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Perdonanza: “La Bolla, il tesoro più grande della città”

di Floro Panti*

Quel 29 Agosto 1294, festività della decollazione di S. Giovanni Battista e giorno della sua incoronazione, alla Basilica di Collemaggio dell’Aquila, Celestino V elargì l’ Indulgenza a quanti erano presenti nel piazzale della Basilica ad assistere alla cerimonia e nel giorno ottavo, immediatamente seguente, concesse l’identica indulgenza a tutti coloro che nel frattempo si erano portati all’Aquila dalle molte località vicine o meno e non avevano potuto quindi assistere all’incoronazione.

Successivamente in considerazione, senza dubbio, del continuo afflusso in Città di persone per essere benedette e per tramandare ai posteri la memoria dell’avvenimento, più unico che raro, della propria incoronazione a Collemaggio, nella sua Basilica, ansioso soprattutto di donare ai poveri quello che fino allora era privilegio dei ricchi, che compravano indulgenze e per dare altresì un segno tangibile di affetto per L’Aquila, volle annettere alla chiesa di Collemaggio un’Indulgenza Plenaria “Omnis Cristi Fidelibus”  perpetua con lettera papale.

Fu emessa dalla Cancelleria Pontificia, che si trovava all’Aquila, il 29 settembre 1294 la Bolla di indizione “Inter Sanctorum Solemnia” con la quale Celestino V legava indissolubilmente al tempio a lui tanto caro, questa Indulgenza in forma di Giubileo annuale: è tesoro più grande che possiede il Comune dell’Aquila.

Possiamo fra l’altro considerare, senza ombra di dubbio, questo annuale Giubileo – il Perdono Aquilano – concesso da Celestino V nel giorno della sua incoronazione, il 29 agosto 1294, l’atto che convinse o piuttosto costrinse Bonifacio VIII ad istituire nel 1300 il primo Giubileo o Anno Santo, l’Indulgenza Plenaria lucrabile allora ogni 100 anni, poi ridotti a 50 e quindi agli attuali 25. Fin dall’indomani della rinuncia di Celestino, il successore Bonifacio VIII, revocò tutte le bolle emanate dallo stesso. In una lettera dell’8 aprile1295 lo stesso Bonifacio affermava che nella cancelleria di Celestino regnava disordine e che le cose erano state fatte alla buona e senza badare alla piena regolarità delle procedure, emanò altresì un decreto, inviato al Priore di Collemaggio, con il quale dichiarava cancellata, invalidata e annullata l’Indulgenza, facendo altresì divieto ai fedeli di accedere alla chiesa di S. Maria di Collemaggio al fine di risparmiare loro spese e fatiche.

Non contento, nel luglio del seguente 1296, indirizzò anche una circolare a tutti i Priori,ministri e loro vicari di tutte quelle città e regioni dalle quali, per ovvi motivi di contiguità geografica, era da prevedere un più massiccio afflusso di pellegrini.

Bonifacio VIII richiese inoltre al Vescovo Aquilano di recuperare i documenti emanati da Celestino, soprattutto la Bolla del Perdono. Se però il Papa ebbe indietro molti di questi documenti, non riuscì ad avere la Bolla di indizione della Perdonanza. Il motivo era evidente: la sua richiesta era indirizzata a coloro che non ne erano in possesso. Il prezioso documento era infatti nelle mani dell’autorità laica che continuò a promuovere la festa noncurante delle dichiarazioni che la annullavano.

Anche i fedeli non tennero alcun conto dei decreti e delle circolari di Bonifacio e continuarono a portarsi a Collemaggio per lucrare l’Indulgenza.

Nel 1328 c’è una testimonianza di Buccio di Ranallo, cantore epico Aquilano, che scrive che il 29 di agosto tornarono a l’Aquila, proprio per il Perdono, i soldati aquilani che si trovavano ad Anticoli con le truppe del Duca di Calabria, per fronteggiare la minaccia dell’imperatore Ludovico il Bavaro.

Cosi Buccio alla quartina 316 della sua Cronica:

E retornammo in Aquila lu di dellu Perduno,

alegri con gra’ festa cantando ciascheduno;

appresso dellu vespero, tucti quanti in communo,

e gemmo a Collemagio che no-nn’è mino niuno.

Una testimonianza ben più importante di come andava sviluppandosi la festività, comprendendo altre manifestazioni civili, è del 1358, quando il Magistrato Aquilano pregò il re Luigi di rinviare di qualche giorno la visita alla città per non disturbare i fedeli e i mercanti che la affollavano per la Perdonanza.

Da questa circostanza risulta evidente non solo il grande afflusso di persone, ma per la prima volta viene citato indirettamente che si svolgeva, in quei giorni, anche una grande Fiera Mercantile.

Negli anni seguenti il concorso di folla di pellegrini deve essere stato molto importante. La qualcosa si evince da un legato disposto da certo Marino di Corrado di Bazzano che verso la fine del XIV sec. ordinò, la distribuzione annuale ai poveri di vino e pane nei giorni di quella che viene detta, Indulgenza Aquilana.

Nella seconda metà del XV sec. si ebbe però anche una interruzione quando papa Pio II bandì una crociata contro i turchi, concedendo l’Indulgenza Plenaria a favore di quanti sarebbero partiti e avessero dato sostegno alla spedizione, sospendendo conseguentemente tutte le altre Indulgenze, compreso quindi la nostra.

Si andò poi avanti di proroghe, in proroghe dal 1468 al 1472, grazie ai buoni auspici del concittadino Vescovo Amico Agnifili. Si giunse così all’anno 1477, quando il Magistrato Aquilano, spendendo circa cento ducati ottenne da papa Sisto IV, un atto nel quale il pontefice ricordava: l’occasione in cui l’Indulgenza era stata concessa, la sua natura, il tradizionale concorso di fedeli e il tempo utile per lucrarla e la dichiarava confermata in perpetuo e la proclamava irrevocabile a dispetto di qualsiasi costituzione contraria.

Da allora la Perdonanza non subì più sospensioni, da parte della Santa Sede, anche se il flusso dei pellegrini in alcune circostanze diminuì a causa di varie pestilenze che colpirono la Nazione e anche L’Aquila.

In tempi a noi più vicini, nel 1967, il 1 Febbraio, fu il Vescovo Aquilano Costantino Stella, che si fece parte diligente presso la Santa Sede, che su indicazione dell’allora pontefice Paolo VI stava rimettendo ordine alle Indulgenze, affinché venisse inserito il Perdono Aquilano.

Ciò avvenne e la Perdonanza venne iscritta al numero uno del Sacro Registro.

*Presidente del Centro Internazionale degli studi Celestiniani