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L’Aquila 2017, il bagno di sangue della politica

Le elezioni comunali 2017 si avvicinano e nelle segrete stanze della politica si avviano le complesse trattative che devono portare, per gli opposti schieramenti, all’individuazione del candidato sindaco e del collegato programma. All’Aquila poco da dire sul centrodestra, frammentato se non liquefatto, non diversamente dal resto del belpaese, e che difficilmente riuscirà ad esprimere un leader carismatico in grado di ricomporre le troppe anime di “tutto ciò che PD non è”.  Tra le poche carte vincenti che il centrodestra poteva giocare era quella di Giancarlo Silveri, ex manager Asl, che sembra preferisca restare in ambito sanitario, piuttosto che lanciarsi nell’agone di una difficile campagna elettorale.
Considerata pure la sostanziale irrilevanza dei Cinque Stelle nostrani, il pallino resta dunque nelle mani delle molte famiglie, gruppuscoli e confraternite che, formalmente riunite sotto il grande ombrello del Partito Democratico, in verità appaiono divise su tutto, e basti vedere la penosa vicenda della nomina del manager Asl per comprendere quanto in realtà il PD sia soltanto un ologramma, un’espressione verbale.

E le scaramucce sono già iniziate. Esponenti locali del PD o contigui fanno già filtrare che il candidato sua già deciso (deciso da chi?) e sarebbe l’inossidabile Giovanni Lolli, da cinquanta anni in politica. Altri fanno osservare che Lolli ricopre un ruolo essenziale nella Giunta regionale, addirittura insostituibile nel suo ruolo di difesa della aree interne in generale e dell’Aquila in particolare. Giovani e capaci leoni con addentellati politici rilevanti, come Americo Di Benedetto, sarebbero pronti ai nastri di partenza, tanto da meritarsi già qualche mitragliata di interdizione da parte di consumati politici (non abbiamo detto logori) come Carlo Benedetti.  La Pezzopane osserva attenta e, per ora,  si limita a sparigliare le carte anche se in molti giurano che sarebbe lei la candidata vera del PD e, probabilmente,  futuro sindaco dell’Aquila.

Sono già troppi gli aspiranti candidati o presunti tali. Se si vuole evitare un bagno di sangue resta solo una strada, quella delle primarie, ma che siano primarie vere.

Le consultazioni primarie per selezionare il candidato aquilano sarebbero una buona cosa. Il condizionale è d’obbligo, dato che la dilettantesca gestione fatta in passato è riuscita a rovinare questo potente strumento di selezione della nuova classe dirigente e di governo. Una delle regole fondamentali del test primario, infatti, è che la consultazione deve tenersi molto ma molto in anticipo rispetto alle elezioni vere e proprie, almeno sei mesi prima, per diversi motivi. Le primarie lasciano sempre un inevitabile strascico di malumori personali e di polemiche tra i candidati contrapposti che richiedono faticose mediazioni e tempi fisiologici per ricomporsi; il candidato prescelto, inoltre, deve avere il tempo per recuperare i perdenti ed organizzarsi, perseguendo una strategia di allargamento dell’area della ristretta “fazione” che lo ha votato in occasione del test; le primarie, inoltre, hanno un senso soltanto se riescono a coinvolgere nel gioco della politica la società civile e le categorie produttive, ovvero un insieme di elettori ben più ampio del partito di appartenenza del candidato al test, e questo richiede i tempi giusti per tenere una vera e propria campagna elettorale, con dibattiti, incontri e scontri tra i vari candidati.

Se le primarie si devono fare, come giustamente chiede la Pezzopane, si eviti di trasformarle in uno psicodramma come in occasione delle recenti elezioni regionali. Si decida subito, per il bene dell’Aquila, come farle, se aperte, se chiuse, se di partito o di coalizione, di sotto e di sopra, senza arrivare a ridosso della scadenza elettorale.

Sarebbe invece cosa opportuna sedersi tutti ad un tavolo e valutare la questione vera:  come dare un buon sindaco alla città. Una città ancora largamente da ricostruire, nelle coscienze oltre che nei palazzi. Le primarie sono una cosa buona, ma si devono fare nei tempi giusti e nel clima giusto di cooperazione competitiva, non già nel contesto da “OK Corrall” in cui vive il PD nella intera provincia aquilana.