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Gentile Anonima, ogni città ha le sue calamità

Il post pubblicato su Spotted: “Univaq” – L’Aquila il 15 febbraio alle ore 14:50* ha aperto un vero dibattito in città. Dopo la riflessione di Raffaella De Nicola, ne segue un’altra. Quella di Davide, aquilano, che per cause di forza maggiore è stato costretto a trasferirsi da piccolino con la sua famiglia, ma L’Aquila resta nel cuore.

Davide scrive: 

Gentile Anonima,

io me ne sono andato via sul serio. A dire il vero è stata una parte della mia famiglia a farmi trasferire, per forza, quando avevo 4 anni. Sono approdato al centro-nord, nell’ultimo lembo della Toscana, quella che è considerata da molti la regione più bella del mondo. E lo è.

Una mattina mi svegliai, aprii le finestre e vidi una nube nera salire alta, nel cielo. I pesci morivano, nei fiumi. Le foglie cambiavano colore. Scappammo tutti, in preda ad un’ingenua illusione, e per poco non avvenne una nuova Chernobyl. Te la ricordi, Chernobyl? No. Nemmeno eri nata. Io, si. Me la ricordo.

Forse è per quello, per quella nube, che abbiamo la più alta percentuale di malati di tumore ai polmoni di tutta Italia. Chi lo sa.

Ah, c’è anche tanta disoccupazione.

Però ci sono anche molte cose buone, a Massa. A partire da una storia di cui andare fieri, una storia di orgoglio e di resistenza.

Ogni territorio, come vedi, ha i suoi problemi, le sue “calamità”. Anche quello che per te è il “Nord”, anche un comune della bella Toscana.

Non chiamare più “maledetta” la tua città, che è stata e resterà per sempre anche la mia città. La mia, la nostra L’Aquila.

Non farlo più.

* post pubblicato su Spotted: “Univaq” – L’Aquila : Tra 20 giorni andrò via da L’Aquila, da questo maledetto posto e, non esiste cosa al momento che possa rendermi più felice. Capisco che alla maggior parte di voi possa fare rabbia, ma se così fosse, sarebbe per un meccanismo di difesa. Capisco che possa fare questo effetto a chi è nato e cresciuto qui. Chi non dirà nulla, è perché nulla gli importa di ciò.
Questi tre anni sono stati i più brutti della mia vita, ho odiato questa città da morire, qualsiasi cosa. La facoltà che cade a pezzi, le strade, gli autobus che non rispettano l’orario, la gente maleducata dietro le casse dei supermercati, bar e altrove, nonostante fossi cliente da tempo. Che dispiacere vedere la maggior parte dei miei coetanei trasandati.. Le gru come unico panorama possibile dalla mia piccola finestra.. il circo di alcolizzati che mi fanno tenerezza il giovedì sera. Il rumore perenne di trapani nelle orecchie.
Ho provato in tutti modi a crearmi l’illusione che questa, potesse essere una città vera. Ma fingere alle lunghe fa la bocca amara e il cuore arido. È davvero una cosa brutta e me ne rendo conto; ho provato ad avere anche un legame più profondo con le persone solo per sentirmi un po’ più a casa, ma finiva sempre che le respingevo, per non affondare radici in questo posto. Dopo esser stata qui 3 anni, non rimetterò mai più piede in questa città. Quanto mi sento bene ora che posso dirlo!
Ai ragazzi vogliosi d’intraprendere il percorso di studi a L’Aquila, auguro vivamente di trovare una compagnia che non li faccia sentire assorti in un vuoto come lo è stato il mio. Auguro di non dover camminare ogni giorno tra le mura ancora rotte, vedendo quelli che erano i vecchi negozi e le stanze di qualche ragazzo immaginando la luce soffusa da studio e la penna che girava fra le dita. Auguro di non vedere qualche foto loro sparsa, tra la polvere innalazata che quasi forzatamente ti spinge ad inalarla. Auguro di non accontentarsi solo perchè “tanto sono pochi anni”.
Auguro loro di portare sempre con sè la loro vera casa e non sentirsi mai soli come lo è questa città e la gente particolare che ne fa parte. Auguro di cambiare sede, poichè le tasse sono uguali a quelle di una vera città. Auguro di vivere in ogni caso!
In bocca al lupo a tutti ragazzi!