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Edifici fragili già prima del sisma: finisce in Tribunale il dossier Abruzzo Engineering

di Angelo Liberatore

Potrebbe riapprodare nei locali del Tribunale di L’Aquila il “Dossier Abruzzo Engineering”: si tratta del documento “fantasma” che, tre anni prima del sisma 2009, denunciava con chiarezza le fragilità strutturali di 179 edifici dislocati sia nel capoluogo d’Abruzzo che nella sua Provincia.

“Dopo questi giorni dedicati al ricordo – afferma l’avvocato Simona Giannangeli, legale dei familiari delle vittime della Casa dello Studente – porterò a Palazzo di Giustizia tutto il materiale che sono riuscita a recuperare, sperando però che non resti lì a prendere polvere”.

In particolare, nelle pagine dell’incartamento non trovavano spazio solo i dettagli delle criticità costruttive riscontrate in molti edifici pubblici o di di interesse strategico, come ad esempio la Prefettura, l’Ospedale San Salvatore, le Facoltà universitarie di Ingegneria e Biologia, la Casa dello Studente, ma anche la cifra necessaria per eliminare da ognuna i rischi strutturali connessi.

“Alla luce dello studio – dichiara Giannangeli come esempio – per mettere in completa sicurezza la Casa dello Studente sarebbero stati necessari 1 milione 479 mila euro”.

Soldi che, però, non sono mai stati né stanziati né tantomeno destinati allo scopo, con le tragiche conseguenze che la scossa tellurica di sette anni fa ha portato con sé.

Ma perché si parla di “documento fantasma”?

“Perché – afferma Giannageli – non è mai stato preso in debita considerazione da tutti gli Enti amministrativi che, a partire dal 2006, lo hanno ricevuto dalla Regione; questo stesso organismo, oltretutto, dopo il 6 aprile 2009 lo ha cancellato dal suo sito internet e, in questi anni, si è riusciti a riportarne alla luce solo una parte”

Il Dossier, facendo uno storico a ritroso, fu commissionato nel 2002 ad ogni Regione italiana: lo prescriveva una Ordinanza del Governo Berlusconi emanata dopo il terremoto del Molise.

Nella nostra Regione l’iter si avviò nel 2003, e l’incarico di redigere il documento fu affidato alla società Collabora Engineering (poi diventata Abruzzo Engineering) la quale, nel 2006, dopo aver impegnato 60 tecnici di Protezione Civile nei sopralluoghi e sostenuto spese complessive per 5 milioni di euro, lo riconsegnò all’Assise di Palazzo Emiciclo.

“Da alcuni – conclude Giannangeli – mi sono sentita dire che lo studio non aveva valore di scientificità in quanto era stato portato avanti solo incrociando dei dati al computer e non, invece, effettuando visite e rilevazioni in loco. Questo, però, non sarebbe un alibi ma, anzi, configurerebbe una seconda grave fattispecie: lo spreco di denaro pubblico”.