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L’Aquila compie 750 anni

di Floro Panti

Quest’anno ricorre il 750′ anniversario della nascita della nostra Città a ben vedere però si tratta della ricostruzione della stessa dopo la distruzione effettuata da Manfredi. Questa in sintesi la storia. Credo sia il modo più bello per poter (ri)-avvicinare giovani e meno giovani alle loro radici. La memoria del passato può, infatti, rappresentare la capacità di creare il presente e poter immaginare il futuro.

L’Aquila, la nuova Città di Federico

E’ noto che l’Imperatore Federico II volle ampliare e nobilitare nel sec. XIII la terra di l’Aquila dandole il titolo di città.

Situata al confine fra quattro illustri Colonie Romane; Foruli, Duronia, Forcona ed Amiternum, questa terra aveva in effetti origini remotissime.

Un locale che si chiamava Aquila ebbe origine secondo il Dogliosi, dal valoroso Amiternino Cajo Ponzio nel 322 a.c. Il nome Aquila secondo lo studioso, dovrebbe derivare dalle insegne dei romani che appunto Ponzio loro vincitore avesse tolto dalle mani. Che Aquila già esistesse prima del diploma di Federico II, risulta anche dagli annuali di un’Autorità del Baronio, quando dice che nel 696 d.c. esisteva in Aquila un monastero detto di S. Basilio (esistente tuttora e sede delle suore Celestine) sotto la regola dell’Abate S. Equizio. La sua esistenza se ne deduce anche dallo stesso Diploma di Federico, in esso si legge come riferito dal Massonio:

In loco, qui dicitur Aquila, inter Forcunem, et Amiternum…. –unius Corporis Civitas construatur, quam ipsius loci vocabolo, et a victricium Signorum nostrorum auspiciis Aquilae nomine decrevimus titulandam”.

Vengono qui pertanto distinte due Aquile: Aquila luogo, ossia tutta la zona da Forcona ad Amiterno, con terre castella e colli riuniti sotto lo stesso nome di Aquila e Aquila Città risultante dall’unione di dette terre, castella, e colli, formanti un unico corpo.

Fatta costruire e dichiarata Città nel 1254 da Federico II Imperatore, questo luogo ubi dicitur Aquila, in meno di dieci anni vide edificati alcuni templi e palazzi in muratura. Nel 1259, asceso al trono Manfredi, figlio naturale di Federico, di fazione diversa dagli abitanti dell’Aquila, questi, la fece radere al suolo distruggendo così quel poco che era stato costruito nell’appena nata città. Sconfitto Manfredi a Benevento e succedutogli Carlo I D’Angiò, nel 1265-66, grazie anche alle premure di Giacomo Sinizzo, segretario del Papa, gli Aquilani ottennero il privilegio di poter continuare l’opera di costruzione intrapresa, riportando anche a livello urbanistico la confederazione di tutti i castelli, 99 secondo la tradizione (molto meno quelli effettivi), che avevano concorso alla sua fondazione; a ciascuno venne assegnato intra moenia uno spazio denominato locale entro il quale trasferirsi ed edificare una chiesa, una piazza e una fontana. Nel 1276 iniziarono i lavori per poterla cingere di mura, che furono condotti a termine nel 1316 quando era Capitano di Città Lucchesino da Firenze. Le mura avevano un circuito di quattro miglia, ottantasei torrioni, dodici porte, mentre all’interno di dette mura si trovavano 282 strade. Nel citato diploma di Federico erano stati prescritti anche i confini del Contado Aquilano. Rifacendosi alle ricerche effettuate da Carlo Franchi (1698-1769) su detto Diploma e sulla Bolla di traslazione del Vescovado da Forcona in L’Aquila, di Alessandro IV, lo stesso rileva che il contado si estendeva Ab Urno Putrido (S. Benedetto in Perillis) usque per Totum Amiternum.

I Castelli del Contado

La leggenda parla di 99 castelli i cui abitanti edificarono L’Aquila. Questo numero, se per castello si intende una intera antica baronia, è certamente inferiore: ma se si considerano i vari villaggi costituenti le singole baronie e unità, raccolti sotto un solo nome, forse la leggenda si avvicinava alla realtà, se non addirittura coincideva con essa. Dal più antico elenco dei castelli del contado che appare agli atti di una tassa raccolta per conto di re Carlo nel 1269, sono elencati 58 nomi, in un diploma che sempre re Carlo fece nel 1294, il 28 settembre( un mese dopo l’incoronazione di Papa Celestino V), ne sono riportati 71. Il catasto formato ai tempi di Re Ladislao, non oltre il 1414, riporta uno per uno i nomi dei castelli, raggruppati quartiere per quartiere e ne cita 81; successivamente 82 dato l’acquisto del castello di Acciano. Lo storico Aquilano Bernardino Cirillo ne indica 86 ma elencandoli giunge a citarne 94. Nel secolo XVII ne erano rappresentati 92 dagli stemmi dipinti nel Palazzo di Città.