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But first… Let me take a selfie!

Un altro appuntamento su IlCapoluogo.it con ’I Portici’’, il giornalino studentesco dell’Istituto Domenico Cotugno dell’Aquila. Francesca Cappelletti scrive sulla storia dei social network e di quanto abbiano preso piede nella società di oggi.

di Francesca Cappelletti

Si fa nei momenti di noia, oppure per condividere un momento speciale con gli amici, o ancora semplicemente per intasargli la home di Facebook, Twitter, Instagram…Di cosa si tratta? Ovviamente del fenomeno più in voga del momento.
Sicuramente ognuno di voi, almeno una volta nella vita, se lo è fatto: si tratta di un semplice, sempreverde autoritratto. Solo che,se fino a qualche secolo fa l’autoritratto era un’opera d’arte fatta di colori ad olio o acquerelli, da qualche anno a questa parte è digitale e alla portata di tutti: è una foto scattata dall’Ipod, dallo smartphone, dalla macchina fotografica, e poi, ovviamente postata sui social.
Non pensate che sia chissà quale innovazione, infatti il primo autoritratto fotografico risale al 1839, quando lo statunitense Robert Cornelius, appassionato di fotografia, scattò e sviluppò una foto di se stesso.
In seguito, nel 1914, anche la granduchessa russa Anastasjia Nikolaevna, al tempo tredicenne, mandò un selfie ad un amico (troppo swag); forse non avrebbe mai immaginato che, esattamente un secolo più tardi, sarebbe stato difficile trovare qualcuno che non si fosse mai messo in posa difronte al proprio cellulare, intento ad immortalare il profilo migliore del suo viso.
Tornando ai giorni nostri, nei mesi del 2013, un artista americano, Patrivk Specchio,ha pensato di attuare un esperimento:i visitatori della sua mostra erano invitati ad entrare in un ascensore di un condominio di Brooklyn e scendere fino al seminterrato. All’apertura delle porte, un grande specchio accoglieva il pubblico, invitandolo a scattarsi un selfie con la macchina fotografica, proprio nell’atto di specchiarsi. Le foto raccolte in quell’occasione – oltre a poter essere postate su Facebook in real time – sono diventate una mostra di grande successo al MOMA di New York. L’artista ha dichiarato di voler esplorare,attraverso questa modalità, il nuovo concetto di IO e di individualità che scaturisce dalla società contemporanea, trasformando il pubblico da ricettore passivo dell’opera d’arte, a creatore attivo. L’esperimento di Specchio ha infoltito la sequela su questa vera e propria mania dei selfie. In principio erano i teenager a postare su MySpace ammiccanti foto, auto-scattate principalmente in bagno, in cui più della tua faccia inquadravi le fantastiche piastrelle kitsch del tuo bagno.
In effetti abbiamo avuto assaggi di selfie in tutte le salse.
Ora, con l’avvento dei social network e dei nuovi smartphone, con l’ausilio di Instagram e altri strumenti per fotografi amatoriali che rendono artistica anche la foto di un sasso,sono tantissime – e di tutte le età, i ceti, i sessi – le persone che praticano i selfie. Negli ultimi mesi è diventato talmente di moda che oramai conosciamo nel dettaglio anche la vita dei nostri beniamini, che siano attori, cantanti, sportivi o addirittura politici. Perfino il nostro Pontefice ha accettato di ”fare un selfie” con i fedeli.
Anche i sociologi si sono interrogati sul fenomeno. I selfie nascono dal nuovo concetto di immagine che caratterizza l’uomo contemporaneo:non più una realtà a parte, quasi sacra, creata solo da artisti e geni,l’immagine è un elemento tanto pervasivo del nostro quotidiano, da diventare esso stesso elemento ”terreno”, realtà, vita. L’io del mondo 2.0 è sottoposto e si sottopone continuamente a giudizi, commenti, opinioni che provengono da terzi, e anche l’approvazione della propria immagine è diventata fondamentale. La parola che è stata maggiormente associata a ”selfie” è ”narcisismo”: l’individuo ha bisogno di affermare se stesso,mostrando un immagine che possa suscitare il consenso altrui.
C’è poi un’altra spinosa questione che si pone all’attenzione: possono i selfie definirsi arte? Di sicuro è difficile chiamare arte l’autoscatto di una 14enne in top di fronte ad uno specchio. Ma è anche vero che la rappresentazione di sé, dal Rinascimento in poi,è stato uno dei soggetti più affascinanti e diffusi in campo artistico. Inoltre il fatto che attualmente ci sono 90 milioni di fotografie su Instagram taggate #me, fa si che i selfie possano definirsi un’espressione caratterizzante dell’iconosfera contemporanea,del modo di percepire il nostro mondo esteriore ed interiore.