IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

La giornata mondiale della radio

di Andrea Giallonardo

Con la radio si può scrivere leggere o cucinare

Non c’è da stare immobili seduti a guardare

Forse è proprio quello che me la fa preferire

È che con la radio non si smette di pensare

In queste parole tratte dalla canzone La Radio il cantautore Eugenio Finardi spiega i motivi per cui ha sempre apprezzate questo apparecchio in modo particolare, ed ha ragione da vendere. Per noi che siamo cresciuti completamente immersi nel mondo digitale e televisivo, spesso imbambolati dinanzi ad uno schermo, può risultare difficile comprendere l’enorme importanza che la radio ha rivestito nella nostra storia. In verità la radio, nonostante l’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione, non ha mai perso importanza; la ascoltiamo nei supermercati, in palestra, dal parrucchiere ed ovviamente in macchina. Vi siamo così abituati da non prestarvi più attenzione e ciò induce i più a considerare la TV ed internet i soli mezzi di comunicazione principali . E’ sicuramente vero che la televisione e l’informatica hanno profondamente trasformato, ognuna a suo modo, le modalità di comunicare ma ciò non è bastato a mandare in pensione la radio anzi, proprio oggi si celebra la Giornata Mondiale della Radio.

Nel 2011 fu l’Academia Espanola de la Radio ad inoltrare presso l’UNESCO la richiesta affinchè tale celebrazione fosse ufficialmente riconosciuta e fissata in corrispondenza del giorno in cui avvenne la prima trasmissione radio dell’ONU, ossia il 13 febbraio del 1946. Si può dire con assoluta certezza che l’invenzione della radio, all’inizio del 900, sia stata la prima grande innovazione nel campo della comunicazione di massa dopo l’invenzione della stampa a metà del 400. I primi paesi ad avvalersi di questa tecnologia furono gli Stati uniti e la Gran Bretagna tuttavia questa straordinaria invenzione non tardò a prendere piede anche da noi soprattutto per i fini propagandistici del Fascismo. Sotto il regime la radiocronaca la fece da padrona nei locali pubblici favorendo la diffusione e l’apprendimento della lingua italiana in una scala impensabile negli anni post-unitari, nel 1931 si ebbe la prima radiocronaca di un incontro calcistico, quello tra Italia ed Ungheria, mentre nel 1935 i cittadini poterono seguire l’andamento della guerra in Etiopia. Durante la Seconda Guerra Mondiale i membri della Resistenza nei paesi occupati ascoltavano clandestinamente Radio Londra per ricevere istruzioni dagli Alleati e furono radiofonici gli annunci con cui, in tutto il mondo, si comunicò la fine del terribile conflitto.

Dopo la guerra vide la luce la RAI (Radio Audizioni Italia), il prezzo degli apparecchi scese e la radio entrò nelle case di tantissimi italiani; il Festival di S. Remo, che in questi giorni stiamo seguendo in diretta TV,  venne trasmesso in diretta per radio nel 1951. Negli anni Settanta proliferarono le radio libere sulla spinta delle contestazioni politiche e della voglia di aggregazione di molti giovani, fu in questo periodo che nacque l’attuale emittente RDS seguita più tardi dall’emittente religiosa Radio Maria. L’affermarsi della TV non minò la popolarità della radio semmai ne fornì un’alternativa, ancora oggi la radio piace al pubblico e continua a costituire il mezzo più efficace per trasmettere notizie importanti in maniera efficiente, rapida e capillare. Ciò vale soprattutto durante le emergenze come incidenti gravi avvenuti in luoghi difficilmente raggiungibili oppure in caso di calamità naturali, forse ben pochi di noi hanno ben chiaro quanto siano state fondamentali le comunicazioni radio per organizzare i soccorsi dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Le varie squadre di soccorso si coordinarono tra loro non via e-mail o in streaming bensì tramite un costante contatto radio, basta riflettere su questo per comprendere quanto questo strumento sia ancora importantissimo.