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A Castel di Ieri case nuove e sicure. Ma la ricostruzione immateriale?

Era il giugno 2014: Castel di Ieri, splendido borgo normanno (non per niente, fra quelli aderenti al circuito dei Borghi autentici italiani) vedeva la firma del proprio piano di ricostruzione post sisma 2009. Un progetto teso al mantenimento ed alla valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico di questo paese la cui torre di venti metri, eretta direttamente sulla roccia, svetta  a mo’ di guardiana dell’intera valle. Dopo i ritardi dei primi anni, dovuti alla messa in sicurezza e alla burocrazia, estremamente farraginosa anche in questo lembo di provincia dell’Aquila, una volta approvato il piano la ricostruzione è andata di corsa.

castel di ieri

E infatti, girando per Castel di Ieri, c’è solo una grande gru, all’ingresso del paese: la maggior parte delle case lesionate dal sisma sono state tutte ricostruite e riconsegnate. Tanto che il sindaco, Fernando Fabrizio, quando gli si chiede a che punto è la ricostruzione, risponde: “Quale? Quella materiale è cosa passata. A quella immateriale, però, non ci pensa nessuno”.
E’ questo il punto cruciale di paesi come Castel di Ieri che potrebbero vantare una economia fatta di turismo, di valorizzazioni di tradizioni locali, di rete con altri comuni del territorio: ma che si ritrovano, di fatto, a fare i conti con un centro storico fatto di case perfettamente ricostruite ma non abitate, per giunta con le utenze staccate da parte dei proprietari che non le abitano. Un fattore che deprezza ulteriormente le abitazioni, qualora le si volesse vendere o affittare, seguendo l’esempio di Santo Stefano di Sessanio.

castel di ieri

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“Per la ricostruzione immateriale è stato fatto poco, pochissimo. Dove sono i progetti di sviluppo condiviso? Cosa dobbiamo farne, noi, di questo patrimonio edilizio?” Prosegue il battagliero sindaco Fabrizio, classe ’78: tante idee dalla sua parte, per cercare di fare in modo che questo territorio, di cui lui è figlio, non muoia ma anzi, rinasca e crei una piccola economia, a partire dai lavori stagionali, legato al turismo estivo e poi, chissà…
Il problema di molti dei paesi della Valle Subequana, come Castel di Ieri, è lo spopolamento: come vi abbiamo già raccontato per Fagnano, il processo di allontanamento da questi territori è iniziato decenni fa. Molto è dovuto, ovviamente, alla mancanza di lavoro: cosa che sta appesantendo ulteriormente la situazione, che si pensava sarebbe migliorata con i cantieri della ricostruzione. Ma con ditte spesso provenienti da fuori e lavori non ingenti non si è avvertito l’effetto “cantiere più grande d’Europa”.

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E dire che di prospettive ce ne sono molte per rilanciare il territorio.
A partire dalla valorizzazione di questo borgo all’interno del Parco Sirente Velino: “A fronte di molti paesi che, nel progetto di riperimetrazione, stanno chiedendo di uscirne, noi siamo l’unico che ha chiesto l’ampliamento dell’area comunale tutelata: perché? Perché crediamo nello sviluppo all’insegna del Parco e della sua influenza di questo territorio. Potremmo entrare in circuiti nazionali di arte e natura, coinvolgendo molti target di turisti, dai camperisti agli amanti dei cavalli” spiega il sindaco. E ancora: Castel di Ieri può contare sul primo sito archeologico illuminato d’Abruzzo, che consente dunque la visita in notturna. Una attrazione incredibile che già nel 2014 ha portato diversi visitatori nell’area, grazie al fitto calendario di eventi promossi dal comune di Castel di Ieri: “Ma si tratta sempre di eventi singoli in zona. Se non si crea un insieme di attrazioni, per le quali un gruppo organizzato possa venire per diversi giorni e scoprire il territorio, si tratta di una goccia in mezzo al mare”. Il comune sta pensando già da adesso al cartellone estivo: il festival rock Castel di Ieri Rock nights sta già scaldando i mori, così come sono in preparazione mostre, convegni e percorsi guidati con i quali far scoprire questo territorio. A breve verrà anche riaperta la Torre Civica che per anni è rimasta chiusa.
“Le capacità culturali ed economiche ci sono: bisognerebbe solo saperle gestire in collaborazione con le altre istituzioni, comuni o uffici speciali che siano” precisa il sindaco.

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E magari si riuscirebbe a far invertire il trend di spopolamento che rischia di essere distruttivo per tanti paesi dell’Abruzzo interno