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Crocifisso in aula: “L’Aquila città di Celestino? “

Il caso del crocifisso nella sala consiliare del Comune dell’Aquila continua a far discutere.

Nell’attuale aula consiliare, una ex palestra in località Villa Gioia, aperta dal 30 aprile 2013, il crocifisso non ci è mai stato perché mai ricollocato dopo il terremoto.

Anche in questi giorni, dopo che l’assemblea comunale dell’11 Febbraio ha bocciato definitivamente la proposta, la decisione non va giù a molti.

Sui social il dibattito è virale, ecco alcuni dei commenti:

“L’Aquila non è forse la città di Celestino e della Perdonanza?”;

“Se per toglierlo non ci sono volute votazioni perché votare per rimetterlo? Come loro abitudine si sono arrogati un diritto che non avevano, è la questione più vecchia del mondo.”;

“La civiltà, “laica o non laica che sia”, come scriveva Croce a De Gasperi, ritrova in quel piccolo segno un valore che non può essere messo ai voti. Va rispettato e basta.”

votazioni crocifisso in aula

E ancora:

Roberto Jr Silveri, presidente del Club Forza Silvio L’Aquila :“Ero, insieme ad altri amici impegnati nella “battaglia del Crocifisso”, a sostegno della mozione di Roberto Tinari per affiggere di nuovo il Crocifisso nell’aula del consiglio comunale.
La questione non si dovrebbe nemmeno porre: stava nell’aula del consiglio prima del terremoto e come hanno rimesso i banchi e le sedie ce lo dovevano rimettere. Non so se se lo sono dimenticato o apposta non ce l’hanno messo, sta di fatto che ci dovrebbe stare.
La mozione è stata respinta, dopo una discussione consiliare che è andata a cacciarsi nei massimi sistemi, diventando vero scontro ideologico a tratti fumettistico
Momento memorabile è stato quando Giuliano Di Nicola dell’Italia dei Valori (valori sempre piu sconosciuti) , che a ottobre aveva votato a favore, ha dichiarato che l’IdV avrebbe votato contro, tuonando “Qui sconfitta è la coscienza di tutti”.
Le ironie sul “cambio di vedute” si sono sprecate, insinuando che sia dovuto alla presenza di Cocciante in giunta. Memorabile Enrico Perilli che faceva la battuta “dovendo scegliere tra Gesù e Barabba, l’Italia dei valori ha scelto l’assessore Cocciante”.
L’illustre assessora (alla cultura?) Leone ha invocato “la laicità dello stato” richiamando “luoghi inclusivi” (immaginando che dove è presente il Crocifisso si compiano indicibili soprusi ai danni dei non cristiani) e partendo per la tangente con argomenti che non c’entravano nulla.
Gli “illustri aquilani”, i cui ritratti sono appesi ai muri (al contrario di un Illustre Nazareno), si univano al nostro sconcerto, e se le loro facce non fossero ferme da quattrocento anni si sarebbero messi a ridere.
A chi invocava la separazione tra comune e religione chiedo però: con quale faccia sfilerete alla Perdonanza (vero privilegio religioso nelle mani dell’amministrazione cittadina)? Forse è meglio se sfilerete in maschera, spacciandovi per figuranti.”

GUIDO LIRIS (FI): SIAMO TUTTI CRISTIANI, SI’ AL CROCIFISSO! “Nel 1942 Benedetto Croce scrisse un piccolo saggio: “Perché non possiamo non dirci cristiani”. Benedetto Croce era uno scrittore e filosofo laico, uno dei padri della cultura del novecento. Oggi, in nome della laicità e del laicismo stiamo distruggendo la nostra identità, stiamo rinunciando alla nostra storia e alla nostra cultura. Il Crocifisso è il simbolo della nostra civiltà millenaria, non è solo un simbolo religioso: un confronto e un arricchimento reciproco fra culture è possibile solo partendo da una conservazione consapevole della propria identità. Il Crocifisso è un simbolo inclusivo, è un simbolo di pace, è un simbolo di accoglienza che per definizione non può e non deve suscitare disturbi. Quando si coprono i nudi delle nostre opere d’arte, quando viene tolto il Crocifisso, quando non si consente la realizzazione del Presepe, ci si rende responsabili della distruzione del nostro passato, della nostra storia, delle nostre radici: si sceglie di morire vittime del pensiero unico, tutti parte di un uno scolorito anonimato. La nostra città è la Città di Celestino, è la città della Porta Santa: non riesco a capire come coloro che hanno votato contro il Crocifisso sapranno giustificare la propria presenza nel Corteo della Perdonanza, oppure nella Processione del Venerdì Santo. Amare il Crocifisso significa amare la propria Terra, le proprie usanze, le proprie abitudini, la propria identità! E’ assolutamente necessario un immediato pentimento, nonché un ravvedimento operoso: riconsegniamo il Crocifisso alla nostra città!”

Annuncia una protesta singolare Celso Cioni, direttore di Confcommercio : “Dal prossimo consiglio comunale e fino al suo scioglimento parteciperò tra il pubblico con un crocifisso di idonee dimensioni semplicemente perché è giusto”.


Con 15 voti contrari e 10 favorevoli, l’ordine del giorno (11Febbraio) del consigliere di Forza Italia Roberto Tinari, che proponeva di posizionare il simbolo cristiano nella sala sulla base di una sentenza del 2011 della Corte europea dei diritti dell’uomo è stata bocciata. Si è trattato del secondo tentativo di approvazione dell’istanza dopo che, lo scorso 20 ottobre, si era avuta una situazione di stallo tra maggioranza e minoranza con nove consiglieri a favore e altrettanti contrari: la parità aveva bocciato l’istanza, ma al tempo stesso consentiva di riproporla ai voti.

La mobilitazione popolare, dopo il primo pareggio di ottobre (era finita 9 a 9 e per questo motivo si è tornati a discuterla in Consiglio) era stata ingente: nel giro di un fine settimana DifendiAmoLAQ, aveva raccolto 829 firme per promuovere il ricollocamento nell’Aula Consiliare del Comune dell’Aquila del Crocifisso, non più apposto dopo l’ultimo trasloco.

FM