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Trivelle, anche a L’Aquila vince l’astensionismo

Non si discosta molto dal risultato nazionale l’affluenza al voto che si è registrata a L’Aquila. Per il referendum riguardante la durata delle concessioni delle trivellazioni in mare, per il quale si è votato durante tutta la giornata di ieri, nel comune dell’Aquila sono andati alle urne 17.154 elettori su 55.933 aventi diritto, pari al 30,66%. A livello nazionale è andato a votare per dire no alle trivelle poco più del 32% degli aventi diritto.
A L’Aquila i Sì sono stati 15.114, pari all’89,17%, i No 1.817, pari al 10,73%.

I dati riguardanti l’affluenza sono sempre stati piuttosto bassi in città nella giornata di ieri: alle ore 12 si era recato alle urne il 7,28%, alle ore 19 il 21,18%.

Nei seggi 35 e 75, ubicati rispettivamente a Coppito e Gignano, si è registrato il record di affluenza, con circa 400 votanti.
Le sezioni nelle quali si è votato di meno sono invece ubicate nel progetto Case di Collebrincioni, nelle sezioni di Viale Aldo Moro e Valle Pretara.

Nelle prime ore di oggi è arrivato il commento al voto di Greenpeace: “Greenpeace prende atto del mancato quorum, osservando però che a determinare questo risultato hanno contribuito i tempi contratti della campagna referendaria, il rifiuto del governo di indire un Election Day e una strategia politico-mediatica che a lungo ha tenuto sotto silenzio il tema del referendum sulle trivelle. Greenpeace ritiene comunque che la partecipazione alla consultazione non debba essere ignorata. «Non siamo riusciti a raggiungere il quorum, ma non tutti hanno giocato pulito in questa partita. L’invito all’astensione venuto dal governo rimane una brutta pagina nella storia della nostra democrazia», commenta Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace. «Crediamo che Renzi e il suo governo dovrebbero invece ascoltare il segnale che viene dalle urne. Hanno votato, infatti, circa 15-16 milioni di italiani, quasi il doppio di quanti votarono nel 2013 per il PD e – come emerge dai primi dati – in maniera massiccia contro le trivelle. Parliamo dunque di una maggioranza nettissima rispetto al voto che ancor oggi legittima la premiership di Renzi”.

Greenpeace chiede al governo di prendere onestamente atto che un gran numero di italiani ha partecipato a questa consultazione per chiedere un futuro energetico diverso e una politica indipendente dalle lobby fossili. Un governo attento alla democrazia, all’indomani di un esito referendario come questo, aprirebbe un serio dibattito pubblico sul futuro energetico del Paese.

 

(e.f.)