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Il viaggio introspettivo: un percorso alla scoperta di noi stessi

Il viaggio introspettivo è quello che ogni persona deve necessariamente intraprendere all’interno del proprio sé. Lo psicologo studia la profondità della psiche, indagando e cercando di dare spiegazioni ai vari meccanismi psichici che sono alla base dei comportamenti umani.

Il viaggio inizia con il percorso terapeutico, in un perfetto equilibrio tra paziente e terapeuta, tra attraversamento del dolore e gestione delle emozioni e degli stati d’ansia. Avviene su due binari differenti, quello dello psicologo da un lato, con la propria preparazione accademica e personale, e quello del paziente dall’altro, con la propria unicità; la relazione di aiuto parte per un viaggio nel più meraviglioso dispositivo esistente: il cervello. Il terapeuta diventa così tecnico, scienziato della mente, ma dal momento che al centro del suo lavoro c’è la relazione e la comunicazione, è innanzitutto un compagno di viaggio. Lo psicologo insieme al paziente quindi attraversa le proprie emozioni, sensazioni, conoscenze, e penetra anche attraverso la propria esperienza personale di dolore. La relazione terapeutica è quindi un abbraccio umano prima che tecnico, e la scienza cognitiva contemporanea l’ha arricchita di conoscenze, soluzioni, strade per l’integrazione tra il corpo e la mente. In questo viaggio si svelano nevrosi, rimozioni, atti mancati, che celano a volte uno sfondo sessuale.

La durata di un trattamento psicoterapeutico può variare molto a seconda del metodo utilizzato dallo psicoterapeuta. Ad esempio, la psicoterapia che ha come obiettivo l’esplorazione del profondo può durare anche diversi anni, con la frequenza di due o tre incontri settimanali (con i ritmi frenetici di oggi, questo percorso sta scomparendo). Altri approcci invece, tra i quali il mio, focalizzati sul problema e sul disagio, possono condurre alla risoluzione delle difficoltà in tempi variabili che possono andare, a seconda dei casi, da una decina di sedute ad una durata complessiva di alcuni mesi.
Tuttavia non è possibile stabilire a priori il numero di sedute che serviranno per raggiungere gli obiettivi prefissati. E tanto meno si può risolvere un problema complesso e articolato, quali possono essere le storie di vita, mentre si aspetta l’autobus o a una cena in cui casualmente ci si ritrova seduti a fianco a uno psicologo.

Per una buona riuscita della terapia abbiamo bisogno di quattro cose fondamentali:
1.Il terapeuta capace
Sembra scontato, ma è comunque utile affermarlo: condizione necessaria per una efficace psicoterapia è che il terapeuta sia un professionista preparato e capace di affrontare la specifica difficoltà dello specifico paziente.
2.Il paziente motivato
Fondamentale per una buona psicoterapia è che il paziente sia motivato a farla. Anche questo punto può sembrare banale, ma occorre sottolinearlo perché la motivazione è una questione sostanziale. Un percorso di psicoterapia richiede tempo, energie e soldi e una persona con una bassa motivazione tenderà ad interrompere il percorso prematuramente.
3.La buona relazione terapeutica
Condizione fondamentale affinché la psicoterapia possa aver luogo è che esista una buona relazione tra il terapeuta e il paziente. I segni che indicano che vi è una buona relazione terapeutica sono i seguenti:
Il terapeuta ha fiducia nel paziente e crede che il paziente abbia in sé le capacità di guarire. Sa che non sarà lui a guarire il paziente ma, piuttosto, aiuterà il paziente a scoprire e a sviluppare le proprie capacità di auto-cura.
Dopo un periodo di conoscenza, o anche subito, il paziente sente di potersi fidare del terapeuta, di potersi svelare con lui/lei. Sente che il terapeuta è lì per lui, che fa il tifo per lui, che è dalla sua parte.Terapeuta e paziente si rispettano vicendevolmente. Questo è visibile in vari contesti: i due si avvisano per tempo in caso di assenze o ritardi imprevisti, il terapeuta rispetta la segretezza di quanto gli viene narrato, il paziente rispetta i tempi e i modi dei pagamenti concordati, etc.
Terapeuta e paziente hanno concordato insieme gli obiettivi che intendono perseguire con il lavoro psicoterapeutico. Gli obiettivi sono realistici e specifici. Ad esempio: divenire più assertivo sul lavoro, scegliere se traslocare o no, imparare a gestire l’ansia, imparare a gestire il proprio rapporto con il cibo, etc.
Quando il rapporto tra terapeuta e paziente si incrina per un qualsiasi motivo, i due si danno la possibilità di affrontare le difficoltà emerse nella relazione terapeutica e di ripararla.
4.La focalizzazione sul paziente
In una psicoterapia il flusso dell’attenzione è per lo più diretto dal terapeuta verso il paziente, di conseguenza le due persone sono entrambe concentrate su di una sola: il paziente. Questa particolare forma di relazione permette al paziente di esplorare i propri vissuti e le proprie credenze con una intensità e un’accuratezza che sono raramente presenti in altre relazioni umane.

Quando sulla nostra strada incontriamo un ostacolo, è inutile evitarlo. Affrontiamolo e lasciamoci guidare da un professionista per trovare la strategia giusta, così da giungere ad un nuovo punto di vista e ad una nuova strategia per riprendere il cammino della vita.

roberta bernardi

di Roberta Bernardi per Psicologiamo.
34 anni, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, Roberta ha recentemente dato alla luce Azzurra ed Aurora. Attualmente impegnata in PhD presso l’Università degli Studi di L’Aquila, è specialista in psicopatologia infantile e adolescenziale con annesse problematiche familiari. BLOG: PSICOLOGIAMO