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L’amarezza di Guido Bertolaso. Il silenzio assordante degli aquilani

di Roberta Galeotti

Erano le 5 del mattino del 6 aprile quando Guido Bertolaso è arrivato a L’Aquila nella Caserma della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza, destinata a diventare centro nevralgico dell’immediata gestione post sisma.
Da lì ha gestito tutta la fase dell’emergenza ed ha coordinato il G8.
È stato il Faraone del Cratere e, fintanto che è servito, è stato il più potente uomo della storia di Governo italiano che a suon di OPCM ha operato in deroga a qualunque norma con l’unico scopo di individuare soluzioni.
Guido Bertolaso oggi è candidato sindaco della capitale e, contestualmente, imputato nel processo Grandi Rischi Bis per aver inviato il 30 marzo 2009 i più grandi luminari italiani nel campo della sismologia a tranquillizzare la popolazione aquilana.
‘Dobbiamo tornare al contesto di quel famigerato marzo – ci spiega Guido Bertolaso, con la sua inconfondibile voce dal tono fermo e posato – per capire e leggere correttamente la telefonata intercorsa con l’assessore regionale alla protezione civile Daniela Stati. Una telefonata intercettata che è stata più volte strumentalizzata.
Il lunedì c’era stata a L’Aquila l’ennesima forte scossa, magnitudo 4.3, eravamo davanti ad uno sciame sismico che durava ormai da oltre quattro mesi e la Regione Abruzzo aveva emanato uno scellerato comunicato stampa, a seguito di quella ultima forte scossa, che aveva accresciuto lo stato di incertezza della popolazione dell’intera provincia’ continua Bertolaso.

‘Ho ritenuto di inviare a L’Aquila i più grandi luminari in materia di terremoti affinché si facesse chiarezza tra le tante previsioni e le tante sciocchezze che venivano diffuse. L’intento era quello di chiarire che non si potesse fare una previsione, ma che ci fosse uno stato di allerta generale.
La sismologia è una scienza molto inesatta’ sentenzia Bertolaso che condivide con me la conclusione che la scienza sia la vera sconfitta all’indomani del terremoto aquilano.

Come capo della Protezione Civile Nazionale, dunque, Guido Bertolaso è l’unico imputato nel processo Grandi Rischi Bis che chiede giustizia, o cerca il capro espiatorio, per le 309 vittime del terremoto del 6 aprile.
‘Vedo una famiglia colpita nel cuore dalla tragedia del terremoto che cerca un motivo per reagire’ dice Bertolaso in riferimento alla manifestazione del 30 marzo scorso. ‘Non mi rimprovero nulla di quello che ho fatto. So che per la prima volta, dopo due richieste di archiviazione, la procura generale ha avocato a sé il procedimento e chiesto il mio rinvio a giudizio’.

Commentando l’intervento della senatrice Pezzopane che nel giorno della Commemorazione ha parlato di ‘deportazione degli aquilani nel Progetto Case‘, Bertolaso ha espresso ‘l’amarezza per l’attacco.
Non mi stupisce la cassa di risonanza dell’attacco, mi stupisce il silenzio… il silenzio di tutti gli aquilani.
Quando sono arrivato a L’Aquila – racconta – la mattina del 6 aprile, non conoscevo il colore politico del sindaco del capoluogo, così come non conoscevo l’orientamento politico di tutti gli altri sindaci con cui ho lavorato ininterrottamente per giorni interi.
Gli aquilani hanno la memoria molto corta.
La signora Pezzopane mi ha onorato del Guerriero di Capestrano, come presidente della Provincia di L’Aquila.
Erano continue le dichiarazioni di affetto e amore nei miei riguardi – aggiunge – quando abbiamo consegnato le prime abitazioni nei progetti CASE il 31 gennaio 2010.
Lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha insignito la Protezione Civile della medaglia d’oro al valore civile per l’incredibile lavoro svolto a L’Aquila. Ma la gratitudine è il sentimento del giorno dopo!’

La città di L’Aquila vive oggi una tragedia economica nella tragedia umana complessiva dovuta alla disgregazione sociale della popolazione sparpagliata tra le 19 piastre dei Progetti Case.
Berlusconi avrebbe voluto posizionare i moduli abitativi temporanei del Progetto Case in una unica zona, riproducendo l’esperienza di Milanello, mentre invece fu scelto dagli aquilani di realizzare le 19 piastre in un territorio di oltre 40 chilometri di estensione con un grande buco nero in mezzo e solo due strade di collegamento.
Le chiacchiere e le calunnie stanno a zero – sentenzia – Abbiamo ricevuto una delibera del Consiglio Comunale che ha definito la soluzione prescelta e ci ha segnalato le 19 location individuate. Cialente e gli altri amministratori hanno scelto questa soluzione.’

‘Ma la comunicazione in Italia va così! Grande clamore e poi non si ristabilisce la verità – ha aggiunto – Come per l’assoluzione di ieri di Dolce “per non aver commesso il fatto”.
Così per i balconi crollati al Case di Preturo che ne sono un’altra prova. I balconi sono, infatti, stati studiati dai periti del Tribunale e nel verbale della perizia a pagina 50 e 51 si legge chiaramente che il crollo dipende dalla carenza di manutenzione.
Ma poi sono raccontati come i “balconi di Bertolaso” – conclude – Abbiamo consegnato al Comune la gestione delle 19 piastre il 31 gennaio 2010. Anche qui le chiacchiere stanno a zero’.

Nessun politico abruzzese è sceso in campo a sostegno di Guido Bertolaso. Nemmeno uno tra quelli che ossequiavano e si genuflettevano davanti al grande Faraone in maglia blu, dai modi dispositivi e asciutti, che correva sui grandi pick-up da destra a sinistra del cratere a qualunque ora del giorno e della notte, abbracciato e baciato da anziani e bambini.

‘I politici aquilani ed abruzzesi mancano di una classe dirigente, che non si inventa e non si importa – ha commentato Bertolaso al termine della lunga conversazione – Sia a destra che in tutta la politica complessivamente. La soluzione sarebbe investire sui giovani, facendoli crescere e permettendo loro di fare esperienza nell’attesa che compaia all’orizzonte un nuovo personaggio disposto a metterci la faccia’.