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L’Aquila, reati in serie

I Carabinieri della Compagnia di L’Aquila, nel corso di un servizio straordinario di controllo del territorio finalizzato al contrasto dei reati contro il patrimonio e dei fenomeni illegali legati alla guida sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti, hanno deferito in stato di libertà 8 persone, di cui 2 per guida in stato di ebbrezza, 1 per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, 3 per furto aggravato in abitazione e 2 per rapina e tentata estorsione in concorso.

S.P., classe ’64 e L.M classe ’92, a bordo delle rispettive auto, sono stati deferiti ai sensi dell’art. 186 del codice della strada (guida in stato di ebbrezza) all’esito del controllo mediante etilometro, mentre B.C. classe ’95 è stata deferita ai sensi dell’art. 187. Quest’ultima si è rifiutata di sottoporsi al previsto esame tossicologico dopo esser stata trovata alla giuda del mezzo in possesso di un trita-erba ancora intriso di marijuana.

V.M., classe ‘85, di origini rumene, all’esito di accurate indagini eseguite mediante acquisizione di filmati ed escussione di testimoni, veniva riconosciuto responsabile del furto in abitazione ai danni di una donna di Montereale, ma dimorante a L’Aquila, mentre G.A. classe ’77 e C.M. classe ’79, di un analogo fatto reato ai danni di una vedova ultraottantenne aquilana, commesso approfittando del fatto che i due lavoravano presso l’abitazione dell’anziana quali addetti alle pulizie. Parte del bottino, un orologio marca Citizen del valore di 700 euro, veniva recuperato, mentre della restante refurtiva, composta perlopiù da argenteria, ne veniva riscontrata la vendita ad un’oreficeria locale per un corrispettivo pari ad euro 2.000.

A.F. classe ‘84 e F.P. classe ’80 venivano infine denunciati a piede libero perché ritenuti responsabili in concorso tra loro di rapina e tentata estorsione ai danni di un giovane di origini marocchine. Le indagini hanno evidenziato come i due, dopo aver asportato con atteggiamenti minacciosi e violenti il telefono cellulare e pochi euro dalle tasche della vittima, la contattavano subordinando la restituzione del maltolto alla fornitura di “collaborazione” nella loro attività di spaccio di stupefacenti.