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Il ciuccio, come e quando toglierlo

di Roberta Bernardi*

Sono molti i dubbi e le domande dei genitori su questo tema e oggi voglio darvi  qualche consiglio utile su come affrontare la situazione. Ovviamente non c’è una ricetta unica che funziona, dato che ogni bambino è diverso e che ogni relazione genitore-figlio ha le sue regole.

Mi preme comunque sottolineare che un uso prolungato del ciuccio, pediatri e dentisti in questo sono abbastanza d’accordo, compromette il corretto sviluppo della bocca e della dentizione e andrebbe in tutti i modi evitato.

Il ciuccio, d’altro canto, rappresenta per i bambini una consolazione e viene utilizzato in momenti particolari della giornata: prima di andare a nanna, quando la mamma esce per andare al lavoro, all’ingresso del nido o della scuola materna. Insomma, in tutte quelle circostanze in cui c’è bisogno di conforto e affetto. Il ciuccio rappresenta un valido aiuto psicologico perché, richiamando la forma del capezzolo materno, permette al piccolo di calmarsi quando mamma non c’è.

È noto che la suzione è un riflesso istintivo e naturale che ha ogni neonato ed già presente anche nel grembo materno. Succhiare soddisfa un bisogno primario, che è quello della nutrizione, ma è anche un antidoto alla paura e al senso di solitudine, comuni nel lattante e nei bimbi più grandi.

Il ciuccio ha una forte valenza transazionale su cui il bambino concentra il suo interesse in sostituzione della figura materna (vi ricordate il mio articolo sulla “coperta di Linus” riguardo appunto l’oggetto transazionale e la sua valenza?) . Serve a conciliare il sonno; aiuta a scaricare la tensione, proprio come può esserlo per un adulto fumare una sigaretta o mangiucchiare qualcosa; fa sentire sicuro e protetto il piccolo; da piacere poiché l’atto del succhiare rappresenta un metodo di esplorazione del mondo circostante che è essenziale per un completo sviluppo psicologico.

Solitamente il ciuccio viene spontaneamente abbandonato verso i due-tre anni di vita (o comunque entro i quattro anni), a mano a mano cioè che il piccolo acquista fiducia in se stesso e diventa più sicuro. Non deve essere comunque un’interruzione improvvisa, come fanno alcuni genitori facendo scomparire il succhiotto nella speranza che il bambino se ne dimentichi. In questi casi si ottiene spesso il risultato opposto poiché il bimbo inizia a cercarlo disperatamente, ossessionato dall’idea di avere perso un oggetto così prezioso.

Il distacco deve essere lento e progressivo e occorre essere pazienti e comprensivi: all’inizio si può mostrare al piccolo dove si intende conservare il ciuccio (ad esempio in un cassetto o i una scatolina), e darlo al bambino soltanto dietro una sua precisa richiesta (per esempio prima di addormentarsi). Si può eseguire un piccolo rituale per assicurarsi un distacco dolce e definitivo come ad esempio regalarlo ad una persona importante per il piccolo oppure legarlo ad un palloncino gonfiato e lasciarlo volare, come fosse qualcosa di “sacro” . Importante è che il bimbo partecipi all’evento e si senta coinvolto nel rito in modo che, se in futuro avrà nostalgia del ciuccio, deve sapere che è stato lui ad aver scelto di abbandonarlo per sempre.

COSE DA NON FARE:

  1. Non far sparire improvvisamente il ciuccio senza dare al bambino nessuna spiegazione, soprattutto se questi è già grandicello e in grado di fare domande e pretendere spiegazioni.
  2. Non prendere in giro il bambino e non fare continui confronti con i suoi amichetti, fratelli o cugini. A nessuno piace essere continuamente messo in discussione in relazione a quello che fanno gli altri.
  3. Come per il pannolino, evitiamo di togliere il ciuccio in momenti particolari della vita familiare (la nascita di un fratellino/sorellina, un trasloco, l’inserimento al nido o alla materna, il ritorno al lavoro della mamma, un lutto, un momento di particolare stress….)
  4. Non tornare sui propri passi. Una volta tolto, non reintrodurre l’uso del ciuccio perché comodo in certe situazioni. Quando si decide di farlo, è per sempre.


Roberta Bernardi foto*34 anni, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, Roberta ha recentemente dato alla luce Azzurra ed Aurora. Attualmente impegnata in PhD presso l’Università degli Studi di L’Aquila, è specialista in psicopatologia infantile e adolescenziale con annesse problematiche familiari.BLOG: PSICOLOGIAMO