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‘Una biblioteca ai 4 cantoni per rivivere il centro’

Una biblioteca pubblica di lettura e non di conservazione, aperta al pubblico dalle 6:00 alle 24:00 (sfruttando personale o volontariato dell’università) per tutti gli studenti, non solo universitari, e più in generale aperta alla città. Un luogo aggregativo a sfondo culturale in cui studiare, conoscersi, scambiare idee, informarsi, organizzare mostre, circoli letterari, presentazioni di libri o semplicemente prendere un caffé con la connessione wifi.

E’ questa la proposta che lo Spi Cgil lancia alla città per ridisegnare il futuro del palazzo che fino al 2009 ospitava la biblioteca provinciale Tommasi e che sta per essere cantierato. Una sala lettura dunque, da poter realizzare per esempio al posto del Convitto Nazionale (che molto probabilmente non tornerà lì dove la notte del 6 aprile persero la vita tre studenti) e che, insieme alla biblioteca Tommasi, potrà diventare negli anni a venire un grande luogo di incontro per studenti, aquilani e turisti proprio nel cuore della città, ai Quattro Cantoni.

“Queste realtà esistono già nel nord Europa e cominciano ad affermarsi anche in regioni del nord Italia come Lombardia ed Emilia Romagna” spiega a IlCapoluogo Carmine Santarelli, dello Spi Cgil. Effettivamente il nostro paese ha migliaia di fondi antichi e biblioteche di conservazione, mentre poche sono le cosiddette public libraries, sorte nell’800 in Europa; si tratta di edifici accoglienti e luminosi, con tavoli e computer per lo studio, giardini o terrazze, una caffetteria con poltrone e divani, spazi per bambini, luoghi di incontro per gruppi di lettura e magari qualche negozio a corredo, dove informazione e letteratura, economia e musica, scienza e storia, arte e informatica, cinema e viaggi sono a portata di mano con riviste, quotidiani, dvd, accessi online e guide turistiche.

D’altronde una biblioteca di tipo conservativo in quel palazzo esiste già (momentaneamente ricollocata nella zona industriale di Bazzano in attesa dei lavori di ricostruzione). Ecco allora la proposta: “ripensare il cortile del Convitto come spazio di aggregazione, magari con una galleria coperta, con una public library al piano di sopra e caffetterie, spazi commerciali o espositivi al pian terreno, che con l’affitto possano coprire le spese della biblioteca”.

L’idea, lanciata in alcuni incontri pubblici (ultimo quello della scorsa settimana con lo Spi Cgil nazionale all’Auditorium di Renzo Piano) “ha raccolto un interessamento da parte delle istituzioni e dei cittadini presenti all’incontro, anche se al momento rimane solo una proposta; tre le amministrazioni chiamate in causa: il Comune (che deve indicare l’utilizzo degli immobili), la Provincia (proprietaria dell’edificio) e la Regione (che, in base alla riforma delle province, ha assunto la gestione delle biblioteche provinciali)”.

“Certo – conclude Santarelli – per vedere realizzato un progetto del genere ci vorrebbero almeno 5 anni, ricostruzione compresa. Nel frattempo, però, allo scopo di offrire ai giovani luoghi di incontro nel cuore della città, si potrebbe adibire a biblioteca di lettura un salone del palazzo dell’ex Carispaq lungo il Corso, dove magari riportare anche alcuni volumi della Tommasi, oggi fuori mano. Gli enti potrebbero prendersi carico di questi lavori, realizzabili in circa un anno”.