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‘Una STU per la biblioteca ai Quattro Cantoni’

Vi avevamo parlato una settimana fa della proposta di Carmine Santarelli (Spi Cgil) per la realizzazione di una biblioteca con servizi quali sale lettura, spazi espositivi, caffetteria, connessione wifi aperta dalle 6 alle 24 dove studiare, leggere il giornale, socializzare, presentare libri, vedere una mostra, riscaldarsi nelle fredde giornate dell’inverno aquilano. Non una biblioteca che conservi libri dunque ma una public library, sul modello di altre città europee e italiane.

Santarelli ha proposto di utilizzare gli spazi dell’ex Convitto Nazionale ai Quattro Cantoni, dal momento che questo con ogni probabilità non tornerà dov’era prima del terremoto e, con il ritorno della Tommasi (biblioteca di tipo conservativo) nello stesso stabile, si andrebbe a creare un grande polo di attrazione per studenti e non.

Una nuova biblioteca, dunque, che dia quei servizi in più che alla Tommasi mancano. La proposta ha ottenuto decine di commenti favorevoli sulla pagina facebook del nostro giornale. Cosa si potrebbe fare, dunque, per trasformare l’idea in realtà?

Ne abbiamo parlato nuovamente con Santarelli, che immagina così il cortile interno del Convitto: negozi come librerie, caffetterie, bistrot al piano terra e biblioteca di lettura al piano superiore. L’affitto pagato dai negozianti andrebbe a coprire i costi di gestione. “Esistono delle società per azioni miste di scopo, dette Società di Trasformazione Urbana (STU), che hanno la finalità di progettare e realizzare interventi di trasformazione urbana: si tratta di una forma di partenariato pubblico-privato istituzionalizzato“.

Queste società sono a capitale misto e vengono costituite su iniziativa di Comuni o Città Metropolitane. Una volta nato, questo soggetto ha la possibilità di far realizzare uno studio di pre-fattibilità al Provveditorato alle Opere Pubbliche da presentare poi in consiglio comunale, il quale adotta la delibera. Successivamente si procede alla selezione dei partner privati della STU tramite bando; scelti i partner, si procede alla formale costituzione della società e alla stipula della convenzione tra gli enti locali azionisti e la società mista.

Le amministazioni chiamate in causa “sarebbero tre: il Comune (che deve indicare l’utilizzo degli immobili), la Provincia (proprietaria dell’edificio) e la Regione (che, in base alla riforma delle province, ha assunto la gestione delle biblioteche provinciali)”.