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L’Aquila, sette anni fa si riuniva la commissione Grandi Rischi

Il 31 marzo 2009 si riuniva a L’Aquila la commissione Grandi Rischi, con l’obiettivo di fare una analisi della «frequente attività sismica» registrata nella provincia dell’Aquila dall’inizio dell’anno.

Il giorno successivo, un comunicato di Isoradio reciterà: «Andiamo ora in Abruzzo, precisamente a L’Aquila dove ieri si è tenuta una riunione tecnica della Commissione Grandi Rischi cui hanno partecipato, tra gli altri, il Vicecapo Dipartimento della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis, il Prof. Barberi ed Enzo Boschi, membri della Commissione, oltre all’Assessore alla Protezione Civile regionale, Daniela Stati e al sindaco dell’Aquila, per fare il punto sulla sequenza sismica registrata nella zona negli ultimi mesi e fornire alla cittadinanza tutte le informazioni utili a scansare allarmismi divulgati con troppa approssimazione. De Bernardinis ha ricordato, infatti, che bisogna saper convivere con le caratteristiche dei territori e mantenere uno stato di attenzione sì, ma senza avere uno stato di ansia. La comunità scientifica, inoltre, ha confermato che non c’e’ pericolo perché il continuo scarico di energia, riduce la possibilità che si verifichino eventi particolarmente intensi».

Una settimana dopo la scossa devastante. Seguirà un processo, ben noto agli aquilani, il cui primo grado condannerà i 6 imputati a sei anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni; sentenza ribaltata in secondo grado, con l’assoluzione di tutti ad eccetto di Bernardo De Bernardinis, all’epoca dei fatti vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile (condannato a due anni di reclusione).

«L’istruttoria non ha consentito – così il testo dei giudici nella sentenza di assoluzione in secondo grado – di raggiungere un sicuro convincimento di responsabilità in ordine alla stessa sussistenza del fatto contestato, condotta esente da colpa con riferimento alla ‘valutazione’ e insussistente con riferimento alla condotta di ‘informazione’». Invece a De Bernardinis, l’unico condannato in secondo grado, è stata riconociuta una colpa generica (per «negligenza e imprudenza») sul fronte dell’informazione, ovvero per aver informato e rassicurato i cittadini. Sentenza confermata anche in Cassazione.

Parallelamente, l’intercettazione di una telefonata tra l’allora numero uno della Protezione Civile Guido Bertolaso e Daniela Stati, assessore regionale alla Protezione Civile, fa scattare una nuova inchiesta, la “Grandi Rischi bis”, che vede imputato proprio Bertolaso con le accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni per aver falsamente rassicurato gli aquilani prima della scossa del 6 aprile. Bertolaso disse di: «zittire subito qualsiasi imbecille e placare illazioni, preoccupazioni eccetera», definendo quella che si andava a fare un’«operazione mediatica».

Ma il processo è stato rinviato più volte: l’ultima, il 4 marzo scorso, quando la «carenza di magistrati» ha causato un rinvio dell’udienza al 21 giugno prossimo, rendendo sempre più concreta l’ipotesi prescrizione.

Ma L’Aquila vuole che sia fatta luce sulla vicenda. E’ per questo che Vincenzo Vittorini, Massimo Cinque, Maurizio Cora e Pier Paolo Visione, parenti di alcune delle 309 vittime provocate dal devastante terremoto, invitano la città a raccolta alle ore 17, nel piazzale davanti l’auditorum del Parco, al grido di “tutti convocati. Per una giustizia italiana che non dimentichi la strage dell’Aquila del 6 aprile 2009”.