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Perdonanza: Le modalità della celebrazione

di Floro Panti*

E’ sempre stata l’autorità civile, gelosa custode della Bolla, a gestire le modalità celebrative in accordo con i Monaci Celestini della Basilica di Collemaggio dell’Aquila. Alla cerimonia partecipavano in corteo anche tutte le Castella, le Ville e le terre dell’antico Contado che avevano contribuito alla fondazione di L’Aquila. La prima cosa evidente, risultante dalla Bolla e dalla consuetudine iniziale di lucrare l’indulgenza è quella che non era prescritto di entrare nella chiesa da una particolare porta. Probabilmente l’uso di passare attraverso una porta detta poi Porta Santa, si ebbe dal ‘400, ad imitazione proprio di quanto venne disposto per le Basiliche Patriarcali Romane per gli Anni Santi.

Un’altra particolarità tutta del nostro Giubileo è quella ben conosciuta che fu sempre l’autorità laica, gelosa custode fin dai primissimi tempi del prezioso documento a gestire le modalità celebrative. Negli antichi Statuti cittadini è stabilito infatti che le autorità del comune invitassero ogni anno il Vescovo e il clero ad intervenire alla vigilia della festa di S. Giovanni Battista. Che l’autorità religiosa, in un fatto religioso, appaia in un certo senso in subordine a quella civile è da ascrivere alla circostanza che il Vescovo non aveva alcuna autorità sulla Chiesa di Collemaggio e sul Monastero ad esso collegato.

Da queste circostanze si evince e viene confermato un accordo esistente fin dal 1295 fra il Magistrato e i monaci Celestini di Collemaggio il cui Priore era anche il Camerlengo (in pratica il responsabile amministrativo) del Comune, che per diverse ma convergenti motivazioni, la fiera mercantile per il Magistrato e la gloria del loro Padre per i Celestini, avevano tutto l’interesse ad indire annualmente il Perdono di Collemaggio.

Probabilmente nei secoli seguenti si sono avute certamente modalità celebrative diverse, che però non sono documentate. Dobbiamo giungere al ‘600 per avere una testimonianza precisa di come si svolgeva il rito di inizio della Perdonanza. Il riferimento è di Andrea Agnifili del Cardinale, che scrive.

“Il giorno 28 di ogni anno, nell’ora del canto solenne dei primi vespri, i signori del Magistrato si portavano a Collemaggio, preceduti da tutti i preti in cotta e da un inserviente che recava un cannello di ferro, coperto di velluto rosso guarnito d’argento e chiuso da una chiave custodita dai signori, all’interno del quale era la bolla originale della

Indulgenza. Condotta sul noto cornicione (quello sopra le porte centrali, dove c’era una balaustra) la cassetta con le reliquie del Santo, un monaco Celestino, assistito dall’eletto al Magistrato per il quartiere di S. Giorgio (Santa Giusta) e da altri capiquartiere, prima di mostrare le reliquie leggeva ad alta voce la bolla”.

Una ulteriore conferma ci viene dal Padre Don Lelio Marino Lodeggiano, Abate Generale della Congregazione Celestina, che nella sua opera “Vita et miracoli di San Pietro Celestino già Celestino Papa V”, stampata a Sulmona nel 1630, al libro terzo cap, X pag 341, così descrive la cerimonia:

“Et era consuetudine ò traditione, overo obligo, che tutte le Castella, terre, Ville e luoghi dello Stato ò Contado dell’Aquila venivano ogni anno in tal giorno à quell’istessa Chiesa con sorte de doni e oblazioni, principalmente de cerei, le quali poi pare che fossero mutate in una certa quantità di danari, forse per occasione di guerre, ma certo con grandissimo detrimento e mancamento della devozione de i popoli. E vi si vede ancora la loggia di legno sopra la cappella cò l’armi di ciascun castello e i chiodi, à quali appendevano i medesimi cerei, de’ quali come per memoria vi si veggono ancora appesi. Nell’istesso giorno ogni anno si mostra al popolo il corpo del Santo padre Celestino detto Pietro, da un luogo alto sopra la porta nel frontespizio della chiesa, e si legge la bolla piombata della predetta indulgenza con alta e chiara voce in maniera che tutto il popolo l’intende”.

Festeggiamenti più fastosi, ma sempre seguendo certi canoni celebrativi, si dovettero tenere probabilmente alle varie scadenze centenarie della ricorrenza, come si evince dalla descrizione fatta da Don Daniele Pinton in un suo recente libro del 1999 “Il concetto di indulgenza nel XIII secolo”, nel quale fornisce una traslitterazione di alcune pagine di un manoscritto dell’Accademia dei Velati, risalente al 1694 e di proprietà del Marchese Don Claudio Pica Alfieri.

In questo manoscritto vengono dettagliatamente evidenziate tutte le varie fasi della celebrazione effettuata all’epoca, dall’esposizione delle reliquie, ad una processione lunghissima che uscì al tramonto del sole del 29 agosto e alla luce delle torce si snodò attraverso tutti e quattro i quarti cittadini, trasportando le statue dei Santi Compatroni e di altri nonchè l’antico Gonfalone cittadino del 1424 scortato da compagnie di cavalli e fanteria. Durante il tragitto tutte le finestre erano illuminate da torce, mentre sia nella piazza di Santa Giusta che nella piazza Grande (Piazza Duomo) erano stati approntati degli altari. Il cronista parla di oltre sessantamila presenze e di una durata della processione di oltre cinque ore, tanto che ebbe termine alle due del mattino del giorno 30. Davanti al tempio di Collemaggio poi, quando rientrarono le Sacre Reliquie si diede il via a dei fuochi d’artificio con un nutrito sparo di mortaretti.

A memoria di questo avvenimento fu posta all’interno della chiesa di Collemaggio una targa, che probabilmente è stata tolta durante i lavori di restauro effettuati dall’Arch. Moretti nel 1972, che liberò il tempio (non senza polemiche) dalle strutture barocche.

La durata temporale del Giubileo Aquilano 

Diverse sono state le interpretazioni sulla durata temporale della celebrazione, se uno o due giorni. Nel 1677, i Cardinali riuniti nella Congregazione delle Indulgenze, ai quali era stato posto il quesito, deliberarono all’unanimità che esaminata la Bolla l’interpretazione era stata che la grazia fosse concessa per DUE GIORNI.

Nella descrizione della celebrazione, almeno negli scritti più antichi non si fa alcuna menzione della durata temporale del Perdono Aquilano, se non per quanto riportato nella stessa Bolla che dice testualmente:

“ …annualmente assolviamo dalla colpa e dalla pena, che meritano per tutti i loro peccati, commessi fin dal battesimo, tutti coloro che veramente pentiti e confessati saranno entrati nella predetta Chiesa dai vespri della vigilia della festività di S. Giovanni fino ai vespri immediatamente seguenti.”

Quindi, dando una interpretazione puramente letteraria, essendo la festività di S. Giovanni il 29 agosto (giorno dell’incoronazione a Collemaggio di Celestino) i vespri antecedenti dovrebbero essere quelli del 28 mentre i vespri immediatamente seguenti quelli del 30.

Secondo la pratica religiosa, sembrerebbe invece che il giorno festivo aveva inizio con i vespri della vigilia e termine con quelli del giorno festivo vero e proprio. Come detto però nessuno dei biografi coevi di Celestino, come altri nei secoli seguenti almeno fino al 1600, hanno mai puntualizzato né la prima né la seconda circostanza.

Si deve giungere al 1630 quando ancora Don Lelio Marino Lodeggiano, Abate generale della Congregazione Celestina, nella sua opera già citata in precedenza, sempre al Lib. III, Cap.X pag. 341, afferma :

“….tutti quegli che veramente pentiti e confessati fossero andati alla detta chiesa di Santa Maria di Collemaggio dell’Aquila, da i vespri della vigilia dell’istessa festività fin’à i vespri, che immediatamente seguono doppò la medesima festività. Onde la potestà di conseguire questa indulgenza dura doi giorni intieri cioè dal vespro che si dice la vigilia della festività, che è il giorno antecedente, fin’al vespro del giorno che immediatamente segue doppò l’istessa festività . E in questa forma si leggono anco l’indulgenze nella chiesa di San Giovanni in Laterano di Roma: E questo spatio parve anco necessario per il concorso che si faceva e si fece poi sempre à detta chiesa in tale anniversaria occasione”.

Il Marino afferma pertanto, senza ombra di dubbio, che la durata della Celebrazione era sempre stata nei secoli, di due giorni interi, anche per consentire ai numerosi pellegrini che accorrevano, un maggior spazio per lucrare l’Indulgenza e perché no partecipare alla grande Fiera Mercantile collegata. E il Marino è uno che per la carica rivestita era ben dentro le cose riguardanti la Congregazione Celestina, la Basilica di Collemaggio e di conseguenza la celebrazione della Perdonanza. Questa puntualizzazione, molto precisa del Marino, probabilmente è fatta per rimarcare quanto già citato precedentemente e cioè, che il Vescovo, il Clero secolare, non avendo giurisdizione su tutto quanto avveniva alla Basilica di Collemaggio e al Monastero collegato, non potevano disporre sulla durata della celebrazione che era di esclusiva competenza della congregazione Celestina.

La conferma di questa disputa fra il Vescovo Aquilano e l’Abate di Collemaggio, con il quale erano schierati i Signori del Magistrato, per ovvii motivi legati alla Fiera Mercantile, ebbe il suo apice nel 1677, quando per dirimere questa diversa interpretazione, venne dato mandato al sacrista pontificio Giuseppe Eusanio, Vescovo di Porfirio, di porre il quesito ai Cardinali riuniti nella Congregazione delle Indulgenze.

La risposta fu, che i Cardinali esaminata la Bolla, avevano dichiarato che questa era tanto chiara di per sé da non aver bisogno di essere chiarita e che l’interpretazione all’unanimità era stata che la grazia fosse concessa per due giorni. Con questo atto venne posta una parola definitiva sulla effettiva durata temporale della celebrazione.

Nei secoli seguenti si ha poi la conferma di questa durata, vedi ad esempio la ricorrenza già citata dall’Accademia dei Velati, nel 1694 e un’altra non meno importante riportata nella “Guida storica della Città dell’Aquila” compilata nel 1874 da Teodoro dei Baroni Bonanni. Alla pagina 80, nella descrizione riguardate la Basilica di Collemaggio, si legge:

“… sopra il cornicione vi è una loggia di ferro, nella quale si espongono le reliquie del Santo Pontefice Celestino V nella sera del 28 di agosto: in questa occasione vi è un annuale giubbileo di 48 ore, giusta la Bolla del Santo Pontefice, che incomincia dai vesperi del 28, e termina a quelli del 30 agosto, giusta si rileva dalla iscrizione esistente entro la chiesa”.

L’iscrizione cui fa riferimento l’autore è probabilmente quella lasciata proprio in occasione della celebrazione del IV centenario della Perdonanza.

Quindi anche dopo le vicissitudini legate alla cancellazione dell’Ordine dei Celestini, avvenuta nel 1807, la Perdonanza, ancorché gestita dal Clero Secolare, continuò, com’era stata per secoli, a celebrarsi dal 28 al 30 di agosto, fino purtroppo alla rievocazione storica dell’Incoronazione del 1932 e alla ripresa nel 1983 quando, incomprensibilmente e diversamente, come abbiamo documentato, dalla consolidata tradizione storica, si decise di celebrarla in un solo giorno.

*Presidente del Centro Internazionale degli studi Celestiniani

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