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Il sindaco Giovanni Di Pangrazio e l’iPhone galeotto

Un I Phone da 800 euro per il sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio: la Corte dei Conti lo viene a sapere e fa restituire il denaro poiché si trattava di una spesa illegittima da affrontare per l’amministrazione. In particolare, la Procura agisce poiché si tratta di un esborso di denaro pubblico “non conforme alla regolamentazione interna sulla telefonia e ai programmi di razionalizzazione approvati all’interno dello stesso ente locale”. Insomma, se il sindaco voleva quel telefonino – e il sindaco ha specificato “non per uso personale, ma ad uso dell’ufficio” – doveva acquistarlo di propria tasca e non facendolo passare per l’amministrazione che governa.

Il caso è emerso nel corso della inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti d’Abruzzo: il procuratore Maurizio Stanco, durissimo nella sua relazione, ha parlato di diversi casi di gestione finanziaria miope che ha prodotto un nefasto indebitamento pubblico, con la conseguenza che ora, a pagare, sono le nuove generazioni. Al momento di fare degli esempi, è emerso proprio quanto accaduto al comune di Avezzano: lo smartphone non andava acquistato e la somma, dopo gli accertamenti da parte della Procura che ha interpellato lo stesso ente pubblico, è stata versata nuovamente nelle casse del Comune.

All’epoca, era dicembre del 2014, la vicenda non era passata inosservata.

Sul sito del Comune di Avezzano era stata pubblicata una determina riguardante l’acquisto da parte del settore “Servizi sociali ed educativi – Provveditorato – Affari legali – Ambiente di un apparato di telefonia mobile Apple iPhone, dotato di custodia e pellicola protettiva, da assegnare al primo cittadino.” Evidentemente però, come riportato nella determina, si trattava di una necessità urgente (“stante l’urgenza della richiesta pervenuta”) e, passati i venti giorni dalla richesta, si è proceduto alla ricerca e acquisto dello stesso apparecchio in un negozio di Civitella Roveto che lo aveva con disponibilità immediata al costo di 839 euro.

In molti insorsero, e non solo fra le opposizioni. Claudio Tonelli (Ncd), consigliere di minoranza. Disse: “Spero solo che il sindaco spieghi una tale spesa e che davvero non abbia speso dei soldi per un apparecchio di un tale costo. In dieci anni nel gabinetto del sindaco Antonio Floris né io né lui abbiamo mai avuto telefoni del Comune o schede telefoniche”.

A parlare fu anche l’allora consigliere di maggioranza, poi assessore alle Politiche ambientali e arredo urbano Crescenzo Presutti: «È una vergogna: nessuno in Comune, né in maggioranza e né in minoranza, ha bisogno di un telefono di quasi 700 euro. È un acquisto che poteva essere risparmiato ai contribuenti avezzanesi» L’assessore Presutti, per la cronaca, fu defenestrato ad inizio 2016 per ragioni che lo stesso, al Capoluogo, definì di “bassa politica

Il sindaco Di Pangrazio ha preso “sportivamente” l’indagine della Corte dei Conti: Ho condiviso l’intervento del procuratore», si legge su il Centro. «Ha citato questo episodio di Avezzano come un esempio di dialogo positivo tra gli uffici degli enti pubblici e la Corte dei Conti. In sostanza, in quell’occasione, come avviene per tanti altri casi, sono stati chiesti chiarimenti agli uffici del Comune di Avezzano che avevano messo in atto quella procedura. Di conseguenza, dopo una fase interlocutoria tra l’ufficio acquisti e la procura della Corte dei Conti, è emerso che non erano state seguite delle procedure idonee e a quel punto la spesa se la sono accollata gli uffici. È stato un esempio di correttezza e trasparenza nei rapporti».

Ma i telefoni al Comune di Avezzano sono evidentemente terreno di scontro: ad inizio 2016, infatti, le opposizioni in consiglio comunale contestavano i 48 telefonini consegnati a consiglieri, assessori, sindaco, presidente del consiglio e addetti alla segreteria e all’ufficio di gabinetto del sindaco. Così Tonelli e Ranieri: “le somme sostenute per l’utilizzo dei telefonini smartphone e delle relative utenze, potevano essere sicuramente risparmiate, o mirate solo a coloro che ne facessero espressa richiesta per motivate esigenze “.