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L’Aquila 2009-2016, sette anni di battaglie e ricostruzione visti con gli occhi del Sindaco Massimo Cialente

di Angelo Liberatore

Da gennaio 2010 ad oggi sono state 45268 le persone che, dopo aver avuto la loro casa danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009 e classificata B, C od E, hanno potuto farvi rientro a seguito dei necessari lavori di ricostruzione: a fotografare questo stato dell’arte, il Sindaco di L’Aquila Massimo Cialente.

“Nell’immediato post terremoto – spiega – avevamo circa 80mila sfollati: a giugno 2009, dopo una riunione fiume con l’allora Ministro per l’Economia Giulio Tremonti, si riuscì ad ottenere un contributo massimo di 10mila euro da utilizzare per la riparazione di ciascuna casa situata nelle periferie e classificata A, ossia con danni lievi. Spendemmo così, in breve tempo, 69 milioni di euro che consentirono ad una quota rilevante di popolazione il ritorno nel capoluogo d’Abruzzo”.

Ad inizio del 2010, infatti, quando, secondo Cialente “si aggredì la ricostruzione degli edifici B, C, ed E” il numero preciso delle persone che si trovavano in regime di assistenza post emergenziale era 53799.

“30636 beneficiavano del Contributo di Autonoma Sistemazione – dichiara, dati alla mano, il Primo Cittadino – 11347 erano state sistemate nei Progetti CASE, 169 nei MAP che però erano ancora in costruzione, 2241 avevano scelto la soluzione del fitto concordato mentre le strutture alberghiere ospitavano 9406 aquilani”.

“Oggi – chiosa Cialente – le uniche forme di assistenza post sisma rimaste sono CASE e MAP che, complessivamente, ospitano 8531 persone”.

Traducendo il numero unitario in nuclei familiari si evincerebbe come i sei settimi di questi siano rientrati nelle loro abitazioni; se, infatti, a inizio 2010 “erano ventunomila le famiglie assistite, la situazione attuale vede questo numero essersi contratto fino a circa 3100”.

Ma quale è stato, in questo stesso lasso di tempo, l’impegno economico totale riguardante la ricostruzione?

Cialente non si addentra nell’ambito pubblico dando, invece, più particolari per ciò che concerne il privato, cui sono stati destinati “4.4 miliardi di euro; di questi, 2 e mezzo sono stati usati per attivare cantieri nelle periferie che, ad oggi, vedono lavori completati in una quota stimabile al 96%”.

Viceversa, però, ci sono i centri storici che stanno ancora vivendo una fase di ritardo.

In ragione di ciò, l’asse portante della città si è spostato e L’Aquila “pur avendo 70mila abitanti – spiega il Sindaco, di fatto certificando una situazione che questo giornale aveva trattato nei giorni scorsi – ha visto molte altre persone trasferirsi nei Comuni immediatamente vicini, come ad esempio Scoppito, Tornimparte o Pizzoli, dove il terremoto ha portato conseguenze meno dure”.

E proposito di flussi in uscita, Cialente etichetta come una “battaglia persa” quella combattuta (“Da me e dall’Assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano”) per evitare che le abitazioni sostitutive rispetto a quelle danneggiate e demolite potessero essere acquistate anche fuori dall’immediato hinterland aquilano.

“Ho una visione comprensoriale del nostro territorio – dice il Sindaco – quindi non vedo una grande differenza tra L’Aquila ed i già citati Comuni di Scoppito, Pizzoli o Tornimparte; certo è che, invece, il fatto che si sia permesso di scegliere come destinazione abitativa, ad esempio, Firenze, San Marino, Roma o Pescara sia stato un attentato alla nostra integrità urbica”.

Da una battaglia persa, ad una che avrebbe dovuto essere combattuta meglio.

“In materia di Progetti CASE – dichiara il Sindaco – avrei dovuto sia prendere una maggiore garanzia in materia di collaudi, sia agire prima e con più incisività riguardo il recupero delle morosità derivate da bollette non pagate”.

Progetti CASE che, al netto delle questioni aperte, sono uno snodo centrale nel discorso del Sindaco.

Il suo ragionamento, in questo senso, parte da appena dopo il 6 aprile 2009.

“Qualcuno – dice – ha ancora l’idea che la realizzazione degli alloggi provvisori sia stata una sciocchezza, in quanto avremmo invece dovuto immediatamente dare il via alla ricostruzione del centro storico. Ebbene, in questo senso, solo per stendere un progetto compiuto ci sarebbe voluto un anno; poi, altri 24/36 mesi per far partire i lavori. Il tutto, senza tenere conto della situazione disastrosa in cui allora versavano i sottoservizi di quella porzione di città”.

“Nel frattempo – dice Cialente – la città si sarebbe svuotata, come comunque si è cercato di far accadere con l’ordinanza che Silvio Berlusconi firmò il 5 maggio 2009 la quale, prevedendo un orizzonte temporale della ricostruzione spalmato in 30/40 anni, trasferiva fuori da L’Aquila tutti gli uffici regionali e provinciali”.

“In merito – continua – ricordo una vera e propria ‘notte dei lunghi coltelli’ al termine della quale questo pericolo fu scongiurato. Ma, ribadisco, pur salvando le sedi istituzionali, se non ci fossero stati i luoghi fisici dove sistemare la popolazione, ossia Progetti CASE prima e successivamente i MAP, che all’inizio non dovevano essere realizzati, la città si sarebbe comunque spopolata”.

“Ecco perché – asserisce il Sindaco – accettai la costruzione delle new tows”.

Una risposta pronta, Cialente l’ha anche sulla dislocazione geografica degli insediamenti post sisma, talora bollata come troppo frammentaria: “Con i MAP ancora di là da venire, e che sarebbero stati autorizzati solo dopo che Bertolaso si rese conto che c’erano più richieste di abitazioni rispetto alle strutture effettivamente disponibili, costruire i Progetti CASE anche nelle frazioni fu una necessità che si presentò per preservare gli abitanti. Avrei forse dovuto lasciare, ad esempio, la gente di Arischia o di Assergi nelle tende?”.

Una stilettata, poi, in materia di Progetti CASE ma ancor più di pianificazione urbanistica, il Primo Cittadino la riserva al suo predecessore: “I terreni più vicini a L’Aquila su cui decidemmo di costruire gli alloggi provvisori erano in larga parte oggetto dei PRUSST [acronimo di Programmi di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio, ndr] autorizzati dalla Giunta Tempesta”.

Cosa significava?

Spiega Cialente: “I proprietari delle aree avrebbero potuto realizzare, in quegli spazi, centinaia di palazzine. Di fatto, con l’edificazione delle abitazioni temporanee, siamo andati a colpire una possibile rendita fondiaria; ecco perché, ad un certo punto, si mise in moto, senza però arrivare all’obiettivo, una strategia per tentare di bloccare l’operazione”.

La chiusura, Cialente la dedica al tema legalità: “Auspico – dice – di avere al più presto attiva la Commissione parlamentare d’inchiesta sul terremoto [ad oggi, il Senato ha votato in maniera favorevole ai due disegni di legge ad hoc presentati da PD ed IDV; i testi, però, sono ancora allo studio della Commissione Ambiente e Territorio di Palazzo Madama, ndr] in modo da ricostruire il numero delle indagini, degli avvisi di garanzia, dei rinvii a giudizio e delle condanne”.

“Così facendo – afferma il Sindaco – si potrà avere un quadro chiaro e complessivo della situzione e valutare oggettivamente la situazione aquilana, magari mettendola anche in relazione con quella relativa ad altri terremoti che sono avvenuti o prima o dopo del nostro”.