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Secondo lavoro, il sottobosco di nero ed evasione

Cari colleghi imprenditori, oggi voglio scoprire il vaso di Pandora  dei ‘secondo-lavoristi’. Sì, tutto quel sottobosco di dipendenti pubblici, stipendiati e con tutti i diritti che i nostri cari sindacati sono riusciti a far riconoscere loro, che quando terminano le loro ore di lavoro si dedicano ad un secondo lavoro.
I danni che queste persone creano sono immani…
Non solo perché lavorano in nero, ma soprattutto perché alterano il mercato e la libera concorrenza nel settore in cui vanno ad incidere.
Lavorando in nero, infatti, i dipendenti pubblici/secondo-lavoristi, spesso, applicano dei prezzi più bassi, sottraendo clienti al mercato.
Troppi dipendenti pubblici hanno un secondo lavoro.
Troppi di loro si coprono le spalle a vicenda, soprattutto se vestono una divisa.
Nel tempo libero i dipendenti pubblici-secondo lavoristi vestono i panni di allevatori (con aziende spesso intestate alle mogli), di maniscalchi, idraulici, elettricisti, ristoratori e… chi più ne ha, più ne metta!
A nessuno piace sprecare i soldi, così in molti scelgono l’idraulico che per amicizia fa un intervento per soli 20 euro di chiamata. O un maniscalco per soli 40 euro a ferratura invece di 60/80.
Il sottobosco di nero in Italia troppo spesso non è causato dagli imprenditori, tacciati dall’immaginario collettivo di essere dei ladri. La maggior parte del nero passa attraverso dei percorsi ben diversi, molto più complessi e vischiosi.

Roberta Galeotti

#CAPORIVOLTA di Roberta Galeotti – Direttore Responsabile IlCapoluogo.it

«Dirigo il giornale dal lontano febbraio 2009. Due Ere fa… Sono una ‘piccola imprenditrice’ che si barcamena tra le pieghe della burocrazia, della pressione fiscale, dell’Agenzia delle Entrate, dei professionisti, delle parcelle, dei giudici del lavoro, dei giudici di pace, dei dipendenti frustrati… insomma di un’Italia allo sbando. Voglio continuare a vivere la mia vita con il sorriso e voglio combattere con tutta me stessa contro le storture che ogni giorno pretendono di togliermi il sorriso. Le cose che non funzionano vanno cambiate. Basta volerlo! Se anche voi avete una storia da raccontare, scrivetemi a: galeotti.roberta@gmail.com»

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