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Tesoro, è in arrivo un fratellino

Per il primogenito, la nascita del fratellino (o sorellina), è sempre un evento traumatico che mette a rischio l’equilibrio raggiunto. Anche laddove sia vissuto con gioia, attesa e partecipazione, difficilmente il bimbo più grande non risentirà dell’arrivo del più piccolo. Non foss’altro perché, per la prima volta, non avrà più mamma e papà tutti per sé. E’ opportuno quindi preparare il nostro primogenito al lieto evento sin dal quarto mese di gravidanza: è bene coinvolgere il bambino senza però forzarlo nei preparativi pratici, come l’acquisto dei vestitini o l’allestimento della culla. Gli servirà ad assimilare in anticipo l’idea. L’importante è farlo con gradualità e far sembrare tutto un gran bel gioco dove lui (o lei) resta comunque al centro della scena.

Se ha un’età inferiore ai due anni, è sufficiente spiegargli ben poco prima della nascita, basta dire che nella pancia della mamma sta crescendo un bambino, il suo fratellino! Il mio consiglio è di fargli vedere dei libri illustrati sul tema e parlare con lui come fosse un nuovo gioco da vivere insieme nei mesi che verranno. Anche raccontare una fiaba a tema può giovare per preparare il terreno.

Per i bambini di tre o quattro anni la gravidanza diventa qualcosa di concreto quando la pancia comincia a crescere e si avvertono i movimenti del feto, perciò non bisogna tenergli nascosto niente perché i bambini di quella età capiscono molto di ciò di cui discutono gli adulti. Quando dopo quattro mesi la gravidanza è ormai certa bisogna comunicarlo al bambino e fargli vivere il tutto con serenità e gioia.

La cosa più importante è dimostrare affetto al bambino il più spesso possibile. All’inizio ha bisogno di queste conferme, come dell’aria per respirare. Basta sfogliare insieme l’album delle foto di quando era piccolino e raccontargli di quando lui stesso era un neonato, avrà molte domande da farvi: “Cosa mangiavo? Piangevo tanto? Mi portavate in braccio?”.  A ogni vostro racconto e ad ogni risposta alle sue domande, acquisirà la sicurezza di essere stato amato e curato proprio come il suo fratellino o la sua sorellina. Attenzione, può anche succedere in questa fase, o nei primi mesi dopo il parto, che il primogenito voglia tornare neonato o che voglia il pannolino. Concedetegli questo “regresso” ma limitatelo a un gioco e ad una fase breve e non duratura nel tempo.

E’ importante che la mamma  coinvolga il figlio maggiore nelle cure del neonato: farsi aiutare a fare il bagnetto, a mettergli il pannolino, la crema o cercare il ciuccio, ma il tutto deve avvenire spontaneamente, senza forzature o costrizioni. Quando il piccolo è a posto, concedete un po’ di tempo al più grande, così si sentirà altrettanto importante e saprà di essere amato come prima.

 

Vi suggerisco di evitare alcuni atteggiamenti con i primogeniti (COSE DA NON FARE):

  • Dire al bambino che lui è grande. Un bambino di 2, 3, 4 anni non è grande. É un bambino che, da un giorno all’altro, ha perso il suo trono, la corona e lo scettro. Va capito, aiutato e guidato verso il nuovo ruolo che gli è toccato in sorte (e che ha anche dei vantaggi se mamma e papà sono in grado di metterli in luce).
  • Confrontare continuamente un bambino con l’altro . Ciascun bambino è diverso. Ciascuno bambino svilupperà le sue attitudini personali a prescindere dagli imput forniti da genitori. E mamma e papà, per quanto si possano sforzare, non avranno mai lo stesso comportamento con i loro figli.
  • Comprarsi il bambino più grande con giocattoli e regali. Quello che i primogeniti vogliono, anche se non sono in grado di chiederlo, è l’amore e l’attenzione di mamma e papà. Questa è la sola cosa che i genitori devono continuare a dare a tutti i loro figli.
  • Bollare il primogenito come  il “bambino capriccioso”. É probabile che la nascita del fratellino provochi degli scompensi., ed è probabile che, nei primi mesi , il più grande subisca delle regressioni (molti tornano a bagnare il letto, non vogliono dormire da soli, si rifiutano di mangiare, piangono e strillano per un nonnulla). Mamma e papà devono metterlo in conto e attrezzarsi di santa pazienza per far fronte a una situazione che, la maggior parte delle volte, è passeggera.
  • Negare che nulla è cambiato. Papà e mamma hanno, al contrario, il dovere di spiegare al bambino che la situazione è diversa, che molte delle sue frustrazioni sono dovute al fatto che non è più il centro della loro attenzione. Che il bambino appena arrivato è un ‘piccolo vampiro’ che succhia tempo e risorse. Ma che crescerà, diventerà autonomo e smetterà di essere messo così al centro di ogni progetto.

Non allarmatevi quindi se il vostro figlio maggiore fa capricci o ha delle fasi regressive alla nascita del bebè…. è tutto parte di quel bagaglio emotivo di cui la psiche è costituita e tutto ciò serve a metabolizzare l’evento ed assimilarlo!

roberta-bernardi-584x1024di Roberta Bernardi per Psicologiamo.
34 anni, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, Roberta ha recentemente dato alla luce Azzurra ed Aurora. Attualmente impegnata in PhD presso l’Università degli Studi di L’Aquila, è specialista in psicopatologia infantile e adolescenziale con annesse problematiche familiari. BLOG: PSICOLOGIAMO