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Di Fabio si deve dimettere: i suoi insulti alle donne sono ormai caso nazionale

Dopo gli incredibili insulti alle donne, impunemente e più volte postati su Facebook, l’assessore Di Fabio si deve dimettere. Senza se e senza ma. Il sindaco Di Pangrazio non può in alcun modo minimizzare la gravità dell’accaduto e continuare a condividere il governo della città con un personaggio inquietante, che ha mostrato evidenti e reiterati tratti di misoginia ed ha approfittato della platea pubblica di Facebook per dare sfogo alle sue frustrazioni. Avezzano non lo merita. Ha sbagliato il sindaco a minimizzare, a proteggere l’assessore misogino, ha sbagliato a parlare di una “goliardata”, di superficialità e di sottovalutazione. Non si è trattato di una isolata “goliardata”: Di Fabio ha più volte reiterato i post offensivi contro le donne (poi tardivamente cancellati) e del resto la bacheca dell’assessore era piena (ora l’ha bonificata) di banalità, di nudi, di xenofobia e, stranamente, di anti-politica (lui che di politica ci vive).

Il sindaco lo deve cacciare senza indugio, ed ora che lo ha inopportunamente difeso, accontentandosi di tiepide scuse, è restato inevitabilmente coinvolto con la sua stessa immagine di primo cittadino in questa turpe vicenda.

Il sindaco dovrebbe sapere, ma non lo sa o fa finta di non saperlo, che un assessore non è un Tizio qualunque. Un assessore ricopre un ruolo pubblico, costruisce l’immagine della Città, deve tenere un comportamento irreprensibile ed esemplare per tutti i concittadini, deve rispettare i doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico. Bene hanno fatto decine di donne di Avezzano a ribellarsi ai volgari insulti dell'”assessore”, ad inondare le redazioni dei giornali di proteste contro un retaggio sessista non degno di una città aperta e tollerante, ricca di donne forti e di valore. Donne che non meritano di essere rappresentate da un “assessore” alla Di Fabio.

Dimissioni che dovevano essere chieste a gran voce anzitutto dalla rappresentanza femminile della giunta Di Pangrazio e soprattutto da quella consigliera per le pari opportunità, avv. Adele Fiaschetti, che su questa triste vicenda si è distinta per un basso profilo e per l’inaccettabile silenzio. Come è inaccettabile il silenzio del PD locale. I Ceglie ed i Mazzetti, sempre pronti ad imbracciare la penna per sparare a zero contro questo e contro quello, ora inspiegabilmente tacciono, ignorano persino le chiarissime parole delle donne di spicco del loro stesso partito – come le parlamentari Pezzopane, Concia e Locatelli – che hanno pesantemente criticato l’assessore misogino e ne hanno chiesto le dimissioni.

Dimissioni, perché il sessismo da volgare battuta da bettola sale nelle sfere dell’amministrazione, se si esprime e legittima per bocca di un assessore, se usando Facebook si diffonde, diventa un virus duro da estirpare. I grevi insulti di Di Fabio a sfondo sessuale sono intollerabili, non possono essere minimizzati, tanto più gravi quanto più colpiscono tutte le donne, madri, mogli, figlie, lavoratrici e professioniste. Il sessismo becero dimostrato dall’assessore è una forma di pura violenza, e contro la violenza serve un formidabile impegno educativo, serve l’esempio limpido che dovrebbe venire proprio da chi ricopre incarichi pubblici. Il bullismo sul web va stroncato, non alimentato da un politico superficiale che ha messo in imbarazzo tutte le donne e l’intera città di Avezzano.

Dimissioni senza sconti, perché Avezzano non vuole né merita un assessore che odia le donne.

di L. S.