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Mamma ascoltami! Lo sviluppo del linguaggio da 0 a 3 anni

di Roberta Bernardi per Psicologiamo*
I bambini hanno una predisposizione fisiologica ad apprendere il linguaggio, un processo molto complesso che si verifica nel corso dei primi tre anni di vita. Lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio avviene attraverso una serie di fasi che si succedono una all’altra per tutti i bambini ma che sono soggettive per ognuno, per ciò che riguarda tempi, modi e strategie utilizzate.
Nei primi mesi di vita del nostro bambino assistiamo a meccanismi vocali: è questo il periodo della lallazione, ovvero la ripetizione dello stesso suono come mezzo comunicativo. Solo con il raggiungimento del primo anno di vita possiamo parlare di linguaggio vero e proprio.
Nel corso del primo anno il bambino:
riconosce il nome proprio;
dice due-tre parole oltre a dire “mamma” e “papà”;
imita parole familiari;
comprende istruzioni semplici;
le parole possono essere usate come simboli per indicare gli oggetti (ad es., auto = garage; acqua = mare; etc.);
Per facilitare lo sviluppo del linguaggio in questo periodo, la mamma deve rispondere ai balbettii ed ai gorgheggi, deve parlare al piccolo durante i momenti in cui ci si prende cura di lui, deve leggere ogni giorno libri illustrati, raccontare filastrocche o cantare canzoni, deve insegnare al bambino i nomi degli oggetti e delle persone con cui viene a contatto quotidianamente. E’ utile in questa fase portare il bambino con sé in posti nuovi e in nuove situazioni o giocare a semplici giochi con il piccino (per esempio a “cucu-eccolo”).

Tra uno e due anni il bambino:
capisce la negazione “no”;
ha un vocabolario di 10-20 parole, inclusi i nomi propri di persona;
unisce due parole per dire ad esempio “mamma pappa”;
fa “ciao-ciao” con la mano e gioca a “cucu-eccolo”;
riproduce il verso degli animali più comuni;
porge un giocattolo quando gli viene richiesto;
usa la parola “ancora” per indicare ciò di cui ha bisogno (per esempio per indicare che vuole più pappa, o che vuole continuare a giocare);
indica dov’è il suo naso, gli occhi e le mani o i piedi;
quando gli viene richiesto, va a prendere gli oggetti che stanno in un’altra stanza;
Ciò che favorisce lo sviluppo del linguaggio in questo periodo è senza dubbio l’incoraggiare e il rinforzare i tentativi del bambino di dire nuove parole. Bisogna parlare col piccolo descrivendo i particolari di ciò che si sta facendo, lentamente ed in maniera semplice e chiara.
E’ importante in questa fase prestare attenzione al bambino mentre parla e descrivergli tutto quello che fa, ascolta o prova; stimolante ed efficace è inoltre fargli ascoltare dischi, audio-cassette e video-cassette. Ricordiamoci infine che è fondamentale lodare gli sforzi comunicativi del bambino per una buona acquisizione del linguaggio.

linguaggio del bambino

Tra i due e i tre anni nostro figlio:
sa identificare le parti del corpo umano;
simula dei dialoghi tra sé ed i suoi giocattoli;
usa espressioni come “Che cosa è questo?” oppure “Dov’è il mio ……?”;
usa frasi negative composte di due parole tipo “Non voglio”;
inizia a saper usare le forme plurali di alcune semplici parole;
ha un vocabolario di circa 450 parole;
inizia a conoscere i nomi propri delle persone e indica la sua età con le dita della mano;
sa formare semplici frasi composte da soggetto e verbo (ad esempio, “mamma bere”);
capisce semplici concetti di tempo, tipo “ieri notte” o “domani”;
inizia a riferirsi a sé stesso dicendo “io” piuttosto che chiamandosi col proprio nome (inizia a formarsi quellom che in psicologia è chiamato il Se);
cerca di attirare l’attenzione degli adulti dicendo “guardami”;
gli piace ascoltare più volte la stessa storia;
non sa ancora distinguere tra il “Si” ed il “No” e potrebbe dire “No” anche quando significa “Si”;
parla con gli altri bambini nello stesso modo con cui parla con gli adulti;
cerca di risolvere le difficoltà parlandone, piuttosto che piangendo o picchiando gli altri;
pone domande sul “dove” si trovano gli oggetti o le persone;
denomina gli oggetti o le immagini più comuni;
costruisce semplici frasi del tipo: “Ne voglio di più” o “Io voglio biscotto”;
abbina tre-quattro colori e possiede il concetto di “grande” e “piccolo”;
Ciò che favorisce lo sviluppo del linguaggio in questo periodo è senza dubbio il ripetere più volte le parole nuove. E’ importante in questa fase di sviluppo leggere al bambino una favola , magari prima di andare a dormire la sera. Prestiamo attenzione a ciò che il piccolo ci dice quando ci parla e facciamo domande in modo che possa ragionare sulle cose e parlarne. Di massima utilità è completare le frasi che il bambino dice (per esempio, se il piccolo esclama “Ancora succo”, noi completiamo dicendo: “Marco vuole ancora il succo”).
Teniamo a mente però che esistono rilevanti differenze da bambino a bambino e che queste possono essere dovute a cause diverse: genetiche, sessuali (le femmine, in genere, parlano prima dei maschi), ambientali (i bimbi allevati in istituti, o da persone che interagiscono poco verbalmente, possono presentare un ritardo nell’acquisizione del linguaggio). Per questo non allarmiamoci subito se nostro figlio non parla, ognuno ha i suoi tempi e forse… il nostro piccolo non ha ancora nulla da dirci!

roberta bernardi

*Psicologiamo, la rubrica di Roberta Bernardi per il Capoluogo.it
34 anni, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, Roberta ha recentemente dato alla luce Azzurra ed Aurora. Attualmente impegnata in PhD presso l’Università degli Studi di L’Aquila, è specialista in psicopatologia infantile e adolescenziale con annesse problematiche familiari. BLOG: Roberta Bernardi