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Amiternum sito archeologico o snodo viario ?

Una nota a firma di otto associazioni cittadine (Archeoclub d’Italia sede dell’Aquila, Associazione Culturale di Rievocazione Storica “Compagnia Rosso d’Aquila”, Associazione Panta Rei di Promozione Sociale L’Aquila, Circolo Legambiente Abruzzo beni culturali, Fondo Ambiente Italiano Delegazione dell’Aquila, Gruppo Aquilano di Azione Civica “Jemo ‘nnanzi”, Italia Nostra onlus Sezione dell’Aquila, Pro Natura L’Aquila) accende l’attenzione su progetti viari particolarmente invasivi e non rispettosi dell’area archeologica. In particolare sul tratto di strada progettato dall’ANAS che andrebbe a collegare la rotonda costruita nei pressi di San Vittorino in occasione del G8 del 2009 con la località Cermone transitando su terreni agricoli posti a ridosso del teatro romano e del mausoleo dove è stato ritrovato il bisellio amiternino  conservato oggi ai Musei capitolini.

di seguito la nota completa

A distanza di un anno da un appello che Archeoclub L’Aquila aveva pubblicato a difesa dell’area archeologica di Amiternum, condividendo un’analoga posizione di Italia Nostra già espressa agli organi del MiBACT, siamo indotti dalle notizie apparse sugli organi di stampa a riproporre ancora una volta all’attenzione pubblica e delle autorità competenti le considerazioni su alcuni progetti viari particolarmente invasivi e non rispettosi dell’area archeologica. In particolare sul tratto di strada progettato dall’ANAS che andrebbe a collegare la rotonda costruita nei pressi di San Vittorino in occasione del G8 del 2009 con la località Cermone transitando su terreni agricoli posti a ridosso del teatro romano e del mausoleo dove è stato ritrovato il bisellio amiternino  conservato oggi ai Musei capitolini.

“Come molti altri siti archeologici –  afferma Paolo Muzi, Presidente Italia Nostra L’Aquila – Amiternum non ha avuto particolari riconoscimenti da parte dei più e non è stata percepita come una ricchezza che ci appartiene e che va conservata e utilizzata al meglio per quella economia della Cultura di cui oggi tanto si parla. Di valorizzazione dei Beni Culturali, appunto, tanto si parla, ma nel concreto nulla si fa, o meglio, si agisce spesso < contro>  permettendo, ad esempio, continui e violenti attacchi a un territorio come quello della Valle dell’Aterno che solo persone miopi e poco attente e sensibili alla Bellezza non riescono a vedere come un insostituibile Paesaggio costruito nei secoli dall’Uomo e dalla Natura e oggi deturpato da colate di cemento spesso inutili”.

Ed è proprio questo insostituibile e stratificato paesaggio che ancora una volta rischiamo di perdere in nome di una modernità che spesso si lega a valori che ormai dovrebbero essere superati dalla consapevolezza, che si va affermando, dell’importanza, per una migliore qualità di vita, della conservazione di beni materiali e immateriali insostituibili e sulla necessità di conservare e migliorare gli elementi della natura che risultano fondamentali per la salute psico-fisica delle persone.

“Un ennesimo attacco, come già denunciato sulla stampa dalla sede locale di  Italia Nostra, sta per essere attuato con la costruzione di strade che insistono proprio nell’area dell’antica città romana: ci chiediamo quale beneficio le nuove strade che duplicano una viabilità già presente possano apportare alla collettività tanto da poter superare i vincoli esistenti, dato che l’area interessata ricade tra quelle classificate nel Piano Regionale Paesistico come A1 e cioè a conservazione integrale”.

Si tratta probabilmente di un presupposto miglioramento della mobilità intesa unicamente come incremento della velocità di percorrenza dato che la sicurezza può essere garantita da idonei limiti di velocità come già accade, ad esempio, per le tante strade turistiche di Francia che privilegiano una mobilità più sicura e attenta al circostante paesaggio. Del resto la Statale 80 è già stata oggetto di un progetto turistico denominato la via maestra  che ne riconosce l’importanza storica e paesaggistica e renderne più veloce il transito con la costruzione di una strada della lunghezza di poco più di un chilometro situata poco a monte dei resti del teatro amiternino, appare francamente di scarsa utilità e di grave nocumento non solo per i resti archeologici, ma anche  per il delicato paesaggio agricolo che li circonda. Proprio quel paesaggio e quei terreni agricoli  che sono una risorsa preziosa da salvaguardare ancor di più in aree montane, come appunto lo è la nostra.

Del resto di vestigia di epoca romana è ricca non solo l’Italia ma anche l’Europa nei vasti territori che i Romani conquistarono e spesso la bellezza e il fascino degli antichi resti sono strettamente legati all’ambiente che li circonda. Ciò accade a nostro avviso anche nel caso di Amiternum e ciò che auspichiamo è una maggiore attenzione alla tutela, alla fruizione e alla conoscenza di questo abitato romano in gran parte ancora da riportare alla luce.

Strada turistica, percorsi di visita e passaggio su un ponte pedonale sulla Statale 80 tra le due aree di interesse archeologico potrebbero rendere più facilmente e piacevolmente visitabile l’area che al momento è oggetto di ulteriori scavi, anche da parte di archeologi stranieri, che dimostrano una particolare ricchezza e continuità di vita in questo lembo montano della antica provincia Romana.

Le sottoscritte associazioni auspicano che si possa evitare un’ulteriore aggressione a un’area di così alta valenza culturale e paesaggistica, che si possano valutare soluzioni alternative –anche in termini di costi-, e che soprattutto si possa realizzare un parco archeologico da visitare, da scoprire con ulteriore studi, da utilizzare come scuola di archeologia in modo che possa divenire esempio di un modo ideale per conoscere, conservare e anche valorizzare a fini turistici un bene culturale e paesaggistico della collettività.