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Nel Tribunale ricostruito l’inaugurazione dell’anno giudiziario

Inaugurazione dell’anno giudiziario, questa mattina, nel nuovo Palazzo di Giustizia dell’Aquila: presenti alla cerimonia, tra gli altri, il dottor Pietro Mennini (gia’ Procuratore capo a Chieti) nominato pochi giorni fa dal Csm Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello del capoluogo, e la senatrice Federica Chiavaroli, appena entrata nel governo Renzi in qualita’ di sottosegretario alla Giustizia. Il vice presidente del Csm Giovanni Legnini ha presenziato all’inagurazione dell’anno giudiziario alla Corte d’Appello di Caltanissetta: al suo posto Massimo Forciniti.

Il presidente della Corte d’Appello dell’Aquila Stefano Schirò, in apertura, ha ringraziato il Presidente della Repubblica Mattarella, anche nella sua veste di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura,per la visita in città dello scorso novembre. Il pensiero di Schirò è andato anche alle famiglie delle vittime del terremoto e a quanti, fra avvocati e loro familiari, furono coinvolti nel sisma del 2009. Per il Presidente della corte D’Appello, la città è impegnata da tempo in una lenta ma progressiva opera di ricostruzione e l’inaugurazione del Palazzo di Giustizia ha rappresentato un ulteriore tassello nel mosaico della ricostruzione in corso, nei confronti della quale bisogna continuare ad essere ottimisti.

In Abruzzo “il controllo di legalita’ e’ stato espletato con risultati positivi e a livelli professionali elevati e comunque adeguati e soddisfacenti” ha sottolineato poi Stefano Shiro’.

Le difficolta’ legate al post terremoto “non hanno tuttavia impedito di raggiungere anche nel 2015, negli uffici aquilani, come in generale in quelli abruzzesi, elevati livelli di produttivita’ e comunque di ridurre l’arretrato sia nel settore civile che in quello penale”. “Quanto al controllo di legalita’ nel settore penale – ha scritto nella sua relazione il presidente Schiro’ – va in primo luogo evidenziata l’attivita’ della Direzione distrettuale antimafia, che ha dedicato la necessaria attenzione investigativa al fenomeno delle infiltrazioni di consorterie criminose nel territorio abruzzese, con attivita’ dedite all’investimento di capitali di illecita provenienza, contrastato dall’applicazione di misure di prevenzione reali nei confronti di imprenditori impegnati nei cantieri della ricostruzione, legati al cosiddetto clan dei casalesi, anche in relazione alla ricostruzione post sisma (che vede in aumento nei cantieri il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori, riconducibile alla camorra campana ed anche a organizzazioni straniere, in particolare romene), oltre ai reati tipici di tali organizzazioni criminali (estorsioni, traffico di armi, tentati omicidi, traffico di stupefacenti; piu’ radicate sulla costa – ha evidenziato il presidente – sono, invece, le organizzazioni criminali che controllano e gestiscono la tratta di donne e minori da avviare a prostituzione”.

Nella sua relazione sull’amministrazione della giustizia nel distretto abruzzese, il presidente della Corte d’Appello, Stefano Schiro’, ha ricordato come la stessa Corte sia stata particolarmente impegnata nella trattazione di diversi processi che hanno richiesto un particolare impegno. “Ci si riferisce a quelli, definiti in primo grado dal Tribunale di L’Aquila – ha scritto il presidente – per fatti collegati al sisma 2009, primo tra tutti quello a carico dei sette componenti della Commissione Grandi Rischi, imputati di omicidio colposo plurimo per condotte poste in essere poco prima del terremoto: per il numero degli imputati e delle parti civili, l’imponenza del materiale istruttorio, la particolare complessita’ e novita’ delle questioni giuridiche, il collegio designato ha dovuto dedicarvi buona parte del secondo semestre 2014, con stravolgimento dell’ordinario calendario delle udienze”. L’esito del processo, definito il 10 novembre del 2014 con sei assoluzioni e una condanna, e’ stato integralmente confermato dalla Corte di Cassazione con sentenza del 20 novembre 2015. “Ad esso – ha proseguito Schiro’ – si sono aggiunti molti procedimenti per omicidio colposo in relazione ai crolli di numerosi fabbricati, nei quali la pubblica accusa ha ravvisato profili di responsabilita’ per costruttori, progettisti, collaudatori o altre figure di garanzia”. Rimanendo alla ricostruzione post-sisma “di particolare rilevanza – viene evidenziato nella relazione – e’ il procedimento seguito al crollo di un balcone di un appartamento ubicato in una delle piastre del progetto Case, che ha portato al sequestro di 800 balconi e di un’intera piastra e che ha visto la recente conclusione delle indagini con contestazioni relative ai delitti di frode nelle pubbliche forniture, truffe, falsi, crollo colposo”

Infine, l’annuncio, dato dallo stesso Stefano Schirò: lascerà l’incarico, che risale all’ottobre 2012, per assumere il ruolo di presidente di sezione alla Corte di Cassazione a Roma.

“Per quanto si voglia discuterle e commentarle”, le sentenze definitive sul processo alla commissione Grandi rischi e sul crollo del Convitto nazionale nel terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 “confermano comunque la correttezza delle iniziative penali e, per la singolarità e novità degli aspetti giuridici trattati, entreranno a far parte della storia del diritto in Italia”. Lo ha detto l’avvocato generale della Corte d’Appello dell’Aquila, Romolo Como, facente le funzioni di procuratore generale, nella relazione per la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, parlando dei due processi sul post-sisma del capoluogo conclusi con il terzo grado di giudizio. Sul processo ai componenti (nella composizione del marzo 2009) della commissione Grandi rischi, organo scientifico consultivo della Presidenza del Consiglio, il presidente della Corte d’Appello, Stefano Schirò, ha invece sottolineato che “per numero di imputati e parti civili, l’imponenza del materiale istruttorio, la particolare complessità e novità delle questioni giuridiche, il collegio designato ha dovuto dedicarvi buona parte del secondo semestre 2014, con stravolgimento dell’ordinario calendario dell’udienze”. Quanto all’esito del processo, Schirò ha ricordato che, “definito il 10 novembre 2014 con sei assoluzioni e una condanna, è stato integralmente confermato dalla Corte di Cassazione con sentenza del 20 novembre 2015”. Schirò ha infine definito “attacchi riprovevoli e fuori luogo” le proteste in piazza che si sono svolte all’Aquila dopo la sentenza di secondo grado finite in polemica con i famigliari delle vittime.