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Riabilitazione neuromotoria, servizio a rischio per personale precario

Accadeva esattamente un anno fa.  I genitori di una trentina di bambini assistiti dal reparto di riabilitazione neuromotoria che si trova a Collemaggio inviavano nel febbraio 2015 una diffida a Giancarlo Silveri, che era ai vertici dell’Azienda sanitaria,  finalizzata a far riprendere un  servizio  interrotto.

I piccoli pazienti sono affetti da disturbi e patologie di differente gravità. Nonostante questo il servizio di riabilitazione fu interrotto senza preavviso all’utenza.

Silveri mantenne la promessa: il servizio fu riattivato, ma oggi resta ancora un problema:  il personale impiegato è rimasto precario. Da qui nasce la preoccupazione dei genitori che scrivono una lettera aperta al nuovo manager della Asl 1.

“Dopo una serie di interruzioni a singhiozzo ora il servizio di riabilitazione neuromotoria,  che assiste molti bambini e che presenta una lunga lista d’attesa, sembra avere avanti a sé appena due mesi di vita. La stessa sorte dovrebbe toccare alla riabilitazione logopedica che si trova a fronteggiare, tra l’altro il fenomeno delle dislessie, in drammatica crescita tra i bambini.

Quei genitori, che lo scorso anno animarono la protesta e che già avevano invitato la ASL a non mantenere il servizio di riabilitazione nel precariato, sono ancora sul sentiero di guerra per difendere la salute dei propri figli nonché un servizio che funziona ed è di fondamentale aiuto per i bambini, molti dei quali sono affetti da disturbi e patologie di differente gravità e titolari di particolari diritti, riconosciuti loro dalla nota legge 104/92.

E’ impensabile che tale servizio sia affidato a personale qualificato, ma precario e tanto meno che possa essere affidato a personale strutturato, ma privo di una specifica formazione per l’età evolutiva, a danno del servizio stesso, ma soprattutto, dei piccoli e doppiamente sfortunati pazienti.

E’ un diritto di questi bambini svantaggiati poter usufruire di un servizio di qualità, stabile e continuativo, a cui affidare la prospettiva di una vita migliore.

Questa lettera aperta vuole essere un primo passo di noi genitori, volto ad informare e sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni al problema, sperando di non dover passare dalla carta stampata dei giornali alla carta bollata dei tribunali, per veder riconosciuti i diritti dei nostri bambini”.