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Bertolaso, raccolte 3000 firme. Vittorini: è una battaglia comune

3000 firme raccolte in meno di una settimana. E’ il risultato della mobilitazione partita con la manifestazione del 30 marzo scorso “Tutti convocati”, nella quale centinaia di cittadini hanno firmato un documento affinché Guido Bertolaso rinunci alla prescrizione nel processo conosciuto come “Grandi Rischi Bis”.

Fra i promotori di questa raccolta, come della manifestazione, l’avvocato Maurizio Cora e il chirurgo Vincenzo Vittorini che, durante la fiaccolata del settimo anniversario del sisma, fa il punto della situazione al microfono di Giovanni Baiocchetti, per Il Capoluogo.

“Domani mattina le invieremo tramite corriere. La cosa importante è che si capisca che non è una battaglia solo dell’Aquila, ma di tutti. Oggi abbiamo incontrato i familiari delle vittime di altre stragi italiane, da Viareggio a Brescia: siamo tutti uniti in un coordinamento nazionale nel segno della ricerca della verità e della giustizia sulle numerosi stragi di Stato italiane.  Anche loro sono con noi in questa battaglia: è uno stare insieme e chiedere tutti insieme a Bertolaso di mettere in pratica quello che sta dicendo da mesi, che rinuncerà alla prescrizione, formalizzandolo.”

“Questa è la fase nuova che si è aperta quest’anno e che ci vede tutti uniti nella ricerca di ogni verità nelle stragi di cui è tappezzato il territorio italiano.” prosegue Vittorini.
“La manifestazione del 30 è nata d’impeto, dopo quello che è accaduto in Tribunale il 4 marzo, con la fissazione della prossima udienza a fine giugno e il pericolo, reale, della prescrizione. E’ nata d’impeto ma è servita per spiegare perché noi, che siamo dentro al processo, probabilmente conosciamo ogni carta e ogni parola. Altrettanto probabilmente, la città conosce la questione ma solo a grandi linee. E’ stata dunque l’occasione per fare una cronistoria, basata su dati reali che sono incontrovertibili e che non possono essere girati in nessuna maniera se non in quella che porterà alla verità.”

“E’ stata presa piena consapevolezza da parte della città, perché non riguarda solo 309 persone che non ci sono più e le loro famiglie, ma una comunità intera. La nostra strage è identica a tante altre in Italia: dal disastro ferroviario di Viareggio alla sciagura del Moby Prince di Livorno, dal terremoto di San Giuliano di Puglia al disastro aereo di Linate e a quello di Castelvecchio di Reno, passando dagli incidenti sul lavoro avvenuti a Piombino e alla Thyssen. Se confrontiamo le nostre esperienze con quelle di chi ha vissuto sulla propria pelle queste stragi vediamo che le esperienze sono identiche. Quello che è identico è la morte e tutto il preambolo che ha portato alle morti. E purtroppo è uguale anche la battaglia per la verità e la controbattaglia per evitare che la verità venga a galla, messa in atto dallo Stato Italiano.”

Vittorini non sarà all’Aquila il 6 aprile ma a Perugia, al festival del giornalismo, dove racconterà della battaglia aquilana per la verità e la giustizia dalla sedia vuota dell’opera “Anything to say?” dell’artista Dormino.
Ed è proprio alla stampa che Vittorini rivolge un’aspra critica.
“La stampa locale ha diffuso ampiamente quella che è la vicenda aquilana. Questo non si può dire della stampa nazionale che, purtroppo, è come se avesse preso un ordine. Non tutta, è vero: ma è come se la maggior parte avesse risposto a un ordine per diffondere la mala informazione. Per far sì che passasse l’idea che il processo alla Grandi Rischi è stato un processo alla scienza o a chi non ha predetto il sisma. Il fatto che la stampa nazionale abbia sposato questa linea governativa nazionale non le fa certo onore.”

(e.f.)

(g.b.)

 

 

Il 6 Aprile 2016, a sette anni dalla Strage dell’Aquila, porteremo al di fuori dell’Abruzzo, grazie all’invito di Davide Dormino, la battaglia per la ricerca della Verità sull’ennesima Strage di Stato che il Sistema di potere italiano sta tentando di oscurare. Per spiegare, per comprendere, per non permettere di insabbiare, contro l’oblio delle coscienze”. Ne dà notizia lo stesso Vincenzo Vittornini invitato dall’artista Davide Dormino, a Perugia, in Piazza IV novembre, durante il Festival internazionale del giornalismo. In questa occasione Vincenzo Vittorini salirà sulla sedia vuota dell’opera “Anything to say?” dell’artista Dormino. E’ una scultura itinerante, che sta facendo riflettere il mondo, e che ritrae a grandezza naturale le figure di Julian Assange, Edward Snowden e Chelsea Manning in piedi su tre sedie, uomini che per scelta, e nel segno della libertà, hanno sfidato il potere.
Di fianco un’altra sedia, vuota, sembra chiederti ‘”Anything to say?”: hai niente da dire?
E così Davide Dormino ha invitato Vincenzo Vittorini a salire su quella sedia, proprio il 6 aprile, giorno della ricorrenza del sisma, “per chiedere verità e giustizia a nome dei 309 aquilani per i quali nessuna sentenza di tribunale ha ancora riscritto la verità storica: quella di un gruppo di scienziati che non ottemperarono al proprio dovere, e di uno Stato che non protesse i suoi cittadini”.

(e.f.)

(g.b.)