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Magnola-Ovindoli: ‘No ai nuovi impianti sciistici’

L’Associazione Appennino Ecosistema lancia un appellotrasformare il  Parco Regionale del Sirente-Velino in un grande Parco Nazionale con confini, zonazione e regime di protezione scientificamente fondati. L’ Associazione mette a disposizione le proprie competenze scientifiche per ridisegnare caratteristiche, territorio e modalità di gestione della più grande area protetta a livello regionale.

di seguito la nota completa:

Mentre vi si svolgono i Campionati mondiali studenteschi di sci, portando al centro dell’attenzione mondiale gli stupendi paesaggi appenninici, nuove minacce incombono sui delicati e intatti ecosistemi di alta quota del massiccio del Velino. Recentemente, infatti, il Presidente della Regione Abruzzo ha annunciato la prossima realizzazione di , verso le creste dei Monti della Magnola confinanti con i Piani di Pezza, con il non celato obiettivo di giungere progressivamente a collegare quel comprensorio con quello di Campo Felice. La realizzazione di queste infrastrutture, di nessuna delle quali sono stati ancora valutati l’incidenza e l’impatto ambientale come prevede la legge, danneggerebbe irreparabilmente specie ed ecosistemi di alta montagna protetti a livello nazionale ed europeo. E’ ora di interrompere questo modo irrazionale di gestire il territorio basato su interventi episodici ed annunci propagandistici, per passare decisamente ad un approccio integrato e scientificamente basato, che consenta il tranquillo sviluppo delle attività turistiche e sportive nei luoghi opportuni, senza per questo determinare la perdita o il danneggiamento dei delicati ecosistemi delle nostre montagne.

Ci troviamo in una vasta area posta proprio al centro delle maggiori aree protette a livello nazionale ed europeo (i Parchi Nazionali del Gran Sasso, della Majella e d’Abruzzo), con le quali il massiccio del Velino-Sirente compone una formidabile rete ecologica, un vasto territorio di quasi 100.000 ettari protetto a livello nazionale dalla Riserva Naturale Orientata Monte Velino, a quello regionale dal Parco del Sirente-Velino (oltre che dalla Riserva Naturale Gole di San Venanzio) in Abruzzo e dalla Riserva Naturale Montagne della Duchessa nel Lazio, ed anche a livello di Unione Europea attraverso due grandi Zone di Protezione Speciale e ben sette Siti di Interesse Comunitario.

Nonostante ciò, il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, istituito nell’ormai lontano 1989, non è mai entrato compiutamente nella necessaria operatività, comportando soltanto vincoli subiti passivamente dalla popolazione. Dopo quasi trent’anni, ancora non è stato approvato il Piano del Parco (nonostante sia stato redatto da decenni e sia anche stato successivamente aggiornato), che avrebbe potuto lanciare una gestione del territorio scientificamente fondata ed adeguata da un lato alle sue qualità ecologiche e dall’altro alle attività umane con queste compatibili. Di fronte all’incapacità di gestire un’area così importante e vasta da parte dell’Amministrazione Regionale, che ne ha più volte mutato i confini senza seguire alcun criterio scientifico e che ripropone di volta in volta riforme peggiorative e parziali, l’unica via per garantire la necessaria protezione agli ecosistemi ed alle specie del grande massiccio del Velino-Sirente appare quella di trasformarlo in un grande Parco Nazionale.

Il nuovo Parco Nazionale potrebbe comprendere il territorio di tutte le aree protette del massiccio, a livello regionale, nazionale ed europeo, in linea con quanto richiesto dalla Strategia Nazionale sulla Biodiversità e dalla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, per un totale di circa 100.000 ettari.

L’istituzione del Parco Nazionale del Velino-Sirente, oltre a garantire la conservazione del suo immenso patrimonio di biodiversità, consentirebbe di procedere alla gestione razionale del territorio, attraverso un’attenta zonazione che sottoponga alla massima tutela le aree A e B ove sono presenti ecosistemi e specie di elevatissimo valore e liberalizzi gli usi tradizionali e turistici (incluse le attività sciistiche) nelle aree C di “pre-Parco” ove gli ecosistemi sono meno sensibili e di minore valore.

Appennino Ecosistema rivolge quindi un appello a tutte le Associazioni ecologiste e a tutte le forze politiche rappresentate nel Consiglio Regionale Abruzzese affinché si facciano promotrici di una proposta compiuta in questo senso da sottoporre al Ministero dell’Ambiente, ed alle Amministrazioni Comunali di Lucoli ed Ocre perché la sostengano, in modo da includere le porzioni più integre del territorio di loro competenza nel futuro Parco Nazionale.

Appennino Ecosistema mette fin d’ora a disposizione le competenze dei 22 ecologi, geologi, giuristi e conservazionisti che compongono il proprio Consiglio scientifico, per ridisegnare caratteristiche, territorio e modalità di gestione della più grande area protetta a livello regionale.

Sul sito web www.appenninoecosistema.org saranno presto disponibili tutti i dettagli su questo grande progetto.