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Bagni chimici Sebach: ‘Processo nel cesso’

Altra inchiesta che finisce “con la giustizia nel cesso” come scrive Angelo Venti, Coordinatore di Libera per L’Abruzzo e Responsabile del Presidio di Libera a L’Aquila,  nonostante le pesanti ipotesi di frode negli  appalti post terremoto ai tempi di Guido Bertolaso.

Ripercorre i fatti Angelo Venti:

Forte lo sconcerto, la rabbia e l’avvilimento per chi questa inchiesta – come il Presidio aquilano di Libera – l’ha seguita sin dall’inizio, oppure per gli uomini delle forze dell’ordine che vedono il loro lavoro andare in fumo. Dopo quasi sette anni si è tenuta la prima udienza utile – in primo grado – sulla gestione dei bagni chimici nelle tendopoli del cratere aquilano. Ieri, venerdì 12 febbraio 2016, il gup Guendalina Buccella ha rinviato a giudizio Marta Dainelli, Cristina Galieni e Sonia Morelli, della Sebach, la società che aveva ottenuto l’appalto dalla Protezione civile: frode in pubbliche forniture l’unico reato contestato. I tempi della prescrizione dei reati scattano prima della prossima udienza, fissata per il 21 ottobre.

Per il Comitato 3e32 – unico ad averne fatto richiesta – la magra soddisfazione di aver ottenuto la costituzione di parte civile in un processo che si prescriverà prima della prossima udienza, fissata per il 21 ottobre. Per gli sfollati – e per l’opinione pubblica – non ci sarà nessuna verità giudiziaria su come sono stati spesi, dal Dipartimento di protezione civile, decine di milioni di euro per i bagni Sebach nelle tendopoli del cratere: è stato pagato un servizio per cui ogni ospite delle tendopoli poteva produrre 100 litri al giorno di deiezioni solide e liquide.

L’inchiesta sui bagni chimici è scandalosa è merita di essere raccontata bene e dall’inizio. E’ una storia che la dice lunga sulla fine che stanno facendo molti dei processi legati alla gestione dell’emergenza post terremoto e alla ricostruzione.

Le indagini partirono nelle prime settimane del post terremoto su segnalazioni raccolte dal presidio aquilano di Libera. Nel 2012 la conclusione delle indagini e la divisione in due tronconi dell’inchiesta: a Roma si procede per falso e a L’Aquila per truffa in pubbliche forniture. Già la semplice divisione del processo ha contribuito a disinnescare la sua portata dirompente, avviandolo verso le secche e lo spiaggiamento, in attesa delle prescrizioni.

Il troncone romano si conclude velocemente, dopo una richiesta di archiviazione, con dei proscioglimenti. Nel tribunale del capoluogo abruzzese, invece, si sono tenute poche udienze: le prime quattro sono state tutte rinviate o per difetti di notifica o perché il Pm non si è presentato in aula. La quinta, si conclude con il rinvio degli atti alla procura per riformulare i capi d’imputazione. Ieri la prima udienza utile con i rinvii a giudizio, la prossima udienza è fissata al 21 ottobre: nel frattempo, scatterà la prescrizione. E così, dopo un fiume di soldi, a finire nel cesso sarà il processo.