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‘Cara Miss Spotted, io sono orgogliosamente aquilana’

Non si spegne la polemica attorno alla lettera della studentessa fuorisede entusiasta di lasciare l’Aquila alla fine del suo percorso di studi: il post, pubblicato su Spotted Univaq, ha avuto una eco rilevante anche per la risposta precisa e puntuale della nostra Raffaella De Nicola, in Cara Miss Spotted.

Pubblichiamo, di seguito, l’intervento di una nostra lettrice, Caterina D’Appollonio, “orgogliosamente aquilana”, in risposta all’anonima studentessa

Buongiorno,
non ho potuto leggere che con grande tristezza la lettera dell’anonima aquilana, che poi aquilana non è.
Mi spiace dirlo ma la prima cosa che mi ha colpito di quelle righe è l’assoluta superficialità di contenuto che una laureanda proiettata verso un fulgido futuro non dovrebbe avere.
Dovrebbe avere una maturità e criticità di riflessione e contenuti assai diversi, che, forse, le avrebbero impedito di scrivere una lettera simile, o, se l’avesse comunque scritta, senz’altro sarebbe stata di tutt’altro tono.
Io sono orgogliosamente aquilana.
Nasco e cresco a L’Aquila, città che mi ha trasmesso assieme alla mia famiglia valori e struttura emotiva e di carattere che hanno consentito tutta la mia successiva evoluzione.
Ora veniamo ai fatti, che l’Amministrazione Regionale, Provinciale, Comunale e di Ateneo a L’Aquila dopo tutto quello che è successo siano assenti, inefficaci e poco abbiano fatto per attrarre nell’università, sotto molti profili, critici e sostanziali, è certo. 
Ma il discorso qui è un altro e di altro tono.
E’ l’immaturo sfogo e lamentela di chi non ha voluto o non ha saputo acclimatarsi in un luogo diverso e nuovo e la “colpa” ovviamente è scaricata sugli altri.
Conosco i pregi della città (bellezza naturale, arte, musica, cultura, cibo, locali, architettura, neve, salubrità ecc ecc) conosco i suoi difetti (chiusura montanara, collegamenti difficili, una certa staticità, ruvidezza ecc ecc).
Nei miei occhi, nel mio cuore, nel mio naso, in ogni mio senso e piega della mia anima c’è e ci sarà sempre il Gran Sasso visto dalla mia camera, l’odore e il profumo dell’aria, il colore del parco castello, il colore del cielo, la dolcezza dello struscio sotto i portici, gli addobbi di natale per i vicoli, le passeggiate alla crocetta e molto altro. 
A L’aquila poi, nel cimitero, c’è il mio cuore insieme alla mia mamma.
Oggi L’Aquila non ha perso questa poesia, c’è anche nel Duomo scoperchiato, nella piazza deserta, nel muro crollato, nei portici puntellati ma ora L’Aquila è anche come qualsiasi altra città d’Italia, come Pescara, come le cittaducole del nord: dislocata di quà e di là e si passeggia nei centri commerciali.
Occorre poi tenere conto che parliamo di una città ferita a morte dal terremoto, e da tutto ciò che ne è seguito, segnata nel profondo dell’anima sua e dei suoi singoli cittadini, un’esperienza che se non vissuta risulta incomprensibile a chi non è capace di empatia e vive la propria vita con superficialità.
Ora l’anonima aquilana non so da quale metropoli provenga, né quanto abbia girovagato da turista, né quanto abbia letto, né quali siano i pilastri della sua esistenza….
Ma vedo una certa scarsa esperienza di emozioni, di vita e un certo malcelato frustrato revanscismo verso la città che l’ha ospitata.
Ho avuto esperienza di vita in tante diverse città e turismo lungo in molte altre…
Io l’Università l’ho frequentata da semipendolare a Roma, ma desideravo sempre tornare a L’aquila dopo le uscite romane.
Dopo la laurea sono tornata per due anni fissa nella “mia” L’Aquila.
Poi di nuovo a lavoro a Roma (che adoro) a Firenze, a Milano, Busto Arsizio ora a Trento, che con le sue montagne mi fa sentire un pò più a “casa” . Ci vivo con mio marito, aquilano, con mio figlio che, per quanto sia nato a Varese, e parli trentino è assolutamente aquilano. Mio fratello ha vissuto a Firenze, Cagliari, Parigi , Londra ed ora a Cambridge.
Non ho avuto mai difficoltà di ambientamento ho vissuto tutto insieme : caos, chiusura delle persone, traffico, mezzi che non funzionano, ritardi, uffici caotici, lavoro pesante, gente irritante, maleducazione, nuove prospettive, paesaggi, nuove tradizioni, abitudini, modi di vivere, persone gentili, simpatia, disponibilità, servizi efficienti, caldo, umido, smog, fiumi, laghi, mare e montagne, tutto e mille altri frangenti, sorprese, delusioni, piaceri e serie difficoltà che chi è sradicato incontra in nuove città e nuovi contesti.
Non è possibile disprezzare un posto, peraltro molto bello, occorre essere consapevoli del pro e del contro e che se c’è qualcosa di meglio c’è anche qualcosa di peggio.
Nella mia esperienza ogni posto ha pregi e difetti e ne ho conosciuti ben peggiori di L’Aquila e degli aquilani.
Ci sono posti con servizi migliori, più ricchi, meno sicuri, meno sani, più inquinati, più “difficili”, più “soli”.

Disgrazie e calamità, poi, avvengono in ogni parte d’Italia e del mondo.

Dopo tutta questa “esperienza” trovo sempre più bella la mia Aquila ferita.  e ci torno con piacere ogni occasione.
Perciò se da un lato è puerile lo sfogo della cosiddetta anonima aquilana, dettato da superficiale immaturità, dall’altro è imperdonabile ingiusta offesa che manifesta insoddisfazione e dispetto nel lasciare questa tremenda città che si chiama L’Aquila, che pure ha insegnato a molti suoi cittadini: ad apprezzarla e a saper vivere nel resto del mondo.