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Cesare, terremotato a quattro zampe

Il racconto di Cesare, un cane di razza maltese che oggi ha dieci anni. Così ha vissuto il terremoto insieme ai suoi compagni di giochi Simba e Stellina, alla gatta Regina, ai suoi genitori e fratelli umani, alle tartarughe Mimì e Cocò.

“Mi chiamo Cesare, sono un cane di razza maltese di quasi dieci anni e sono tanto fortunato. Vivo nell’ormai nota in tutto il mondo Coppito, frazione dell’Aquila. Sono arrivato dieci anni fa per far compagnia a Simba, vecchietto cane meticcio rimasto solo dopo la morte della sua compagna Dilù ed in piena crisi depressiva. Con me tutto tornò a posto tra giochi, passeggiate e tanto amore. Io e Simba condividevamo anche la stessa stanza durante la notte, le nostre brandine una di fianco all’altra. Nel dicembre 2008, ogni tanto, le nostre brandine si muovevano ed anche si spostavano, chissà perché, e il movimento ci faceva addirittura spaventare. Dal 14 dicembre 2008, molto spesso, uno strano rumore sotto i nostri sederini faceva muovere il pavimento e tutte le cose della stanza e della casa. Ogni tanto sentivamo i nostri genitori umani  dire un po’ preoccupati “Hai sentito, ha fatto un’altra scossa” ma tutto proseguiva con il quotidiano: la mamma umana ed il papà umano la mattina al lavoro, nel pomeriggio passeggiate e giochi in compagnia anche di Stellina, la nostra nuova cagnolina sorellina adottata a fine dicembre perché maltrattata dai vecchi proprietari. Lei, facendo la furbetta e gli occhietti tristi, riuscì a convincere la mamma umana a dormire con lei nel lettone. Nel primo pomeriggio del 30 marzo 2009 una scossa più forte ci fece davvero spaventare: io e Simba iniziammo ad abbaiare impauriti, mamma umana arrivò e ci tranquillizzò. Quella sera, però, decise di preparare uno zainetto con tutte le nostre cose: guinzagli, pettorine, un sacchetto della nostra pappa. E posò lo zainetto vicino la porta di casa. La domenica successiva, 5 aprile 2009, c’era un bel sole e come sempre si fa le domeniche, ci preparammo tutti per andare a spasso in montagna. Che bellissima domenica, tutti pensavamo a stare bene senza immaginare cosa sarebbe accaduto qualche ora dopo! Tornati a casa la nostra mamma umana preparò la pappa ed io e Simba, stanchi ma felici, ci mettemmo a dormire nelle nostre brandine, mentre quella furbetta di Stellina quatta quatta, saltò sul letto di mamy umana. Il nostro sonnellino fu scosso da una antipatica solita scossa alle ore 23. Eravamo stanchissimi, quindi, ormai abituati a questo continuo ballo del pavimento, continuammo a dormire. Mi ricordo però che la nostra mamy si affacciò alla porta dicendoci: “Buonanotte piccoli, è tutto a posto”. Mannaggia, all’una del 6 aprile di nuovo la brandina si mosse e ci fece svegliare. Io e Simba ci alzammo dalle brandine, come si alzò la nostra mamy umana e Valeria la nostra sorellina a due zampe. Il nostro papà umano, al contrario, dormiva, come dormiva quella furba di Stellina. La nostra mamy umana mise delle scarpe e delle giacche vicino al nostro zainetto, io pensai “forse si torna a passeggiare in montagna” ma no, l’aria non era di quelle belle della domenica quando si va a spasso. La mia mamy era un pochino preoccupata, ma neanche tanto perché le tutti dicevano che le scosse di terremoto che si susseguivano da dicembre fino a quella notte erano scosse di assestamento del terreno e che non c’era nessun timore, nessuna paura. L’altra mia sorella umana Silvia invece di paura ne aveva tanta, anzi tantissima, tanto che quella notte fino alle 3 e 20 era rimasta fuori in macchina con la mia nonna umana, mia zia umana Roby e mia cugina umana Chiara. Però alle 3 e 20 tornò a casa giusto giusto il tempo di……………….ballare tutti insieme! Oddio ma che succede si muove tutto, aiuto che succede!! Mamy vienici a prendere, abbiamo tanta paura. Oddio che succede che sono queste urla, questi strilli, quanto rumore. Che succede?? Sentivamo tutto cadere, Silvietta urlare, la mamma umana che diceva alle mie sorelle umane: “non state sulle scale, presto, mettetevi le scarpe copritevi che fa freddo”. Aiuto bau bau bau, che succede in casa, fuori? Che cos’è questa puzza di gas? Aiuto è andata via la luce, non vedo più niente. Sento la mia sorellina umana Silvia urlare mentre esce fuori in giardino, in strada. Sento la mamma ed il papà dirle di stare calma, di coprirsi perché fa freddo. Finalmente torna la luce e vedo la mia sorellina umana Valeria che sta mettendo nel trasportino Regina la gatta di casa che, chissà perché, è diventata di pezza non tira fuori le unghie come invece di solito fa quando la si infila nel trasportino, vedo la mia sorellina umana Silvia che ha tra le braccia quella furba di Stellina che ora mi fa pure tenerezza perché trema così tanto che non riesce a fermarsi, trema di paura e non di freddo. Fuori tante urla, tanto traffico che all’improvviso riempie tutto il quartiere. Saliamo tutti in macchina, la vecchia auto di mia mamma umana perché quella del mio papà umano in quei giorni era al riparo in un officina. La vecchia auto che quella notte ha tenuto stretti tutti noi facendoci da casa, quella notte e per tante a seguire. Ci dirigiamo verso casa dei miei nonni umani preoccupati per tutti loro, ci ritroviamo insieme in un grande spazio mentre la terra o il mostro dentro la terra continua a far muovere tutto quello che c’è intorno. Incontriamo Raffaella e i suoi brillano come gli oggettini del suo negozio. Lunghissima quella notte, il giorno non arrivava mai. La nostra mamy ogni tanto ci faceva scendere dalla macchina per fare i nostri bisogni, ma noi avevamo tanta di quella paura che a stento riuscivamo a muoverci. Finalmente la luce e con essa le tante, brutte, cattive notizie: L’Aquila, la nostra città, distrutta e tante tante vittime. Passavano veloci le autoambulanze con le sirene che urlavano per portare presto i feriti nell’ospedale, il grande ospedale della città, ferito anch’esso. Soffrivamo per il caldo assurdo quella mattina del 6 aprile, ogni tanto scendevamo dalla macchina, bevevamo un pochino di acqua e subito dentro al riparo dall’orrore delle scosse. Il mio papà umano si fece coraggio e tornò a casa per prendere le nostre amiche tartarughe Mimì e Cocò e poi tutti insieme ci dirigemmo nel grande piazzale di Centi Colella dove esisteva il campo sportivo. Sentimmo dire che di lì a poco sarebbe stata allestita una tendopoli. La paura era talmente tanta che il mio papà non riusciva a trovare un posto dove posizionare l’auto, ogni luogo gli sembrava pericoloso, aveva paura che gli alti pali della luce uscissero dal terreno e potessero cadere sulla nostra auto. Decise così di posizionare la macchina nel lungo viale al centro del piazzale. Venne la sera e con essa un fortissima grandinata. Stanchi per tutti gli eventi di quel triste 6 aprile, ci mettemmo a dormire: i nostri parenti trovarono alloggio nel grande tendone già esistente, che qualche ora prima vedeva i ragazzi giocare a pallavolo, noi restammo in macchina. Durante la notte un via vai di mezzi di soccorso, i grandi mezzi di soccorso della Croce Rossa Italiana, iniziarono a posizionare tutto ciò di cui avevamo bisogno. La mattina del  7 aprile latte e cornetti caldi per tutti. Come ho detto all’inizio del mio racconto, io sono stato tanto tanto fortunato perché sono vivo e perché il destino mi ha portato, in compagnia di tutti i miei cari umani, nella Tendopoli di Centi Colella gestita dalla Croce Rossa Italiana ed al comando del “Grande Capo” Ignazio che ama gli animali quanto ama gli uomini e che decise subito di allestire la tendopoli dando ospitalità anche a noi animaletti. Iniziarono a montare le tende, tutti erano preoccupati di averne una dove poter trascorrere chissà quanto tempo e la mia mamma umana era serena perché aveva capito che il Comandante Schintu avrebbe pensato anche a noi. Arrivò il giorno dell’assegnazione, noi fummo gli ultimi ad avere assegnata la nostra nuova casa di stoffa, la nostra bella e confortevole casa di stoffa. Era l’ultima della fila e la mia mamma capì subito che avrebbe potuto ricavare, chiudendo con della rete, anche un piccolo giardino per tutti noi. E così fu! Durante la settimana di attesa dell’assegnazione della tenda, mentre ancora si viveva in macchina, un giorno arrivarono a farci visita degli angeli con la tuta blu, con strisce bianche e con una croce rossa sul petto. Angeli??? Si! Ci visitarono, ci portarono tante cose buone da mangiare e ci dissero che avrebbero pensato a noi in tutto quel che avevamo bisogno e che era stato allestito, la prima volta nella storia della Croce Rossa Italiana, l’ambulatorio veterinario per l’emergenza. Mamma mia quanto sono stato fortunato! E’ vero che quando la mia mamma umana mi portò la prima volta nell’ambulatorio avevo la coda tra le gambe e tanta tanta paura, ma poi ho capito con quanto amore la nostra amica infermiera Sonia ed i tanti medici veterinari ed infermieri che ho conosciuto curavano tutti noi animaletti, che quasi quasi andavo lì contento. L’infermiera Sonia e tutti gli altri non si fermavano mai: si alzavano prestissimo la mattina, visitavano prima noi, animaletti della tendopoli di Centi Colella, e poi partivano per le visite in tutte le altre tendopoli. Hanno recuperato e curato tanti cani, tanti gatti, tanti animali rimasti soli. A disposizione per noi anche un improvvisato centro di tolettatura, sotto l’amorevole guida di Mariolina, anch’essa terremotata, con la casa ed il cuore distrutti, ma con la forza e l’amore per aiutare tutti noi”.