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Lettera di Papa Celestino al comune dell’Aquila

L’attenzione resta alta sull’ultima sulla decisione del Consiglio comunale del capoluogo che ha votato “no al crocifisso in aula”.
Dopo l’adozione da parte di Padre Quirino che ha preso in consegna il simbolo religioso “espulso” nella struttura di Piazza D’Armi, lo storico abruzzese Fulvio Giustizia scrive una lettera immaginaria di Papa Celestino V (San Pietro Celestino è compatrono della città con San Massimo, Sant’Equizio e San Bernardino da Siena) indirizzata ai Consiglieri comunali dell’Aquila.

di Fulvio Giustizia*

Magnifici e illustrissimi Signori della Camera Aquilana,

con grande rammarico a voi mi rivolgo dopo quando, inaspettatamente, vi siete «comportati da nemici della croce di Cristo» (Paolo, Filippesi. 3,18), avendo così inferto una grande ferita all’amato Signore mio e di tutti gli aquilani, il quale anche oggi, grazie alla vostra irresponsabile condotta può ancora ben dire: «gli uccelli dell’aria hanno il loro nido, le volpi le loro tane, ma il Figlio dell’uomo non sa dove posare il capo».

Dal cuore di questa città ferita (non risanabile senza l’aiuto dall’Alto), voi mi risponderete che l’avete fatto in ragione della vostra laicità come politici e anche perché fra di voi c’è uno o due a cui il santo Crocifisso dà fastidio, proprio Lui che è l’innocente per eccellenza, che ha accolto tutti ed amato tutti senza discriminazione, Lui che ha dato la vita per tutti, ma che oggi è il grande discriminato da voi.

Ricordatevi, eccellentissimi Consiglieri, che l’Aula in cui vi riunite non è un luogo semplicemente privato. Essa rappresenta il sito istituzionale di tutta la comunità cittadina, che vi ha eletto e che nella sua grande maggioranza è credente, tenendo molto a che si conservi anche in questa sede questo simbolo di sacralità, se non altro come segno-radice della nostra cultura occidentale.

Tuttavia, se le mie parole non sono abbastanza convincenti per farvi rinsavire e revocare la vostra decisione, mi vedo costretto io, Celestino, a chiedervi di restituire agli organi competenti della Chiesa Aquilana la mia Bolla del Perdono, perché quel perdono proviene dal costato squarciato di quel Crocifisso, la cui effigie voi avete rimosso.

Sperando nel vostro rinsavimento, invoco, in questo anno di misericordia, il perdono del Signore su di voi   e mi auguro che il primo cittadino di questa mia amata città, possa ancora annunciare, senza vergogna, l’inizio della Perdonanza al mondo, il prossimo 28 agosto 2016.

Vostro sempre amico e servitore Celestino V Papa

insieme ai carissimi con me compatroni e testimoni di questa lettera

San Massimo, Sant’Equizio, San Bernardino.