremoto.
“Settimana scorsa – dice il forzista Guido Liris – c’erano state rassicurazioni da parte del capogruppo PD in Senato Luigi Zanda riguardo un intervento dell’Esecutivo che andasse a sanare questa situazione ma, finora, da Roma non è arrivata nessuna novità. Un indice chiaro di quella che, ad oggi, è la pervasività del PD locale in termini di contrattazione”.
Per ciò che, invece, riguarda il Bilancio Consuntivo, l’Amministrazione sta procedendo in questi giorni a riaccertare tutti i residui per provare a garantirsi uno spazio di manovra; secondo Giorgio De Matteis, però, l’operazione non potrebbe portare frutti dato che “l’Ente è ormai arrivato al default e non ci potrà essere altra strada se non quella del commissariamento”.
Intanto, la seduta del Consiglio Comunale che dovrebbe essere cruciale e decisiva in termini di  approvazione dei Bilanci è già stata calendarizzata per il 28 aprile ma, attaccano ancora i consiglieri di opposizione, “finora non si è ancora svolta nessuna Commissione propedeutica, ne ci sarà per noi il tempo di leggere i documenti in maniera adeguatamente approfondita, così da preparare emendamenti puntuali”.
E se dal punto di vista della quadratura dei conti il Comune chiede ai contribuenti aquilani sacrifici sempre più pesanti lo stesso non avviene, a parti invertite, sul tema della sicurezza.
“La città è fuori controllo – dichiara Alessandro Piccinini – e una delle tante testimonianze è il fatto che sempre più spesso si assiste al fenomeno dello sfregio ai danni di opere appena ricostruite”.
“Da anni – chiosa Guido Liris – aspettiamo l’installazione delle telecamere e l’attivazione di un tavolo sulla sicurezza, ma finora tutto è rimasto lettera morta; intanto, però, la microcriminalità dilaga sul nostro territorio causando comprensibile apprensione nella popolazione”.
Oltre a questi fattori, però, secondo Liris il controllo capillare del territorio sarebbe reso difficile anche dal fatto che a L’Aquila “gli organici delle forze dell’ordine sono ancora parametrati sulle esigenze che la città aveva negli anni ’80”.
Insomma, se il quadro dipinto dalle opposizioni è quello di un Capoluogo d’Abruzzo in preda al caos (amministrativo e non), altrettanto chiaro è come rigore economico e stretta sulla sicurezza potrebbero diventare, di qui alle elezioni 2017, i cavalli di battaglia di un’ipotetica (ma forse non troppo) larga coalizione di centrodestra che possa ambire a tornare ad essere guida politica della città.