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S. Valentino, la festa degli innamorati tra storia e attualità

di Nando Giammarini

L’amore, e con essa l’amicizia e la solidarietà,  è un grande  sentimento che domina la vita delle persone  ed amalgama tutta la gente del mondo a prescindere da quelle che sono le loro  personali convinzioni ideologiche, culturali, religiose. E veniamo a S. Valentino, la festa degli innamorati di tutto il mondo, che in questo giorno si ritrovano felici e contenti a festeggiare  il loro amore come dire il piacere  la voglia di stare insieme di condivisione nella buona e nella cattiva sorte. Tutti sappiamo, e ne siamo perfettamente consapevoli, che un rapporto sentimentale è fatto di umanità e di altruismo del dare il meglio di se stessi e di riceverne altrettanto con slancio ed entusiasmo, insomma nel costruire quei bei momenti per cui si  sente la necessità, il bisogno di  stare con la persona amata e costruire insieme quelle prime forme di organizzazione sociale che implicano obblighi e responsabilità, soddisfazioni e sacrifici: la convivenza o la famiglia. Nella stessa  si sono da sempre risolti tanti problemi da quelli di ordine economico a quelli più pratici che la quotidianità ha sempre presentati  illuminati da quel flebile chiarore, la luce dell’amore,  che squarcia le tenebre e fa tornare a brillare il sole. Insomma un messaggio di speranza  che infonde la forza di andare avanti nel mare, a volte dalle acque agitate, della vita. Un vecchio detto popolare recita: “ L’amore fa miracoli”, è vero. Se le urla alla luna si disperdono nel cielo stellato della  notte il richiamo delle  persone innamorate ravviva la vita. Diceva  Shakespeare: “ Non è  grande colui che aspetta un grande motivo per combattere ma colui che, quando è in gioco l’amore, trova degno combattere anche se in palio vi è un ramoscello”. Partendo da questa  bellissima e mai tramontata definizione  del poeta e drammaturgo inglese e premesso che l’amore, inteso in senso lato, ha una grandissima  valenza  nella vita degli esseri umani,  parliamo del significato  di codesta  ricorrenza. S. Valentino la festa degli innamorati che in questi tempi, di consumismo sfrenato ed edonismo di massa,  perde  parte del suo originale significato; quello  splendore iniziale che le conferiva lustro e vanto nei rapporti interpersonali e da sempre hanno fatta la storia dell’umanità. Fortunatamente ancora non sono venuti meno e mi auguro si   rafforzino, momenti di tenerezza che  danno un senso a tanti rapporti sentimentali   dove l’Amore mostra tutto il suo talento nel saper cogliere,rafforzare e ricomporre  frammenti di vita. Fondamentali ed importantissime correnti emotive tra esseri umani. Sono storie personali molto  vaste che  necessitano di nuova linfa , di quella forza interiore prorompente,  capace di scuotere e riscaldare anche i cuori più aridi e gelidi. Tutto ciò è l’amore e S. Valentino il Santo protettore degli innamorati  di cui oggi, in tutto il mondo, si festeggia  la sua giornata. La storia narra che poco si sa del motivo per cui  S. Valentino, mistico protagonista di leggende  lontane nel tempo tra le più poetiche  e suggestive che l’agiografia cristiana ci ha tramandato,  sia stato investito di  codesto patronato. Cerchiamo di capirlo tornando ai primi tempi del cristianesimo  quando ancora  sopravvivevano tenaci usanze pagane  vigenti tra gli antichi romani: popolo di contadini e pastori. Febbraio era il mese dedicato al dio Luperco  – di qui mese dei Lupercalia – la festività era già osservata nel IV secolo a.C.  e secondo la tradizione del tempo proteggeva le greggi tenendone lontani i lupi. I rituali in suo onore venivano celebrati da specifici sacerdoti,  scelti dalle famiglie più importanti di Roma, in una grotta ai piedi del Paladino dove  sembra la famosa lupa avesse allattato  Romolo e Remo. In occasione di questa festa l’antica comunità rurale  si preparava al risveglio della natura – visto che secondo l’antico detto popolare  febbraio corrisponde con la primavera al mare- e propiziava con riti particolari la fecondità della terra, degli animali e dell’uomo. La tradizione voleva che i festeggiamenti  culminassero con il sorteggio di alcune coppie di giovani che dovevano convivere in intimità perchè si concludesse il rito della fertilità. Per ostacolare la  continuità dei Lupercali- nel tentativo di trovare un Santo che ben potesse rappresentare l’amore inteso in senso cristiano- la Chiesa sotto il pontificato di papa Gelasio nel 496 decise che il suo naturale rappresentante sarebbe stato S. Valentino martirizzato circa due secoli prima sotto l’impero di Aureliano.Egli era nato a Terni nel 175 d.C.- erano i tempi bui in cui imperversavano terribili persecuzioni contro i cristiani – si dedicò alla conversione dei pagani, alla consolazione dei perseguitati e nella sua lunga vita compì numerosi miracoli .Questi, insieme alla sua straordinaria  bontà,  lo resero famoso ben oltre i confini del suo impero. Nel 197  S. Feliciano, vescovo di Foligno lo consacrò vescovo di Terni per aver guarito il giovane  Cheromone figlio del retore romano Cratone.Fu ucciso quasi centenario dai soldati romani lungo la via Flaminia e sepolto in un cimitero sulla stessa via da dove i suoi discepoli riuscirono a trafugarle e riportarle a Terni ove tutt’ora riposano .Nella Basilica a Lui intitolata dentro una statua d’argento posta in una teca di cristallo con la dicitura: “ S. Valentino, patrono dell’Amore”.Non rimane che formulare a tutti gli innamorati , in questo giorno di festa i migliori auguri perchè nelle loro vite splenda, alto, il sole. E’ mio desiderio,   un bisogno interiore, rivolgere un pensiero e un saluto, commosso e riverente, ai giovani della mia terra ed a tutte le vittime innocenti, martiri della bestiale furia della natura, che oggi avrebbero festeggiato il loro S. Valentino. Mi auguro lo  facciano in cielo.