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Sanitopoli, ricorso in Cassazione per Ottaviano Del Turco

Ricorso in Cassazione per la difesa di Ottaviano Del Turco, condannato a 4 anni e due mesi di reclusione per associazione per delinquere e induzione indebita, ovvero la vecchia concussione cosi’ come rimodulata dalla legge Severino. La sentenza è stata emessa quasi 5 mesi fa dalla Corte d’Appello dell’Aquila nell’ambito del processo su presunte tangenti nel mondo della sanita’ abruzzese.

“Tutte queste emergenze probatorie danno conto, in definitiva, della denunciata incomponibilita’ logica non solo con riguardo a singoli episodi delittuosi narrati dell’Angelini, ma con l’intera sua propalazione, cosi’ radicalmente e ripetutamente sconfessata nei suoi assunti strutturali. La Corte di Appello, nonostante abbia riconosciuto siffatta incompatibilita’, ha tuttavia affermato che dalla irragionevole narrazione di Angelini non scaturissero conseguenze in punto di attendibilita’. Ma tale operazione ricostruttiva e’ palesemente viziata in quanto la motivazione utilizzata risulta priva di qualsiasi riferimento rispetto al tema da provare e comunque manifestamente illogica”.

Questo e’ uno dei passaggi chiave del ricorso presentato dall’avvocato Giandomenico Caiazza. In primo grado Del Turco era stato condannato a 9 anni e sei mesi. La Corte aquilana, in particolare, ha condannato l’ex governatore per 6 capi di imputazione rispetto ai 18 riconosciuti con la sentenza di primo grado. Nello specifico, Del Turco e’ stato assolto da 12 capi di imputazione riferiti ai reati scopo dell’associazione contestata per insussistenza dei fatti, nonche’ da tutti quelli relativi ai reati strumentali (abuso in atti di ufficio e falso ideologico). Il grande accusatore, Vincenzo Maria Angelini, ex titolare della clinica Villa Pini di Chieti, in appello e’ stato invece assolto dall’accusa di corruzione (in primo grado era stato condannato a 3 anni e sei mesi).

Nel ricorso in Cassazione l’avvocato Caiazza parla sostanzialmente di carenze, contraddittorieta’ e illogicita’ della motivazione e di violazione della legge soprattutto rispetto alle norme che riguardano la verifica dell’attendibilita’ delle dichiarazioni rese da Angelini. “La Corte di Appello, pur di mantenere inalterata la valutazione di credibilita’ oggettiva di Angelini – si legge nel ricorso – ha giustificato le assoluzioni facendo leva sulla asserita carenza, per i singoli capi di imputazione, di riscontri con carattere individualizzante. La ricostruzione della Corte appare viziata oltre che per violazione dell’art. 192 del codice di procedura penale anche per manifesta contraddittorieta’ e illogicita’ della motivazione”.
“Infatti – sostiene Caiazza – il complesso di radicali smentite alla narrazione accusatoria, rinvenibile nei motivi di assoluzione per i capi 22, 24 e 38, nonche’ la dimostrata incompatibilita’ storica con il racconto di Angelini di ben dieci presunti incontri con Del Turco costituiscono, in realta’, prove dirette a discarico dell’imputato”.

Per quanto riguarda invece la presunta tangente da 200 mila euro che Angelini avrebbe consegnato il 2 novembre 2007 a Del Turco nella casa di Collelongo uscendo con una busta di mele, il difensore dell’ex governatore scrive che: “Contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte distrettuale, deve obiettarsi che le dichiarazioni di Dario Sciarrelli, unitamente a quelle di Catia Pace, cosi’ come le fotografie asseritamente risalenti al 2 novembre 2007 non costituiscono affatto riscontro estrinseco alla narrazione di Angelini, ne’ tantomeno prove ‘oculari’ della dazione di cui al capo 39 di imputazione” . L’avvocato Caiazza sostiene che “esse sono meramente il risultato della partecipazione di quei soggetti ad una operazione dichiaratamente votata alla precostituzione di una prova, organizzata da Angelini, all’esito della quale, peraltro, nessuna diretta ‘osservazione’ della dazione e’ stata mai compiuta da parte dei due ‘testi’ e cio’ per volonta’ di Angelini”.

L’avvocato di Del Turco evidenzia, infine, che “nell’intero corpo della motivazione non vi e’ un solo passaggio che abbia esplicitato illegittimita’ di sorta nella amministrazione della Giunta Del Turco, sicche’ la asserita gestione illegale della materia sanitaria abruzzese resta completamente priva di sostegno motivazionale, ed anzi e’ irrimediabilmente smentita dalla stessa posizione assunta dalla Corte di Appello, che ha assolto tutti gli imputati appartenenti alla Giunta Del Turco, e lo stesso ricorrente, da tutti i reati (di falso ideologico ed abuso in atti di ufficio) che sia nel capo di imputazione che nella sentenza di primo grado erano stati formalmente qualificati come reati strumentali al perseguimento degli scopi della associazione per delinquere”.

Hanno fatto ricorso in Cassazione anche l’ex consigliere regionale del Pd Camillo Cesarone e l’ex segretario generale della presidenza della Giunta regionale Lamberto Quarta, condannati in secondo grado rispettivamente a 4 e 3 anni; l’ex assessore regionale alla sanita’ Bernardo Mazzocca (2 anni e 1 mese) e il suo ex segretario Angelo Bucciarelli (2 anni); l’ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga ( 3 anni, pena condonata in quanto il reato e’ stato commesso prima del 2 maggio 2006); l’ex assessore regionale Antonio Boschetti (1 anno e 8 mesi).