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Cara miss Spotted…

di Raffaella De Nicola

Anche io sarei andata via da questa città, che comunque non definirei maledetta, se questo stesso luogo non mi avesse cullato nel valore e nell’attaccamento alle proprie radici, nei migliori anni della sua bellezza, di cui tu ovviamente ignori l’intensità. E ci dispiace per la tua, di città, suppongo del centro sud e sicuramente colma di problemi da cui evidentemente sei fuggita pensando di andare a Hollywood, visto il livore che usi parlando di noi e che mi apre degli scenari non proprio tranquilli sui tuoi conflitti personali. Il tuo “brioso” giudizio, postato a ridosso dell’anniversario di Giordano Bruno, libero pensiero ma non libera ingiuria, spero non a caso, la qual cosa farebbe di te un maestro della comunicazione, mostra una comicità naturale nell’esprimere il tuo libero disprezzo. Inutile dire ad una persona come te che la nostra difficile città abbia un dolore stratificato che induce alla difensiva con chi non è proprio cordiale. Non hai notato dietro le gru e la polvere ed i resti sbranati di case la cultura, il teatro, i concerti, la magnifica piscina comunale, le strutture sportive, la montagna, i boschi, i percorsi nel verde, i parchi ed i tanti circoli, concentrata a giudicare più che capire, rifuggire più che compenetrare. Che incredibile occasione hai mancato. Per questi tre anni infernali, finalmente conclusi, che ti consentono di tornare alla tua fantastica realtà, magica di gentilezza e funzionalità, case integre, clima ovattato di una dimensione aulica, con una laurea per di più scontata , senza che tu dessi il minimo contributo a questo territorio, anche noi siamo contenti che siano finiti. Per questa palestra di vita, in una città di frontiera come la nostra, un Emergency perenne, che ti hanno chiarito bene, al contrario di prima, cosa volere, non chiederemo un sovrapprezzo. Persone pagano una vita intera terapie per capirlo. A te è bastato vedere noi. Perciò ti auguriamo di andare a Parigi, Londra, Berlino, trovare il rispetto che non dai, circondata dalla bellezza che non sai intravvedere, sai ci vuole una sensibilità aperta e una volontà per quello, servizi efficienti e funzionali come è ben raro apprezzare, tantoppiù in un luogo sintesi di tutti i disastri politiciburocraticiclientelari italiani. Ti faccio una confidenza. Anche io, adesso, andrei via, perché la tragedia del post sisma è forte quanto quella del sisma. E posso accettare il tuo malumore. Ma capisco molto meglio il nostro, fisiologicamente giustificato, e meno il tuo disprezzo. Ancora meno il tuo rimanere. Un enigma, il tuo non andare via, il non usare quella libertà che in maniera sferzante, e comoda, mascheri dietro l’anonimato. Evidentemente hai avuto anche tu convenienza dalla nostra tragedia, l’ opportunità di un titolo di studio in saldo in questa squallida città, e questo tuo tornaconto che macchia la credibilità e purezza dei tuoi aspri commenti. Potevi uscirne meglio, che eleganza se non ti fossi liberata solo a fine corso, quando hai finito di utilizzarci, che classe se fossi stata critica senza offendere.

Quindi mi permetto di darti un consiglio: nel tuo curriculum non esprimere valori sociali di integrazione o di capacità a lavori di gruppo o empatia. Non sono questi i tuoi punti forza. E fai finta di rispettare chi hai di fronte, soprattutto se sofferente. D’altronde chi ha conflitti irrisolti li ripropone ovunque, anche a Parigi. Per il resto noi abbiamo bisogno di ben altro, stanchi di chi offende il piatto che lo nutre.

Ciao Miss Spotted, ti aspetto a casa mia. Contattami tramite la redazione. Ti farò vedere come, fra i mattoni della nostra casa ricostruita con immense fatiche, troverai l’anima ed il sudore di questa città.

Segue il post originale, pubblicato su Spotted: “Univaq” – L’Aquila il 15 febbraio alle ore 14:50 , che ha dato origine alla riflessione

Tra 20 giorni andrò via da L’Aquila, da questo maledetto posto e, non esiste cosa al momento che possa rendermi più felice. Capisco che alla maggior parte di voi possa fare rabbia, ma se così fosse, sarebbe per un meccanismo di difesa. Capisco che possa fare questo effetto a chi è nato e cresciuto qui. Chi non dirà nulla, è perché nulla gli importa di ciò.
Questi tre anni sono stati i più brutti della mia vita, ho odiato questa città da morire, qualsiasi cosa. La facoltà che cade a pezzi, le strade, gli autobus che non rispettano l’orario, la gente maleducata dietro le casse dei supermercati, bar e altrove, nonostante fossi cliente da tempo. Che dispiacere vedere la maggior parte dei miei coetanei trasandati.. Le gru come unico panorama possibile dalla mia piccola finestra.. il circo di alcolizzati che mi fanno tenerezza il giovedì sera. Il rumore perenne di trapani nelle orecchie.
Ho provato in tutti modi a crearmi l’illusione che questa, potesse essere una città vera. Ma fingere alle lunghe fa la bocca amara e il cuore arido. È davvero una cosa brutta e me ne rendo conto; ho provato ad avere anche un legame più profondo con le persone solo per sentirmi un po’ più a casa, ma finiva sempre che le respingevo, per non affondare radici in questo posto. Dopo esser stata qui 3 anni, non rimetterò mai più piede in questa città. Quanto mi sento bene ora che posso dirlo!
Ai ragazzi vogliosi d’intraprendere il percorso di studi a L’Aquila, auguro vivamente di trovare una compagnia che non li faccia sentire assorti in un vuoto come lo è stato il mio. Auguro di non dover camminare ogni giorno tra le mura ancora rotte, vedendo quelli che erano i vecchi negozi e le stanze di qualche ragazzo immaginando la luce soffusa da studio e la penna che girava fra le dita. Auguro di non vedere qualche foto loro sparsa, tra la polvere innalazata che quasi forzatamente ti spinge ad inalarla. Auguro di non accontentarsi solo perchè “tanto sono pochi anni”.
Auguro loro di portare sempre con sè la loro vera casa e non sentirsi mai soli come lo è questa città e la gente particolare che ne fa parte. Auguro di cambiare sede, poichè le tasse sono uguali a quelle di una vera città. Auguro di vivere in ogni caso!
In bocca al lupo a tutti ragazzi!