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Donne che combattono: il ricordo di Donatella Tellini

Donatella Tellini, a L’Aquila, non ha bisogno di presentazioni: in città tangibili sono ancora i segni delle battaglie di una donna che dedicato la sua vita a battaglie di civiltà, di progresso, di libertà in difesa dei “soggetti deboli”.

Alla vigilia della festa della donna, abbiamo chiesto al suo figlio adottivo, Marcus Di Marco Tellini, di raccontarci il suo rapporto con un’estranea che ha cambiato radicalmente la sua vita. “Mi brillavano gli occhi quando l’ho vista la prima volta“: questa l’emozione del momento in cui a otto anni d’età, in Bulgaria, ha conosciuto i suoi genitori adottivi.

Da quel momento sono trascorsi due anni di incontri mediati dalle ambasciate prima che Marcus potesse venire in Italia e vivere insieme a Donatella e Giuseppe nel 2004. “Inizialmente non parlavo italiano – ci dice – e lei me lo ha insegnato; nei due anni di incontri che hanno preceduto il mio arrivo in Italia, mia madre ha studiato il bulgaro per parlare con me”.

Donne che combattono: il ricordo di Donatella Tellini

A quel punto, con un figlio da crescere, Donatella è passata in seconda linea nelle battaglie per i diritti (in primis quelli per le donne) che portava avanti da anni: “dedicava tempo a me e agli altri – racconta Marcus, – spesso tornava a casa tardi, anche alle dieci di sera. Tra i ricordi più significativi, ne ho uno di quando frequentavo il primo anno di scuola superiore: mia madre ed io eravamo in macchina, arrivò una telefonata dal centro antoviolenza di una donna rumena che, approfittando dell’assenza del marito, chiedeva disperatamente aiuto per aver subito maltrattamenti insieme al figlio piccolo. Senza neanche pensarci su, andammo a prenderla seduta stante: mia madre le parlava mentre io tenevo in braccio il bambino”.

Dal 2009, poi, la malattia, quel tumore al polmone che nel giro di quattro anni ha portato via una delle donne che hanno fatto la storia della città. “Inizialmente non avevo ben capito cosa stesse succedendo” spiega Marcus; “facemmo una lunga vacanza in Spagna dopo la prima operazione, credevo fosse tutto finito. Poi ho capito che l’avremmo persa di lì a poco. Il giorno della sua morte, un lunedì, la sala d’ospedale era piena di gente: una cinquantina di persone, anche donne a cui aveva prestato assistenza, tanto che ad un certo punto dovettero far sfollare la sala. In tanti vennero poi al palazzetto dei Nobili per l’ultimo saluto: un edificio elegante e ateo, come voleva lei”.

Che cosa lascia Donatella Tellini all’Aquila? Era il 1975 quando in pieno centro storico (via del Guastatore) veniva inaugurava la sede dell’Aied: un luogo di assistenza alle donne, alle coppie, ai giovani, agli omosessuali che recentemente ha compiuto 40 anni. In quegli stessi anni la Tellini fondava la biblioteca delle donne, spazio in cui ebbe modo di ascoltare le storie del gentil sesso cittadino; da quell’esperienza nascerà anche il centro antiviolenza, oggi operativo h24 grazie ad una collaborazione con la Questura. E poi anni di battaglie di sensibilizzazione insieme al partito Radicale al fianco di Marco Pannella e Emma Bonino, tra cui ricordiamo quella per la legalizzazione delle droghe leggere.

Che pensieri avrebbe oggi se fosse ancora viva? “Si chiederebbe perché festeggiare la donna solo l’8 marzo – continua Marcus – quando andrebbe celebrata ogni giorno. Oppure lotterebbe per le unioni civili, perché nel suo pensiero ogni persona ha il diritto di amarsi senza distinzioni. Sarebbe sicuramente favorevole anche alle adozioni, perché quando si arriva a desiderare un figlio si è anche maturi per poterlo crescere”.

Una vita per i diritti delle donne che lascia traccia anche nel suo figlio adottivo, che vuole concludere con un pensiero: “le donne sono come le stelle; per quanto tu possa chiudere gli occhi, loro ti illumineranno sempre”.

Donne che combattono: il ricordo di Donatella Tellini