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L’Aquila, istituzioni ed associazioni contro lo spreco alimentare

di Angelo Liberatore

La Città Capoluogo d’Abruzzo scende in campo contro lo spreco alimentare varando il progetto “Eco-Ristorazione Aquilana“.

“Dal punto di vista operativo – dice Sonia Fiucci di ASM, soggetto che insieme all’Assessorato Comunale all’Ambiente ha dato il primo impulso all’iniziativa – oggi parte la fase pilota, che avrà una durata di 6 mesi e vedrà coinvolte quindici attività commerciali campione (tra ristoranti, pizzerie ed agriturismi) indicate dai soggetti aderenti”.

Si tratta, nel dettaglio, di 4 associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti, CNA e Camera di Commercio – Agenzia per lo Sviluppo) oltre che del movimento cultural/gastronomico Slow Food.

Tutte hanno messo nero su bianco il loro impegno siglando un protocollo d’intesa operativa nella cornice della sala Rivera di Palazzo Fibbioni.

“Siamo la prima città d’Abruzzo a mettere in campo un’iniziativa del genere – dichiara Maurizio Capri, Assessore Comunale all’Ambiente – e, in questo modo, vogliamo porci in linea con quanto già avviene in altre realtà italiane, come ad esempio le città di Monza, Milano, Roma, Verona, Perugia e le Province di Rimini e Trento”.

In particolare, l’ASM inizierà la distribuzione di 2000 vaschette completamente compostabili e biodegradabili, grazie alle quali il cliente, a fine pasto, potrà portare a casa le pietanze non consumate.

“In questo modo – spiega ancora Fiucci – vorremmo ottenere un duplice risultato: far prendere coscienza al consumatore del fatto che il cibo in eccesso non diventa automaticamente un rifiuto e, proprio in aggancio a ciò, alleggerire la frazione di organico il cui smaltimento, con relativi oneri di spesa, resterebbe in capo al ristoratore”.

Una volta verificati i risultati ottenuti dal progetto, in termini di comunicazione e pervasività nel tessuto sociale, si potrà anche pensare ad una sua sistemizzazione su scala più ampia: “In un orizzonte di lungo periodo – dichiara il Sindaco Massimo Cialente – vorremmo inserire nell’operazione anche le mense aziendali ed i catering, ma con una finalità diversa. Non si tratterebbe, infatti, di consentire ai cittadini di portare a casa il cibo non consumato ma, invece, di metterlo a disposizione degli Enti benefici che operano sul nostro territorio”.