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L’insostenibile leggerezza del sindaco Di Pangrazio

Il solito modo di fare. E’ difficile capire cosa alla fine si farà o non si farà sull’isola pedonale ed in generale sull’assetto del centro storico di Avezzano. Dopo aver promesso mari e monti, il sindaco ha alzato una cortina fumogena fatta di inutili riunioni, tavoli di lavoro e, soprattutto, una miriade di dichiarazioni alla stampa degli assessori di turno, contraddittorie ed inconcludenti. La verità vera è che il sindaco ha deciso di non decidere. Come un consumato illusionista, Di Pangrazio ha tirato fuori dal cilindro il solito coniglio, spiazzando tutti a partire dagli assessori a scadenza come lo Yogurt (ne ha cambiati 14 in 4 anni) che si stavano adoperando per trovare una soluzione per l’attuazione dell’area pedonale, sancita tra l’altro da una sentenza del Tar. E pure sulla Fontana di Piazza Risorgimento il sindaco sta rimescolando le carte, con il risultato che il cantiere inspiegabilmente non è ancora partito ed il cittadino, sempre più smarrito, non ci capisce più niente.

Il sindaco supertecnico può pure continuare a giocare, ma a pagare un caro prezzo è la città. Una città immobile, ridotta alla cenerentola della politica regionale, esclusa da ogni virtuoso circuito di sviluppo.

L’amministrazione non governa, non decide, non vuole scontentare nessuno e tira a campare a colpi di comunicati stampa ad effetto, cercando così di prendere tempo. Ma il gioco dei dipangrazios è di corto respiro. Un conto sono le promesse elettorali, un altro è camuffare sistematicamente la realtà. Chi governa deve rispondere del proprio operato e non può fare solo propaganda, non è una cosa accettabile da parte di un sindaco.

E’ penoso affrontare con un referendum il tema qualificante dell’isola pedonale alla fine del mandato, è offensivo dell’intelligenza dei cittadini mescolare le carte senza nulla decidere e senza assumersi responsabilità, è ridicolo far finta di dimenticare che su questi argomenti il popolo si è già espresso approvando il programma elettorale dell’amministrazione, ridotto ormai a carta straccia dalle continue acrobazie del sindaco prestigiatore.  Eppure il programma di mandato del sindaco dalla memoria corta è chiarissimo, come è stato ricordato da acuti osservatori nei giorni scorsi. La questione del restyling di Piazza Risorgimento e dell’area pedonale viene chiaramente affrontata e legata a tre essenziali premesse: la progettazione urbanistica di Avezzano futura, la riqualificazione del centro storico ed il correlato piano del traffico. Nulla in tal senso è stato fatto.

Ed ora, ad un anno dalle elezioni, il sindaco supertecnico riapre i tavoli e chiede ai cittadini di pronunciarsi su questioni sulle quali si sono già pronunciati quattro anni orsono? Ed una volta fatto il referendum come farà l’amministrazione ad attuarne gli esiti a pochi mesi dalle elezioni? Il sindaco chiederà di essere rieletto per fare cose che avrebbe potuto e dovuto fare in cinque anni opachi di non governo della città?

Su tutte le questioni delicate, ma determinanti per lo sviluppo di Avezzano, Di Pangrazio simula e dissimula a seconda delle sue convenienze, ritiene evidentemente che la battuta ad effetto sia la migliore scorciatoia per aggirare la complessità e la gravità del quadro economico e sociale cittadino, postula che i comportamenti da guascone possano recuperare una fiducia ormai perduta con gli elettori che furono. Gioca con le regole istituzionali, saltando la suprema assise degli eletti del popolo, quel Consiglio comunale sistematicamente escluso dal dibattito sulle questioni strategiche senza che nessun consigliere della maggioranza osi chiedere il rispetto delle sue legittime prerogative.

Il sindaco dimentica, però, o finge di non sapere, che la spacconeria sistematica è solamente l’atto estremo di vanità di coloro che provano terrore per il futuro, per l’appuntamento elettorale del 2017 laddove tutti i conti saranno saldati.  Basta con gli illusionismi. Non si governa così, non è corretto, non è giusto, non è produttivo per la città.  Ad Avezzano si è superata ogni misura, con questo modo giullaresco di amministrare stiamo diventando gli zimbelli d’Abruzzo.

Comunque sia, parlando con i cittadini e raccogliendo la loro crescente disillusione nei confronti del sindaco, un dato pare ormai assodato: chi mercifica illusioni, rimane presto preda dei suoi stessi illusionismi. Questo è sicuro.

di L. S.