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CGIL su rotazione del personale: ‘Il Comune fa troppa confusione’

Troppa confusione nell’applicazione della Legge 190/2012, quella che prevede la rotazione del personale in termini di anticorruzione, al comune dell’Aquila. La posizione della FP CGIL e della sua portavoce Rita Innocenzi è netta.

“È un argomento su cui il Comune ha sempre fatto confusione, sin dalle prime delibere: nel gennaio 2014 si permise di legare l’immediata attuazione del piano ai fatti dell’inchiesta do ut des, un vero e proprio schiaffo ai dipendenti; poi fece qualche spostamento da noi definito rientrante nella logica “gattopardesca” del ‘tutto cambia perché nulla cambi’. Di certo il Comune dell’Aquila si conferma il luogo della reinterpretazione delle norme poiché, diversamente da quanto stabilito dall’art.1, comma 4 lettera e) della Legge citata e da quanto rammenta l’Autorità Nazionale Anticorruzione, all’interno dell’Ente i Dirigenti, anziché ruotare per primi, sono ancora immobili mentre, invece, pur di non assumersi la responsabilità di spostamenti calibrati sulla misura del rischio corruzione, sembra si sia deciso di buttarla “in caciara” – come direbbero a Latina – e si fanno ruotare circa 30 dipendenti alcuni dei quali vicini alla pensione o di profilo B impegnati in attività amministrative che non risultano affatto a rischio. Chissà cosa penserebbe il Presidente dell’Autorità Nazionale Raffaele Cantone del fatto che alla Centrale Unica di Committenza dove ci si occupa di appalti, gare e contratti, nulla si muove.” afferma.

“Inoltre, che fine ha fatto quella parte della delibera di Giunta del 22 gennaio 2014 dove si stabiliva che “la rotazione dovrà essere preceduta da un periodo di affiancamento ed eventualmente con la frequenza di corsi formativi per il personale interessato dal processo rotativo”? Infine, non ci si nasconda dietro le organizzazioni sindacali delle quali il Comune si ricorda per chiedere il nulla osta per poter spostare una RSU. Noi come FP CGIL non pensiamo che il ruolo della nostra organizzazione in questa vicenda debba essere quello di impedire lo spostamento di un rappresentante sindacale utilizzando le prerogative dello Statuto dei Lavoratori perché quelle norme sono di enorme valore e vanno attuate eticamente nel rispetto del loro significato. Lo Statuto prevede l’obbligo per il datore di lavoro di richiedere il permesso all’organizzazione sindacale prima di effettuare uno spostamento di un dirigente sindacale per evitare che si facciano trasferimenti che possano limitare il libero esercizio dell’attività sindacale, per evitare la rappresaglia, ossia per impedire spostamenti che se effettuati non consentirebbero di continuare a svolgere l’attività sindacale. Non è questo il caso poiché i componenti la RSU del Comune dell’Aquila, eletti giustamente in collegio unico, rappresentano tutti i dipendenti dell’Ente e possono svolgere attività sindacale a prescindere dal palazzo in cui svolgono attività lavorativa. Non si tratta di uno spostamento da una località all’altra perché gli uffici comunali sono dislocati in tutta la città e la preoccupazione della FP CGIL, in questa fase, è legata ai trenta spostamenti effettuati senza criterio e non a salvare il suo rappresentante utilizzando la leva dell’attività sindacale. Rispetto a certi comportamenti di chi cambia interpretazione alle norme “come tira il vento” eticamente ci sentiamo su un altro piano.