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Frazioni, la ricostruzione è finalmente partita

“E’ positivo riscontrare come la ricostruzione delle frazioni possa dirsi a tutti gli effetti partita. La conferma è arrivata con la pubblicazione del quindicesimo elenco nel quale la metà delle pratiche dei centri storici finanziate è relativa alle frazioni.” lo scrive in una nota il capogruppo PD in consiglio comunale Stefano Palumbo.

“Viene così certificato il trend positivo emerso durante l’audizione in seconda commissione consiliare dell’ufficio speciale e dell’assessorato alla ricostruzione: dal marzo 2015 (data di insediamento dell’ing. Raniero Fabrizi a capo dell’USRA) ad oggi, relativamente alle schede parametriche riguardanti le frazioni, la produzione degli uffici è stata 6 volte superiore rispetto a quanto fatto nel biennio precedente. L’obiettivo è raddoppiare lo sforzo nel corso del 2016 e procedere all’istruttoria di tutte delle pratiche delle 13 frazioni prioritarie, le più danneggiate, entro la fine del 2017.

Un impegno teso a recuperare il ritardo, accumulato negli anni 2013 e 2014, rispetto alle previsioni del cronoprogramma e reso possibile grazie all’impulso del governo Renzi, impresso con lo stanziamento di 5 miliardi di euro destinati alla ricostruzione e la garanzia di un trasferimento costante di risorse, strumenti che ci consentono finalmente di pubblicare elenchi ogni 2-3 mesi rendendo più fluido ed efficiente il processo di ricostruzione. Un lavoro coordinato, tra il livello locale e il governo centrale, che produrrà i suoi frutti in termini di cantierizzazione già da quest’anno e che smentisce nei fatti gli scenari apocalittici strumentalmente prospettati solo qualche settimana fa dal gruppo consiliare “Noi con Salvini”.

“Un quadro che dovrebbe spingerci ad aprire, con più serenità, una seria e doverosa riflessione sul futuro dei nostri borghi, molti dei quali già in gran parte disabitati prima del terremoto. ” aggiunge Palumbo. “Un fenomeno di graduale spopolamento, è bene dirlo, analogo a quello in atto nel resto di Italia ma che proprio attraverso la ricostruzione dovremmo provare a contrastare, interpretando la stessa come opportunità per ripensarne ruolo e funzione, partendo dalle vocazioni dei vari territori e immaginando possibili futuri sviluppi. Occorre in altri termini definire le politiche di ripopolamento attraverso una nuovo progetto di sviluppo fondato su una visione economica regolata da principi di sostenibilità sociale, ambientale e culturale, capace di coniugare la qualità della vita con la riscoperta del capitale sociale e relazionale insito nella storia dei nostri borghi e dei nostri paesi.”