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Luigi Lusi, domani la sentenza del secondo grado

E’ attesa per domani, mercoledì 2 marzo, la sentenza del processo penale di secondo grado per Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, Senatore della Repubblica nonché prestigioso avvocato penalista e cassazionista, di origini abruzzesi.

Lusi, braccio destro di Francesco Rutelli, è stato accusato di aver sottratto oltre 22 milioni di euro dalle casse della Margherita. Alla fine del processo di primo grado la Pubblica Accusa gli contestò 25 milioni e nell’appello scrisse 27.
Ai tempi della nascita del Partito Democratico il partito di Rutelli avrebbe avuto l’opportunità di mantenere la gestione diretta del tesoretto senza farlo confluire nei beni del costituendo PD. Nel 2012 a seguito di un’attività di indagine, il tesoriere della Margherita viene investito dallo scandalo di appropriazione indebita del tesoretto. Rutelli cade dalle nuvole e reagisce con più denunce per calunnia contro le dichiarazioni di Lusi, che da bravo tesoriere affermava essersi limitato ad eseguire le indicazioni del leader del grande partito centrista.

Lusi si mette a disposizione degli inquirenti sin da subito, ma i suoi racconti sono troppo scomodi.
Il senatore, dopo l’ok della giunta del Senato per le autorizzazioni a procedere (autorizzazione all’accesso concessa per la prima volta nella storia della Repubblica) e la conferma dell’Aula del Senato del 20 giugno 2012, si costituisce la sera stessa, subito dopo il voto, recandosi dal Senato a Rebibbia con i suoi avvocati  e suo fratello, ove sconterà 90 gioni in isolamento totale.
A questi faranno seguito altri 8 mesi di arresti domiciliari, sempre in regime di isolamento presso un convento a Pereto, per un totale di 11 mesi e 3 giorni.

Lusi viene condannato in primo grado a otto anni di reclusione. I giudici della quarta sezione penale di Roma hanno fatto cadere l’accusa di associazione a delinquere perchè il fatto non sussiste: era il reato per il quale era stato mandato in carcere.
Ma hanno confermato, oltre all’appropriazione indebita, anche la calunnia ai danni di Rutelli.

Il procuratore generale, Simonetta Matone, il 10 novembre scorso, ha chiesto la conferma della pena a otto anni per l’associazione a delinquere, non applicata in primo grado.

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L’accusa
Il senatore è indagato per aver sottratto i soldi dei rimborsi elettorali in virtù del suo incarico di tesoriere della Margherita, creando una contabilità parallela, che sarebbe sfuggita ai controlli dei revisori dei conti, perché prelevati in piccola quantità. Secondo l’accusa i soldi sarebbero stati trasferiti in Canada, frazionati in novanta bonifici, sul conto della società TTT srl e Paradiso, della quale era unico proprietario. Infine, approfittando dello Scudo Fiscale, avrebbe fatto rientrare il capitale, investendo in immobili in Roma e in altre provincie, usando i parenti come prestanome e depositando il resto sul proprio conto corrente.

Prime segnalazioni
A suo tempo Arturo Parisi aveva già lanciato l’allarme sull’opacità dei bilanci della Margherita ma nessuno lo aveva voluto ascoltare. Il 16 gennaio 2012 su segnalazione (warning) della Banca d’Italia, Luigi Lusi è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma: l’accusa è appropriazione indebita per aver sottratto la somma di circa 13 milioni di Euro dalle casse della Margherita Democrazia e Libertà, per scopi personali.

Espulsione dal Pd
Critiche durissime al suo operato sono arrivate dall’ex leader della Margherita Francesco Rutelli e da diversi esponenti del ex partito, come Matteo Renzi che ha smentito di avere ricevuto per le sue campagne elettorali soldi dal ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi e di essere per la massima trasparenza. Luigi Lusi si è difeso dicendo che eseguiva ciò che gli veniva detto. La capogruppo del PD al Senato Anna Finocchiaro ha chiesto esplicitamente a Lusi di lasciare il gruppo da lei presieduto e tutti gli incarichi ricoperti finora mentre il Segretario del PD Pier Luigi Bersani ha paventato l’espulsione del senatore Luigi Lusi dal partito qualora i fatti siano accertati.

Lusi si rifiuta di dimettersi dal Gruppo PD del Senato ma lascia immediatamente tutti gli incarichi istituzionali e si autosospende dal PD. Il giorno dopo l’Ufficio di presidenza del Pd al Senato ha espulso Lusi dal gruppo parlamentare.
Il senatore Luigi Lusi, ex tesoriere, interrogato dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal sostituto Stefano Pesci, si è dichiarato responsabile di ogni prelievo dalle casse del partito perchè era l’unico che autorizzava sempre ogni operazione; ha voluto patteggiare, con l’iniziale consenso scritto di Rutelli, chiedendo un anno di reclusione e di restituire le somme alla ex Margherita accendendo anche una fideiussione a garanzia, idea assentita da Rutelli con una letera ai P.M., per un valore pari alla metà.

Il 6 febbraio 2012 la Commissione di Garanzia del Pd presieduta da Luigi Berlinguer ha espulso all’unanimità Lusi dal partito perché incompatibile con i principi ispiratori dello stesso Pd[18]. Il 3 maggio 2012 il Giudice per le indagini preliminari di Roma ha inviato al Senato la richiesta d’arresto in carcere per il pericolo di inquinamento mediatico del procedimento, con l’accusa di associazione a delinquere. Reato ipotizzato solo in un secondo momento dalla Procura della Repubblica di Roma, secondo alcuni con una forzatura evidente, creando i presupposti ‘giuridici’ ad arte. Per la moglie di Lusi, Giovanna Petricone e due commercialisti, sono stati disposti invece gli arresti domiciliari: 70 giorni per la prima, 21 giorni per i secondi.

Il 19 febbraio 2015 il tribunale civile di Roma ha dichiarato illegittima l’espulsione di Lusi dal PD e pertanto ha stabilito il suo annullamento e la reintegra di Lusi nel partito politico[20], condannando il PD a rifondere a Lusi le spese legali. Il PD non ha mai pagato nè ha appellato la sentenza ora divenuta definitiva.

Richiesta di arresto in Parlamento
Il 16 maggio 2012, di fronte alla Giunta per le Autorizzazioni del Senato chiamata a decidere sulla sua richiesta di arresto, Lusi afferma di aver elargito diverse somme a esponenti di spicco della Margherita di cui era tesoriere. Lusi avrebbe dichiarato che l’allora Presidente della Margherita Francesco Rutelli gli avrebbe autorizzato il versamento di 120.000 euro da versare in favore di Matteo Renzi, allora Sindaco di Firenze, a cui però Lusi avrebbe versato solo 70 000, come lui stesso racconta, perchè Rutelli gli revocò ‘autorizzazione per l’ultima tranche perchè Renzi non voleva ringraziare chiaramente Rutelli di ciò. All’ex Ministro degli Interni Enzo Bianco Lusi avrebbe fornito un mensile da 3.000 euro passato poi a 5.500 e ad una società di Catania legata al marito della segretaria dello stesso Bianco avrebbe dato una cifra di circa 150 000 euro tra il 2009 e il 2011: cifre confermate, dopo molti imbarazzi, dallo stesso Bianco in più di un’intervista pubblica.
La Procura ha chiesto al Senato il verbale della seduta della Giunta per approfondire le accuse di Lusi che durante gli interrogatori in Procura non aveva mai fatto nomi. I diretti interessati intanto hanno annunciato di ricorrere contro Lusi per via penale e civile per diffamazione. A parte Rutelli, nessuno ha denunciato o querelato Lusi.

Il 21 maggio 2012 viene ascoltata dai Pm la segretaria dell’allora tesoriere della Margheria Lusi, Francesca Fiore, che conferma le importanti elargizioni ai diversi esponenti dell’allora partito, che servivano in realtà per pagare multe, feste e le correnti politiche della Margherita. La segretaria particolare del senatore ha mostrato un file excel in cui erano stati registrati tutti i nomi dei beneficiari dei bonifici disposti da Lusi nel periodo in cui amministrava le casse delle Margherita. La spartizione avveniva in proporzioni 60-40 alle correnti dei popolari e rutelliani che c’erano nel partito. Secondo i documenti riportati dalla Fiore l’ex Ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni nel 2010 avrebbe percepito 180 000 euro tra “rimborsi vari” e “noleggio automezzo” per spese telefoniche, multe e carburante contro i 204 euro del 2012, una volta terminata la gestione Lusi; l’ex Segretario e attuale capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini avrebbe ricevuto nel 2010 162.230 euro per collaboratori e avvocati contro i 583 euro del 2012; l’ex Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni avrebbe ricevuto 72.283 euro per il 2010, 38 000 nel 2011 e solo 3.154 nel 2012 andati in fondazioni o persone a lui riconducibili come il capogruppo del Pd a Rieti Filippo Lucentini; il Vicesegretario del Pd Enrico Letta avrebbe percepito 132 000 euro nel 2010 e 1.680 nel 2012 di cui 125.000 andati al deputato campano del Pd Guglielmo Vaccaro, l’ex Presidente del Senato Franco Marinisarebbe andati 55 000 euro nel 2009 per alcuni addetti stampa mentre altre somme avrebbero finanziato l’attuale vicepresidente della Camera Rosy Bindi. Infine l’ex Presidente della Margherita Francesco Rutelli avrebbe ricevuto 926 000 euro di rimborsi andati in spese informatiche e per “l’edicola” oltre a spese telefoniche e di ufficio stampa andati in favore di parlamentari dell’API, il nuovo partito di Rutelli tra cui Gianni Vernetti e Cristina De Luca. La Procura sta vagliando le posizioni delle varie persone coinvolte direttamente o indirettamente nelle rivelazioni della segretaria di Lusi.
Tutte queste spese e le loro ragioni, esposte prima da Lusi e confermate dalla Fiore, vengono pienamente confermate dalla sentenza penale di primo grado del 2 maggio 2014.

Il 13 giugno 2012 la Giunta per le Autorizzazioni a procedere e le immunità del Senato boccia con 4 si 13 no 0 astenuti e 4 assenti (3 senatori del PdL e il senatore di Coesione Nazionale) la relazione Saro (PdL) contraria alla richiesta di arresto nei confronti del senatore Lusi. Hanno votato contro Pd (a cui si è aggiunto il voto del Presidente della Giunta Follini), IdV, Udc, Api-Fli e Lega Nord mentre favorevoli alla relazione i senatori presenti del PdL nonostante il gruppo in Giunta come in Aula abbia lasciato libertà di coscienza. Nuovo relatore Marco Follini (Pd) Presidente della Giunta per le Autorizzazioni del Senato.

Il 20 giugno 2012 il Senato vota la relazione Follini (Pd) favorevole a concedere le misure cautelari nei confronti del senatore Lusi. Il voto inizialmente previsto a scrutinio segreto dopo la raccolta delle 20 firme necessarie è stato eseguito a scrutinio palese, prima volta nella storia repubblicana che una domanda di autorizzazione a procedere in Senato fosse votata con tale procedura, a causa della presa di posizione del PdL che dopo forti tensioni interne aveva deciso di non prendere parte alla votazione chiedendo ai suoi senatori di togliere la loro firma dal documento di richiesta per il voto segreto. A favore delle misure cautelari si schierano Pd, IdV, UdC, SvP e Autonomie (Unione Valdôtaine, Movimento Associativo Italiani all’Estero, Verso Nord, Partito Liberale Italiano), Per il Terzo Polo (ApI-FLI), Lega Nord, Radicali del Pd, Mpa e Partecipazione Democratica contrari invece si schierano soltanto Coesione Nazionale (Grande Sud -Il Buongoverno), Partito Repubblicano Italiano e il Movimento dei Socialisti Autonomisti del senatore Alberto Tedesco, ex Pd come Lusi su cui pendeva una richiesta di arresto già respinta dal Senato promotore della raccolta di firme per la richiesta di voto segreto. Non partecipano al voto oltre ai senatori PdL i 6 senatori a vita ad eccezione di Emilio Colombo espressosi a favore.

Il voto registra 155 si – 13 no – un astenuto mentre 118 senatori risultano assenti o non votanti e 12 in missione. Meno della metà dei Senatori vota in favore dell’arresto. Votano in contrasto con il loro gruppo 6 senatori del PdL che nonostante l’indicazione del gruppo a non prendere parte al voto si esprimono contro l’arresto tra cui l’ex Presidente del Senato Marcello Pera e l’avvocato dell’ex premier Berlusconi Piero Longo mentre si astiene (in Senato è voto contrario) il senatore ex Lega Nord Piergiorgio Stiffoni. Lo stesso giorno il senatore si presenta al carcere Rebibbia di Roma per sottoporsi all’arresto. Lusi prima del voto aveva chiesto all’Aula di non essere considerato un capro espiatorio per i crescenti sentimenti di anti-politica, tornando ad attaccare il vertice della Margherita consapevole della sua gestione dei finanziamenti pubblici del partito e chiedendo a coloro che fossero citati nell’inchiesta di non prendere parte al voto, facendo i nomi dell’allora Presidente della Margherita Enzo Bianco, oggi Sindaco PD di Catania, e dell’allora Segretario della Margherita Francesco Rutelli, oggi Presidente di Alleanza per l’Italia (Api), asserendo che lui stesso non avrebbe preso parte al voto sul suo arresto. Per la prima volta nella storia il Senato concede l’arresto di un suo membro.

Il 31 luglio 2012 la II sezione penale della suprema Corte di Cassazione annulla l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per “carenza di motivazione”, ma Lusi resta comunque in carcere perché la Cassazione ha deciso l’annullamento con rinvio al Tribunale del Riesame.

Divisione dei finanziamenti tra le correnti 
Il 23 giugno 2012 interrogato davanti al Gip di Roma e ai PM per la convalida dell’arresto, Lusi ha chiarito di voler dire tutto in merito alla vicenda che lo riguarda, rifiutandosi di fare il capro espiatorio, consegnando due lettere scritte di pugno dall’ex leader della Margherita Francesco Rutelli in cui si fa riferimento alla ripartizione tra le varie correnti della Margherita in vista delle europee del 2009 tramite un rapporto di 60-40 tra popolari vicini a Marini e Castagnetti e rutelliani vicini a Rutelli. Di questi soldi 100 000 dovevano andare a Matteo Renzi, Sindaco di Firenze, 200 000 alla fondazione Centocittà e il resto, più tranches di 300 000 euro, al Cfs, Centro per un futuro sostenibile, la fondazione di Rutelli. In un secondo appunto sempre Rutelli si lamenterebbe esplicitamente della restituzione al mittente di una parte dei finanziamenti ricevuti dal Partito democratico europeo. Anche a questo corrisponderebbe una risposta di Lusi che in più di un passaggio avrebbe proposto di girare i finanziamenti a fondazioni, spiegando che da quando il partito non era più in piedi la gestione era totalmente affidata alle personalità dei diversi esponenti della Margherita. Rutelli si è subito difeso dalle accuse denunciando nuovamente Lusi per calunnie e diffamazione. La Procura di Roma tuttavia ha ritenuto le prove fornite dal Lusi non convincenti volte soprattutto ad attaccare ex esponenti di partito.

Condizione attuale
Dal 18 settembre 2012 il Giudice per le Indagini Preliminari di Roma Simonetta D’Alessandro, ha concesso gli arresti domiciliari all’ex senatore Lusi, presso il Santuario della Madonna dei Bisognosi vicino Carsoli in provincia dell’Aquila.

Il 30 dicembre 2013 la Corte dei Conti ha condannato Lusi a versare 22,8 milioni di euro allo Stato per danno erariale a fronte di una richiesta di patteggiamento di 16. Il 3 dicembre 2015 la Corte dei Conti, in sede di appello, ha annullato la sentenza di condanna di primo grado e accolto il ricorso di Lusi.