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Noemi, la bimba nata dove la Regione non vuole che si nasca più

Noemi è una bella bimba nata nel pomeriggio di ieri: la mamma sta bene ed è, naturalmente, al settimo cielo. Chissà se racconterà a sua figlia che lei, Noemi, è nata in un posto a pochi chilometri da casa sua, ad Atri, dove la Regione Abruzzo ha deciso, per decreto, che non si debba nascere più. Il punto nascita di Atri è stato chiuso lo scorso novembre dopo lunghe contrattazioni che però non hanno portato ad un risultato diverso dalla chiusura.

Ecco la storia. La mamma di Noemi, abitante ad Atri, dopo essere stata rimandata a casa dall’ospedale di Pescara dopo una notte in osservazione, è entrata in travaglio: ha chiamato la sua ostetrica di fiducia che le ha consigliato di andare in Pronto Soccorso. Il più vicino era quello di Atri: il viaggio verso l’ospedale Mazzini di Teramo sarebbe stato troppo lungo, ancor più verso quello di Pescara. Nel frattempo, all’ospedale di Atri, giungeva una equipe al completo per far nascere la bimba: parto d’urgenza, sì. Ma tutto, fortunatamente, è andato bene. Mamma e bimba sono state trasferite poi all’ospedale di Pescara per le cure del caso.

Ma ci si può affidare al caso, alla fortuna? Se lo è chiesto la senatrice PD Stefania Pezzopane che ha presentato subito una interrogazione al ministro Lorenzin e chiede al Presidente D’Alfonso una risposta in tempi rapidi.

“Nel corso del dibattito sul decreto, il ministro Lorenzin ha assicurato di voler rivedere la stabilita chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti, proponendo altri parametri di valutazione. Il Presidente dell’Abruzzo D’Alfonso ha scritto a questo proposito al ministro, chiedendo una nuova valutazione: ma la Regione, oltre alla lettera, sta predisponendo documentazione a sostegno? E la ministro della Salute sta considerando la richiesta della regione Abruzzo? Questo sconcertante episodio testimonia quanto sia importante mantenere i punti nascita anche in quei piccoli centri in cui sono necessari a causa della logistica difficile e nei casi in cui gli ospedali più vicini molto affollati”.

“Sull’accaduto andrà fatta piena luce nei prossimi giorni, e mi impegno fin da ora a chiedere conto a chi di dovere non per i corridoi della Regione, ma per via ufficiale.” scrive Luciano Monticelli, presidente della IV Commissione, che a lungo si è battuto perché quel presidio non chiudesse. “Da parte mia sarebbe facile dire che avevamo ragione quando per più volte abbiamo denunciato a Paolucci e D’Alfonso il pericolo di sovraffollamento del presidio pescarese e l’insufficienza della rete di trasporto d’emergenza – sottolinea Monticelli – Non ce n’è neanche bisogno, perché questo è sotto gli occhi di tutti. Quando succede un episodio del genere, però, nessuno può sentirsi immune dalla necessità di fare un esame di coscienza. Il mio mi sento di averlo superato: non mi pento nemmeno per un istante di aver combattuto la battaglia in difesa dei Punti Nascita, insieme a Stefania Pezzopane e pochi altri all’interno del mio Partito, guadagnandomi chiara fama di populista e campanilista. L’unico grande rammarico è non averla vinta, questa battaglia: ma su questo condivido la massima parte della responsabilità con chi l’ha combattuta a giorni alterni e di malavoglia”. Monticelli ha anche scritto una lettera , inviata in data odierna al Ministro della Salute Lorenzin, ai Parlamentari eletti in Abruzzo, al Presidente della Giunta Regionale e ai Sindaci dei territori interessati

Medesima sorte potrebbe capitare, nella nostra provincia, all’ospedale di Sulmona, per il quale si sta ragionando a lungo, vista anche l’orografia particolare del territorio: al SS. Annunziata affluiscono donne dalla Valle Subequana alle Cinque Miglia, dall’Alto Sangro ai comuni confinanti della provincia di Pescara.Chiudere l’ospedale di Sulmona inevitabilmente porterebbe donne in travaglio a percorrere decine di chilometri di strade di montagna, impervie e tortuose, per arrivare a L’Aquila, nel migliore dei casi, o a Pescara. Sperando sempre che il meteo sia clemente, le strade pulite e che il bimbo non abbia troppa fretta di nascere.