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8 marzo 2016: dedicato alla vittoria del bene, dell’amore e della speranza

di Nando Giammarini

Mentre scrivo pensando alla festa della donna, per un momento come un flash mi torna in mente la drammatica storia di Chiara Insidioso Monda – una bellissima ragazza 21enne ridotta a vegetale dal fidanzato, un essere vile ed aggressivo, a Casalbernocchi nell’entroterra lidense un quartiere del X Municipio del Comune di Roma . Una visione che cerco di scacciare immediatamente.

Dedico questo articolo – con i migliori auguri di una pronta ripresa, com’è giusto e naturale che sia per una ragazza che a vent’anni si affaccia alla vita – a lei ed a tutte le donne del mondo. In particolar modo a quelle che vivono il dramma dei soprusi, della povertà, della guerra ed alla memoria delle mamme di famiglia, delle operaie, delle studentesse perite in Abruzzo la notte del sei aprile 2009. A loro con il pensiero ed il cuore dono idealmente una mimosa. In un eterno dissidio tra la vita e la morte, l’egoismo e l’amore,il bene ed il male, la speranza e la disperazione è contenuta la vicenda umana volta al femminile; tutti dobbiamo augurarci che prevalgano i migliori auspici per far si che vincano il bene, l’amore, la speranza. Ed è già domani.

L’alter-ego della festa delle donne – fatto di luminosi fiori di mimosa, grandi festeggiamenti fino ad arrivare a momenti più coloriti è una data un ricordo legato a tante lotte per le conquiste sociali , politiche ed economiche delle donne. Tutti siamo convinti che bisogna avviare una profonda riflessione tra quella che è la pura commemorazione di un episodio storico da cui nasce questa festa – nel lontano 1911 quando alcune operaie manifestando ad oltranza per le loro inumane condizioni di lavoro vennero chiuse dal padrone in fabbrica. Scoppiò un violento incendio e le donne non ebbero via di scampo: ne morirono 146, molte emigranti tra cui alcune italiane – e il presente in cui ci deve essere l’impegno prioritario di costruire una società più giusta, più umana e rispettosa delle donne in quanto strutture portanti impegnate a 360 gradi nella famiglia e nella società.

Sono ben lungi i tempi in cui alle stesse non era riconosciuti diritti di alcun genere e nei pochissimi casi in cui svolgevano gli stessi lavori degli uomini venivano pagate la metà. Di qui i primi moti di rivolta – intorno agli inizi del 900 – delle donne, le famose mondine, che si spezzavano la schiena tutto il giorno nelle risaie con l’acqua fino alle ginocchia, i piedi scalzi a togliere le erbe infestanti ed erano sottoposte a severi regimi di controllo. Parliamo di un lavoro molto faticoso per tante ore al giorno la cui retribuzione era misera. Questa occupazione prevalentemente femminile ha da sempre impressionato l’immaginario popolare con le sue canzoni e con le immagini fotografiche e cinematografiche. Come dire ha fatto la storia dei movimenti femminili e dell’Italia.

Sono le donne del passato che io non ho mai conosciuto, se non attraverso i libri di storia, il cui trascorso ci aiuta a capire chi erano e a quali sacrifici erano sottoposte per sbarcare il lunario e garantire un minimo di sussistenza ai loro figli. Un grande problema di stretta attualità – che riguarda direttamente le donne, mera vergogna di ogni tipo di società – sono le tante forme di violenza perperate ai loro danni: dalla famiglia in cui non riescono a ribellarsi ai mariti padroni, allo stupro, al gravissimo problema del bullismo, che colpisce le ragazze in età scolastica, ai vari reati di gravità inaudita contro la loro persona quale il femminicidio. Sebbene siano ampiamente scolarizzate quindi ben conoscono quelli che sono i loro diritti, mietono in continuazione successi nel sociale nelle istituzioni addirittura arrivano a trionfare in facoltà scientifiche. Tante sono le associazioni femminili e femministe che hanno a cuore le sorti ed i problemi del mondo femminile ad iniziare dalla storica U.D.I. ( Unione Donne Italiane) operativa già nel dopoguerra che annoverò tra le sue file eroiche Partigiane a Fare Donna, Universo Donna, Be Free, al CIF ( Centro Italiano Femminile) di ispirazione cattolica.

Mi auguro che in questa variegata moltitudine associativa tutte abbiano a cuore un unico fine, sebbene da angolazioni diverse, di adottare strategie atte a creare quel clima di serenità in cui ognuna può esprime al meglio le proprie potenzialità nel lavoro, nella famiglia … nella vita. Doveroso ricordare che quest’anno si celebrano i settant’anni del diritto di voto alle donne italiane; il 10 marzo del 1946, due giorni dopo l’8 marzo, quando si tornò a festeggiare in modo diffuso in tutta Italia questa giornata dopo la pausa imposta dalla guerra e dal fascismo, le donne italiane votarono per la prima volta nella storia. Si voleva regalare insieme ai volantini un fiore, come avveniva in altri paesi europei, si scelse la mimosa poiché erano tempi di ristrettezze economiche ed a marzo a Roma erano fiorite tutte le mimose.

Anche quest’anno la giornata internazionale della donna in Abruzzo passerà, con tante iniziative in tutto il territorio regionale, tra l’impegno per la cultura, il divertimento, la voglia di essere in piazza e tra la gente. In questo contesto ieri, 7 marzo alle 10.30, la Polizia di Stato ha incontrato nell’aula magna dell’istituto Domenico Cotugno dell’Aquila gli studenti delle scuole superiori del capoluogo di Provincia abruzzese. Si è trattato di una manifestazione dal titolo:“La Polizia di Stato con le donne”, organizzato in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale con l’intento di sensibilizzare i giovani sul ruolo della donna in Polizia, sui delicati compiti che le stesse assolvono in diversi settori operativi ed aree di intervento e sul determinante impegno a salvaguardia dell’universo femminile. Lo stesso giorno,7 marzo alle ore 18.00, organizzato da Padre Quirino Salomone , nella chiesa di piazza d’Armi si terrà un incontro dal titolo “ La Donna nella Società”. Un concerto si terrà nella biblioteca della scuola Dante Alighieri l’8 Marzo a partire dalle ore 17.30 e sarà dedicato a tutte le donne. Un altro avrà luogo nell’auditorium del Conservatorio Alfredo Casella a cura di docenti e studentesse alle ore 10.30. Auspichiamo un 8 marzo in cui prevalga una nuova volontà di rispetto e di giustizia, un nuovo cammino verso la reale parità dei sessi. Ulteriore passo, via d’uscita, per riscoprire la libertà, la dignità e la collocazione dell’universo femminile in un diverso ruolo sociale.