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Cialente su progetti CASE: ‘non li volevamo, andranno sgomberati’

“A Cese di Preturo, a Sassa, ad Arischia, le New town, nuove città volute dall’allora premier Silvio Berlusconi e dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso per sistemare migliaia di senzatetto dopo nemmeno sette anni cadono a pezzi. Devono essere sgomberate e puntellate, come se il sisma del 6 aprile 2009 avesse colpito anche loro”. Lo dice il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente in un’intervista al settimanale ‘Oggi‘ – in edicola domani – che ne ha diffuso un’anticipazione.

“Noi non le volevamo queste case. Perché spendere tutti quei soldi, quasi un miliardo di euro, quando c’era la nostra città da rimettere in piedi?” dice ancora Cialente nell’intervista ad Oggi. “La Protezione civile aveva pronto un modello d’intervento e non vedeva l’ora di metterlo alla prova nella prima catastrofe, terremoto o alluvione che fosse. Senza capire che un conto è intervenire in dieci paesini, un conto è farlo in una città. Senza capire che quel modello avrebbe ucciso la città. E in fondo era quello che volevano. Per due ragioni. La prima di opportunità economica; la seconda per opportunismo della peggior specie. Il centrodestra abruzzese si giocò la partita per dividersi le spoglie di L’Aquila. L’ho capito la notte del 4 maggio 2009, davanti a un’ordinanza della Protezione Civile che di fatto faceva di noi una nuova Pompei. Tutti gli uffici pubblici, le agenzie regionali e gli ospedali volevano trasferirli ad Avezzano o Pescara, l’ospedale con tutte le specialità andava a Teramo, l’università di Ingegneria a Celano. Ognuno si pigliava un pezzo e gli aquilani venivano dispersi come profughi, nelle città vicine, negli alberghi sulla costa, nelle New Town. Era la morte della città. Quella notte ho fatto il pazzo per impedirlo. Diedi venti minuti a Bertolaso e agli altri per abbandonare L’Aquila”.

Poi, nell’intervista, il sindaco dell’Aquila fa il punto della situazione: “Nel centro storico va avanti il recupero di edifici privati, mentre sul fronte pubblico è tutto fermo. Ma ho fiducia. Se tutto va avanti così per il 2020 avremo un centro storico arrapante, meglio di Trastevere e Montmartre”.