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Stati, basta la parola

dal blog di lillimandara.it

Illusi. Se pensate che il curriculum serva a qualcosa, vi sbagliate. E vi sbagliate così tanto ma così tanto che basta andare a guardare sul sito della trasparenza del Comune di Avezzano. Inutile sbattersi, studiare, fare master e allenare la conoscenza delle lingue. Oppure contare le pagine: un curriculum comincia a essere di tutto rispetto dalle quindici pagine in su, e figuriamoci.

In politica proprio no, non funziona così. Ma un curriculum almeno serve a salvare le apparenze. Ad Avezzano manco questo: il neo assessore Daniela Stati, cooptata dal sindaco Gianni Di Pangrazio alla vigilia del suo rinvio a giudizio per le presunte tangenti sulla ricostruzione, insieme al padre Ezio e all’ex maritoMarco Buzzelli, nel suo curriculum scrive un solo rigo, anzi mezzo: “Nata ad Avezzano il 13-2-1972 e residente ad Avezzano”. Niente più. Un gesto di arroganza, di disprezzo delle regole, sostengono i cittadini, della serie “io so io e voi…”. La non più bionda assessora, che è stata candidata alla Regione in una lista a sostegno di Luciano D’Alfonso, dopo aver militato in Forza Italia e poi in Fli, il partito di Fini, questo incarico lo vive così: dall’alto dei suoi zero tituli, stando almeno a quello che (non) dichiara.

Il curriculum della Stati

Gli altri assessori, ad Avezzano, sono altrettanto imbarazzanti: c’è Antonio Di Fabio, quello che scriveva post offensivi per le donne: 4 righe ma solo perchè ha messo in uno il nome e in un altro il cognome (per la cronaca, è un artigiano parrucchiere con diploma di scuola media inferiore). Cinque righe il vice sindacoFerdinando Fiore Boccia (anche lui nome e cognome su due righe), laureato, libero professionista (eccerto, sennò che vicesindaco sarebbe). Stessa cosaFabrizio Amatilli, laureato, libero professionista. Sei righe anche per Roberto Verdecchia e nome e cognome sdoppiati, laureato e avvocato.

Addirittura quattro pagine per Luca Angelini: certo, piene zeppe di incarichi amministrativi e niente altro. Insomma, uno che ha fatto politica da quando è nato e l’assessore da quel dì, con diploma superiore e inglese così e così. Ma almeno ha sprecato un po’ di tempo a scriverlo, il suo curriculum, elencando anche le cose fatte da assessore, se bene o male lo giudicheranno i cittadini. Supera tutti Alessandra Cerone, che elenca studi ed esperienze di lavoro, politiche e sindacali con le sue 11 pagine. Per finire il sindaco, Gianni Di Pangrazio,nove pagine fitte di incarichi, docenze e commissioni. Tutti, uno sforzo in più della Stati lo hanno fatto. Dimostrando, sostengono i cittadini, di avere almeno un po’ di rispetto per il ruolo che ricoprono.

Ps: insomma, per stare in giunta ad Avezzano basta la parola. Anzi, basta essere nati. Cioè vivi. (Però dipende sempre da come ti chiami)